La caduta dell'impero della merce non produrrà niente
di più lamentevole della caduta nella disumanità che segna i suoi esordi. Ciò che
è alla fine è anche all'inizio. Una rovina ne nasconde un'altra: dietro il crollo
del capitalismo monopolistico e di Stato viene meno l'intera civiltà mercantile,
secondo un naufragio programmato da lunga data. La fine dell'impero dell'economico
non è la fine del mondo, ma la fine del suo dominio totalitario sul mondo. Tutti
sanno, tuttavia, che una tirannia defunta continua ad uccidere. Non la gioia di
vivere nè l'esuberanza creativa, bensì la paura è la risposta all'evidenza di una
mutazione benefica. Una paura così intensa che l'economia moribonda vi scova ancora
di che rifornire un mercato, il mercato dell'insicurezza, in cui il consumatore,
ricondotto alla sua vera natura di minorato e di vegliardo, medica una muscolosa
protezione per percorrere freneticamente i circuiti obbligati dell'edonismo consumabile.
Per la maggior parte delle persone esiste un solo terrore da cui tutti gli altri
provengono, ed è quello di perdere l'ultima menzogna che li separa da se stessi,
di dover creare la propria vita.
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giovedì 30 marzo 2023
La paura del cambiamento
lunedì 27 marzo 2023
La geografia è la storia nello spazio, come la storia è la geografia nel tempo
Uno dei capisaldi del pensiero anarchico “classico” è dato dalla teorizzazione del carattere benefico della natura e della sua alterità rispetto alla storia. Mentre questa, a seguito delle lotte feroci condotte dagli uomini per avere il potere, presenta un’immagine di disordine e di cattiveria, la natura rivela invece, se giustamente interrogata, un’intrinseca armonia ed equilibro. La società anarchica è la società che sostituisce le leggi storiche e artificiali del potere con quelle spontanee della socievolezza naturale. La natura, ovviamente, non è sempre benefica nella sua immediatezza e non è sempre mite in molte sue manifestazioni esteriori; può però essere fonte di giustizia e di libertà, se si instaura correttamente con essa un rapporto capace di cogliere l’intima razionalità che pervade la necessità del tutto. La premessa epistemologica reclusiana si fonda sull’idea di un nesso indissolubile che lega l’uomo all’ambiente, e dunque alla Terra. Vi è un rapporto simbiotico tra l’uno e l’altra perché l’Uomo ha le sue leggi come la Terra, leggi alle quali non può sottrarsi, anche se, ovviamente, ciò non implica che egli ne sia prigioniero. Senza cadere in alcuna forma di determinismo, l’uomo deve essere consapevole dei rapporti necessitanti che lo legano al tutto perché è solo grazie a tale consapevolezza che egli si emancipa dai lacci naturali. La geo-storia reclusiana, intenta soprattutto all’analisi delle strutture geografiche rinvenibili nei grandi spazi e nel rapporto fra evoluzione sociale e resistenze della struttura, vuole esaminare al rallentatore l’azione dell’uomo, al fine di cogliere la verità profonda della sua azione sul globo terraqueo, in quanto solo i grandi movimenti e le grandi strutture rivelano il senso generale della vita dei popoli e delle civiltà. Ciò non toglie, ovviamente, che in Reclus rimanga sempre centrale anche l’idea dei salti di qualità del processo evolutivo, salti che avvengono sia nella storia naturale, sia nella storia umana.
A suo giudizio alle lunghe e lente sequenze dell’evoluzione
seguono i brevi e intensi periodi delle rivoluzioni. Il rapporto tra evoluzione
e rivoluzione è un rapporto necessitante, nel senso che l’una è il complemento dell’altra.
L’evoluzione prepara la rivoluzione, questa, a sua volta, spiana la strada ad una
successiva evoluzione, attraverso una catena che non ha fine. L’infinita interazione
fra spazio e tempo, l’individuazione della processualità storica e di rotture, e
dunque il riconoscimento dell’impossibilità di un’esistenza strutturalmente gerarchica
della realtà a cui il mondo dovrebbe conformarsi, spingono Reclus al rifiuto di
ogni epistemologia altrettanto gerarchica e unidimensionale. L’indagine reclusiana
si situa nel più classico ambito metodologico anarchico secondo cui non esiste una
direzionalità univoca degli elementi della realtà, ma, appunto, un insieme assai
vasto e complesso di cause interagenti fra loro in una dialettica senza fine tra
natura e storia, tra natura e cultura.
