Nelle democrazie dello spettacolo è
d’uso andare a votare vecchie e nuove caste politiche, anche se tutti ormai
sanno che il popolo conta soltanto il giorno delle elezioni, forse. Il
patriottismo, del resto, come le elezioni, è l’ultimo rifugio delle carogne o
della servitù volontaria. Le mafierie della politica, non importa quale
bandiera o crocifisso hanno arraffato... rappresentano solo se stesse e i
politici di professione sono tutti coinvolti dentro il malaffare... le
connivenze con la criminalità organizzata sono frequenti, nemmeno troppo
celate, e contribuiscono al gioco al massacro delle Borse internazionali, delle
guerre neocolonialiste, dell’impoverimento sistematico del Sud della terra...
le guerre del petrolio, dei diamanti, dell’acqua, dei brevetti, i terrorismi
delle religioni monoteiste... figurano il trionfo del mercimonio e i genocidi
sono il banchetto televisivo quotidiano, orchestrato con arguzia e
sottomissione al potere in carica, dall’impero dei mass-media. Le elezioni
esprimono una liturgia della vergogna. La demagogia è il vocabolo usato dalla
politica quando la democrazia è calpestata. La gloria degli imbecilli passa
dall’urna elettorale e l’umiliazione dell’intelligenza è la cassa di risonanza
della memoria storica svilita di ogni valore sociale uscito dalla Resistenza.
La democrazia partecipata è un sogno violato dai pregiudizi e dall’arroganza
dei potenti. Ogni stupidità si uccide da sé. L’amore per la verità è ciò che
gli imbecilli rifiutano. Il popolo non elegge chi lo rispetta, ma chi lo
affossa, lo calpesta, lo umilia fino a renderlo schiavo e servo della propria
mediocrità. Gli uomini del no! non stanno al giogo. Nessun uomo è innocente se
da qualche parte del mondo ci sono uomini, donne, bambini... che muoiono per
fame o sono incatenati torturati, uccisi per le loro idee di libertà... l’uomo
del no! è l’uomo in rivolta contro le sofferenze dei poveri più poveri del
pianeta e sa che l’unica risorsa per la quale combattere o morire, anche, è la
sua dignità. “Non esiste coscienza che nelle strade!” (Albert Camus). La
mercificazione delle idee segna la degradazione sociale e la forma-spettacolo
diventa il feticcio al quale uniformarsi. Gli indesiderabili sono tutti quelli
che vanno a meticciare la società che viene e, a ragione, sfondano le frontiere
degli stati. L’uomo del no! È l’uomo della conoscenza, l’uomo che azzera
l’immondezzaio della politica e della fede e fa della propria bellezza
fraterna, il principio di tutte le disobbedienze. Il tramonto degli Dei passa
dalla messa a fuoco della menzogna elettorale, che non solo è necessaria, ma è
auspicabile. Quando gli uomini e le donne chiederanno (con tutti i mezzi
possibili) alle baldracche della politica e ai tenutari delle religioni il
rispetto degli oppressi... ci sarà la rivoluzione dell’intelligenza nella
strade della terra.
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venerdì 28 gennaio 2022
Sulle elezioni passate, presenti e future
martedì 25 gennaio 2022
A proposito di carcere
Il proposito di abolire il carcere, nonché ogni forma di prigionia, è
senza dubbio saggio, nobile, ammirevole e, soprattutto, radicalmente umano. Purtroppo,
però, quando ci si addentra nella questione nei suoi aspetti teorici, com’è necessario,
in quelli pratici e propositivi, ci si accorge di aver messo la mano in un nido
di vipere, tutte altrettanto seppure diversamente mordaci, o, se proprio va bene,
di avere di fronte un gioco di scatole cinesi. Un problema rimanda ad un altro,
un’ipotetica soluzione ne azzanna un’altra, tuttavia non meno ipotetica, e via andando.
Quindi abolire il carcere è possibile?