L’analisi dell’interazione fra spazio e tempo porta Reclus alla formulazione di
una geografia globale che vuole essere un sapere volto alla delineazione di una
geograficità e di una geopoliticità. I termini ideologicamente anarchici del relativismo
e del pluralismo si traducono perciò nei cardini metodologici di un’indagine a tutto
campo. Questa sviluppa una scienza fisico-sociale che, tenendo conto dell’interazione
fra spazio e tempo, fra realtà naturale ed evoluzione umana, fra determinismo geografico
e relativismo storico, conclude che nei suoi rapporti con l’Uomo, la Geografia non
è altro che la Storia nello Spazio, così come la Storia è la Geografia nel tempo.
Sulla base di tale prospettiva, Reclus approda ad una sorta di interpretazione articolata
di tutta l’evoluzione umana e naturale. Si devono, a suo giudizio, attivare tre
fondamentali direttrici di ricerca: delineare la divisione fra le classi, individuare
la spontanea tendenza a ricomporre l’equilibrio sociale spezzato da questa divisione,
decifrare il contributo dello sforzo individuale nell’evoluzione collettiva. Abbiamo
così, in sintesi, un compendio dell’epistemologia anarchica. Posto infatti, come
abbiamo visto, il rifiuto di ogni interpretazione fondata su monocause, siano esse
economiche, politiche, geografiche, etniche o culturali, egli pone sullo stesso
piano analitico e valoriale la lotta sociale, il valore individuale, la spontaneità
storico-naturale di una ricerca oggettiva verso l’equità e l’uguaglianza. Insomma,
la storia è il risultato contemporaneo di più fattori, riassumibili nell’emancipazione
collettiva, nell’azione del singolo, nella naturale tendenza verso la giustizia.
venerdì 24 marzo 2023
L'esclusione degli anarchici al Congresso di Londra 1896
All'ordine del giorno del congresso di Londra erano numerose
questioni: ma ancora una volta la parte maggiore della discussione fu assorbita
dal conflitto fra socialisti e anarchici. La risoluzione di Zurigo sull'azione politica
fu impugnata dagli anarchici e dopo una lunga discussione di nuovo approvata a larga
maggioranza. Fu approvata anche la risoluzione qui riprodotta, proposta dall'inglese
Lansbury, che conteneva una definizione ancora più restrittiva, e fu deciso di porre
fine una volta per tutte alla controversia che ormai da anni rischiava di paralizzare
i dibattiti dei congressi internazionali con la sanzione formale dell'esclusione
degli anarchici. La formulazione dell'invito al futuro congresso fu proposta dal
socialdemocratico tedesco Liebknecht in modo che non sussistessero dubbi, e approvata
con il solo voto contrario dei sindacalisti rivoluzionari francesi. («Critica Sociale»,
1896, pp. 243, 378.)
1) Per azione politica il Congresso intende la lotta
organizzata, sotto qualsiasi forma, per la conquista del potere politico e la partecipazione
della classe lavoratrice ai corpi legislativi ed amministrativi dello Stato e del
Comune per giovarsene allo scopo della propria emancipazione.
2) Il congresso dichiara che la conquista del potere
politico è, pei lavoratori, il mezzo più potente di arrivare alla loro emancipazione
come uomini e come cittadini e di istituire la repubblica socialista internazionale.
Esso invita i lavoratori di tutti i paesi ad unirsi in partito indipendente da tutti
i partiti borghesi e rivendicare:
a) il suffragio universale ed uguale per tutti gli adulti;
b) lo scrutinio di ballottaggio;
c) il diritto di iniziativa e il referendum, nel Comune
e nello Stato.
Sul Congresso futuro L'Ufficio di presidenza ha mandato
di edigere l'invito al Congresso futuro, facendo appello esclusivamente:
1) Ai rappresentanti dei gruppi che mirano alla sostituzione
della proprietà e della produzione socialista alla proprietà e produzione capitalistica,
e che stimano l'azione legislativa e parlamentare mezzo necessario allo scopo;
2) A tutte le organizzazioni operaie che, sebbene come
tali non partecipino alla lotta politica, riconoscono la necessità dell'azione politica
e parlamentare. Per conseguenza sono esclusi gli anarchici.
martedì 21 marzo 2023
sabato 18 marzo 2023
18 marzo 1871: La Comune di Parigi
Cittadini,
La nostra Comune è costituita.
Il voto del 26 Marzo sanziona la
repubblica vittoriosa.
Un potere vigliaccamente
oppressore vi aveva preso alla gola: voi dovevate, nella vostra legittima
difesa, respingere questo governo che voleva disonorarvi imponendovi un re.
Oggi, i delinquenti, che voi non
avete voluto nemmeno perseguitare abusano della vostra magnanimità per
organizzare alle porte della città un focolare di cospirazione monarchica.
Invocano la guerra civile, mettendo in opera tutte le corruzioni; accettando
tutte le complicità osando mendicare persino l'appoggio dello straniero.
Noi ci appelliamo contro questi
raggiri al giudizio della Francia e del mondo.
Cittadini,
Voi ci avete dato delle
istruzioni che sfidano tutti i tentativi.
Voi siete padroni del vostro
destino. Forte del vostro appoggio, la rappresentanza che avete eletta riparerà
ai disastri causati dal potere caduto: l'industria compromessa, il lavoro
sospeso, i trattati di commercio paralizzati, stanno ora per riavere nuovo
vigoroso impulso.
Fin da oggi è stabilita l'attesa
deliberazione sugli affitti;
Domani avrete quella sulle scadenze;
Tutti i servizi pubblici
ristabiliti e riformati;
La Guardia Nazionale, sarà d’ora
in poi la sola forza armata della città, riorganizzata senza indugio.
Questi saranno i nostri primi
atti.
Gli eletti del Popolo altro non
domandano, per il trionfo della repubblica, che di essere sostenuti dalla
vostra fiducia.
Quanto ad essi, faranno il
proprio dovere.
LA COMUNE DI PARIGI
“ORSO” per non dimenticare mai
Lorenzo Orsetti detto “Orso”, giovane fiorentino caduto
in combattimento contro l’Isis, proprio in Siria, il 18 marzo 2019. Colpito a morte
in uno scontro a fuoco, indossava l’uniforme delle Unità di protezione del popolo
(YPG): non semplicemente l’esercito curdo, ma l’esercito socialista, egualitario
e secolare del Kurdistan.
“Se state leggendo questo messaggio - scriveva prima
di morire Orso - è segno che non sono più a questo mondo. Beh, non rattristatevi
più di tanto, mi sta bene così; non ho rimpianti, sono morto facendo quello che
ritenevo più giusto, difendendo i più deboli e rimanendo fedele ai miei ideali di
giustizia, uguaglianza e libertà”. “Sono tempi difficili - proseguiva la lettera
- lo so, ma non cedete alla rassegnazione, non abbandonate la speranza: mai! Neppure
per un attimo. Anche quando tutto sembra perduto, e i mali che affliggono l’uomo
e la terra sembrano insormontabili, cercate di trovare la forza e di infonderla
nei vostri compagni. E proprio nei momenti più bui che la vostra luce serve. E ricordate
sempre che ‘ogni tempesta inizia con una singola goccia’. Cercate di essere voi
quella goccia”.
"Mi convincevano gli ideali che la ispirano, vogliono
costruire una società più giusta più equa. L'emancipazione della donna, la cooperazione
sociale, l'ecologia sociale e, naturalmente, la democrazia. Per questi ideali sarei
stato pronto a combattere anche altrove, in altri contesti. Poi è scoppiato il caos
a Afrin e ho deciso di venire qui per aiutare la popolazione civile a difendersi".
martedì 14 marzo 2023
Elevare le condizioni della vita
Molti liquidano l'anarchismo in quanto concezione
utopistica, informe, primitiva, o comunque incompatibile con la realtà di una
società complessa.
Nulla per altro impedirà di sostenere una tesi
alquanto diversa: che in ogni fase della storia il nostro compito deve
consistere nello smantellamento di quelle forme di autorità e d’oppressione che
sopravvivono a un'epoca in cui potevano anche trovare giustificazione nelle
esigenze di sicurezza, di sopravvivenza o di sviluppo economico, ma che
contribuiscono a deprimere - anziché elevare - le condizioni materiali e
spirituali della vita.
sabato 11 marzo 2023
Bakunin e l’anarchismo russo - parte seconda
Il primo numero di Narodnoe Delo (La causa del popolo) scritto quasi per intero da Bakunin, nonché il suo Stato e anarchia ebbero un effetto enorme sulla gioventù russa. Stepniak afferma come «Bakunin ispirò i giovani rivoluzionari ai cui occhi gli scritti di Bakunin erano il simbolo della rivoluzione». Il conte Pahlen, il Ministro della Giustizia dello Zar, deplorò il fatto che «...gli scritti di Bakunin e Lavrov abbiano avuto un effetto rovinoso sui movimenti sovversivi in Russia...» incitando i giovani a «commettere crimini contro lo stato». Kropotkin ricorda come nel circolo Caikovsky al quale apparteneva «...i nostri giovani ascoltavano la potente voce di Bakunin, e l'agitazione dell'Internazionale ebbe un effetto avvincente su di noi...» (Memorie di un rivoluzionario). Bakunin influì decisamente sul movimento radicale russo. Sebbene durante la sua vita non sia nata nessuna organizzazione specificatamente bakuninista, egli «...ispirò uno spirito rivoluzionario in Russia... in Bakunin i populisti russi cercavano — e trovavano — non tanto una organizzazione, quanto piuttosto una concezione del mondo che ebbe un effetto profondo e duraturo sul movimento rivoluzionario nel suo insieme...». (Si veda il pionieristico Il populismo russo, di Franco Venturi).
Il pamphlet di Bakunin dal titolo Alcune parole ai miei giovani fratelli in Russia, che anticipava Ai giovani di Kropotkin, si rivolgeva agli intellettuali dell'alta e media borghesia incitandoli a vivere con il popolo e lottare insieme per la sua liberazione: «...per cui, miei giovani amici, abbandonate questo mondo che muore, queste università, queste accademie in cui ora siete rinchiusi e permanentemente separati dal popolo. UNITEVI AL POPOLO...». UNITEVI AL POPOLO! diventò la parola d'ordine del movimento Narodnik (populista). Vi è in effetti una rassomiglianza sorprendente tra le idee di Bakunin e le tendenze libertarie che emersero dal movimento populista. L'essenza del populismo (come indica il termine stesso) consiste nella fede costante nella capacità creativa e rivoluzionaria della gente "comune". In contrasto con Marx, i populisti sostenevano che la condizione primaria per un cambiamento sociale stava nella volontà dell'uomo e non già nel modo di produzione. Inoltre, il capitalismo non costituiva la precondizione progressiva indispensabile per la transizione al socialismo e lo stato non era la conseguenza bensì la causa dell'ineguaglianza e dell'oppressione «...sostenevano che era possibile evitare i mali del capitalismo, il dispotismo di un'economia centralizzata o di un governo centralizzato, adottando una struttura federale composta da unità di produttori e consumatori autogestite...». Il potenziale per una tale società esisteva di già nella comune contadina russa Mir, una federazione di comuni autogestite che si basavano sul pensiero del socialista-anarchico francese Proudhon».
mercoledì 8 marzo 2023
“Semplice, forte, amorevole l’arte e l'ideale, coraggiosa e anche libera, la donna di domani non vorrà né dominare né essere dominata”.
Louise Michel
Bakunin e l’anarchismo russo - parte prima
L'anarchismo russo - sintesi del comunalismo e del sindacalismo - trasse il proprio orientamento dalle idee di Bakunin. Le comuni rurali furono considerate idonee per far fronte al problema di rivoluzionare l'economia contadina in un paese dove i contadini oppressi e scontenti costituivano, all'epoca di Bakunin, lo strato più vasto della popolazione. Le comuni urbane (talvolta denominate “città libere”) insieme ai sindacati industriali furono considerati come gli organi più adatti per occuparsi dei problemi derivanti dal processo di industrializzazione della Russia, avvenuto verso la fine del diciannovesimo secolo, problemi che divennero ancora più complessi con l'emergere di una nuova classe proletaria priva di radici. Il coordinamento dell'economia doveva essere raggiunto attraverso un sistema comunicante di federazioni - locali, distrettuali, regionali e nazionali - di comuni e sindacati. Kropotkin si considerava un discepolo di Bakunin: «...gli aspetti teoretici dell'anarchismo nella forma in cui cominciavano ad essere espressi nella Federazione del Jura - in modo particolare la critica bakuniniana del socialismo di stato, il timore del dispotismo economico, mi colpirono profondamente... ». Nella sua opera La scienza moderna e l'anarchia, Kropotkin affermò inoltre che «...in una serie di brillanti trattati Bakunin formulò quelli che furono i principi fondamentali dell'anarchismo...». In linea di massima l'anarchismo di Kropotkin, come anche quello di Bakunin, univa il comunalismo (Kropotkin ebbe a dire che Bakunin era "sostanzialmente comunista") ed il sindacalismo («...comuni indipendenti per l'organizzazione territoriale e federazioni dei sindacati a seconda delle loro funzioni...») integrati da associazioni volontarie di ogni genere, per l'organizzazione economica.
Il programma dell'anarco-sindacalismo russo comprendeva dunque sia le idee di Bakunin che quelle di Kropotkin. Tutta la letteratura anarco-sindacalista nonché la dichiarazione di principi dell'Internazionale Anarco-Sindacalista tenutasi a Berlino nel 1922 pongono in rilievo tale fatto. Le idee di Bakunin penetrarono in Russia attraverso gli esuli (perlopiù in Svizzera) che si tenevano in stretto contatto con il movimento rivoluzionario clandestino. In Svizzera i profughi russi - che aderirono alla sezione russa dell'Internazionale . stampavano e distribuivano (tramite il movimento clandestino) la letteratura propagandistica anarchica quale, ad esempio Stato ed anarchia di Bakunin, Lo sviluppo storico dell'Internazionale, L'anarchismo secondo Proudhon, ecc. A dimostrazione dell'alta stima di cui godeva Bakunin, una dichiarazione, in cui si protestava per la diffamazione di Bakunin da parte di Marx, affermava: «...per quanto concerne la Russia, possiamo rassicurare il signor Marx che il nome di Bakunin è troppo noto e stimato per poter essere toccato da calunnie... ». La protesta recava le firme dei noti e stimati rivoluzionari russi V. Ozerov, N. Ogarèv, B. Zaitsev, Armand Ross (M. Sagin), Z. Ralli, A. Oelnitz e V. Smirnov.
lunedì 6 marzo 2023
La libertà
La libertà non è un astratto concetto filosofico, ma la concreta possibilità vitale per ogni essere umano di sviluppare appieno tutte le potenzialità, le facoltà, le doti che la natura gli ha donato, volgendole a vantaggio della società.
Minore è il peso della tutela
ecclesiastica e politica in questo naturale sviluppo, e tanto più ricca e
armonica diverrà la personalità urbana, tanto più decisamente essa diverrà la
misura della cultura intellettuale della società in cui è cresciuta.
venerdì 3 marzo 2023
“Alfredo Cospito condannato a morte”: sabato 4 marzo manifestazione nazionale a Torino
La sentenza emessa dalla Corte di Cassazione venerdì
scorso è una condanna a morte: Alfredo Cospito deve stare al 41bis e lì deve
morire. Probabilmente, l’ultimo capitolo (di natura giuridica) si chiude e si
profila un prima e un dopo in questa infame e tragica questione. La vendetta
dello Stato, nella sua forma più violenta e subdola, è servita. Più di 130
giorni di sciopero della fame da parte di Alfredo Cospito, che con generosità e
dignità ha messo in gioco tutto se stesso per contrapporsi ad un abominio
repressivo come il 41bis e l’ergastolo ostativo. Una lotta che parte dal suo
corpo ma si estende a tutto il contesto repressivo italiano, la punta di un
iceberg che è diventato troppo grande, fatto di operazioni repressive,
sgomberi, richieste di sorveglianze speciali, stragi in carcere e nei cpr. Un
attacco frontale e ormai di lunga durata portata avanti dallo Stato e dai suoi
apparati non solo contro la conflittualità anarchica, ma nei confronti di
qualsiasi soggettività critica verso lo stato vigente delle cose e verso la
società capitalistica basata su sfruttamento e repressione. Una dichiarazione
di guerra, senza se e senza ma.
Ma se lo Stato muove una guerra, alle nostre spalle
e di fronte a noi abbiamo tanto: una mobilitazione unica, lunga mesi, capace di
rimettere al centro del dibattito pubblico mediatico l’assoluta urgenza di una
critica verso il 41bis e l’ergastolo ostativo. Una campagna che ha oltrepassato
i limiti sia del movimento anarchico che del movimento antagonista più
generale, che ha saputo intersecare soggettività e pratiche polithce diverse di
questo paese, e che ci lascia in eredità un patrimonio da portare avanti con
radicalità ed intelligenza. Per la prima volta da decenni si parla in modo
sostanziale, o almeno si è tentato di farlo, di 41bis, della sua totale
disumanità e irragionevolezza, e dell’arbitrarieità della strategia repressiva
dello Stato attraverso il suo diritto penale. L’eredità di questa lotta
dipende da noi, dalla nostra capacità di spezzare questa spirale repressiva e
di cogliere le opportunità di conflitto, di sollevamento e di lotta a partire
dallo sciopero della fame di Alfredo.
Per questo, bisogna esserci, tutte e tutti, nessun*
esclus*, alla manifestazione nazionale di Sabato 4 Marzo a Torino. La lotta non
finisce qui. Per Alfredo, per tutt* noi.
SABATO 4 MARZO CORTEO NAZIONALE TORINO: al fianco di
Alfredo, al fianco di chi lotta. - Ore 16.30 Piazza Solferino, Torino.