Per un “radicale”, se è possibile, allora significa che questa abolizione
è nell’interesse della società presente, che peraltro egli vuole combattere, cambiare o distruggere,
e dunque non val troppo la pena di occuparsene; lo faranno comunque altri e, in
ogni caso questa “abolizione” sarebbe soltanto spettacolare, mentre verrebbero rinnovate
e rimodernate le forme di controllo sociale e perciò di prigionia in senso ampio.
Per un “riformista”, se è veramente impossibile, è piuttosto utile mettere mano
a delle modificazioni che, da un lato, lascino fuori dal carcere quanti più possibili
e, dall’altro, ammorbidiscano le condizioni di quanti dentro ci restano.
Il “radicale” rischia di disinteressarsene, se non attraverso vaghe e
fumose dichiarazioni di principio, affaccendandosi, nel frattempo, in altre faccende
e lasciando mano libera ai professionisti del problema, aspettando un momento catartico
x o y o z in cui tutto si risolverà. Il “riformista”, quale che sia la sua indole
e natura, rischia di contribuire alla perpetuazione in eterno di carceri, leggi
ecc., attraverso il loro addolcimento e la loro modernizzazione.
Abolire il carcere è un processo, nel quale l’astuzia, l’intelligenza,
il realismo e l’utopismo vanno saviamente combinati, affinché siano un vero cocktail
esplosivo.
lunedì 24 gennaio 2022
Vera Zasulic spara
Il generale Trepov
aveva fatto frustare a sangue un uomo perché non si era tolto il berretto
davanti a lui.
Vera Zasulic,
“l’angelo della vendetta”, 24 Gennaio 1878, il gli sparò a bruciapelo.
Il generale
Trepov, governatore di San Pietroburgo, era noto ai suoi contemporanei per la
violenza con cui reprimeva ogni minimo segnale di insubordinazione.
Nel 1877 era
diventato per volere dello Zar governatore di Pietroburgo e in questa veste in
luglio si era recato a visitare il carcere di detenzione preventiva. Qui si
trovava Aleksey Bogoljubov, dissidente politico incarcerato per aver preso
parte ad una manifestazione antigovernativa. I due si incrociarono nel cortile
della struttura e il prigioniero nel salutare il generale non si tolse il
berretto dal capo. Trepov allora gli andò incontro e gli strappò il copricapo,
poi ordinò che venisse vergato con violenza.
Il detenuto fu
frustato selvaggiamente tanto da uscire profondamente segnato - anche a livello
mentale - dall’esperienza.
La vicenda
suscitò un certo clamore in Russia poiché dimostrò che le tiepide riforme di
Alessandro II in tema di giustizia non avevano certo modificato lo strapotere
degli apparati repressivi sulla popolazione. Trepov ricevette l’appoggio di
Khostanti Pahlen, ministro della giustizia, ed in breve tempo il caso si
smontò.
Ma c’era
qualcuno che non era affatto disposto a dimenicare.
Un giovane donna
di nome Vera Zasulic.
Già conosciuta
dalla polizia zarista per aver frequentato ambienti nichilisti e aver
partecipato ad attività antigovernative, era stata in passato arrestata e
deportata. Tornata in libertà nel 1873, aveva continuato la sua attività
rivoluzionaria fino a quando aveva appreso la notizia della fustigazione.
Decise allora di
vendicare Bogoljubov. Vera sapeva che Trepov era solito ricevere dei postulanti
di tanto in tanto. Nel gennaio del 1878 riuscì ad inserirsi in uno di questi
gruppi. Quando finalmente fu al cospetto del governatore gli fornì un documento
falso da esaminare e poi, estratta la pistola che teneva nascosta sotto la
mantellina, gli sparò ad un fianco a distanza ravvicinata.
La giovane venne
subito arrestata mentre Trepov sopravvisse all’attentato.
In sede
processuale Vera affermò che era stata costretta ad agire in quel modo perché
in Russia non c’era altra possibilità per aver giustizia delle violenze che le
persone comuni subivano. Incredibilmente nel marzo del 1878 la Zasulic venne assolta
e rimessa in libertà. Probabilmente a pesare sulla sentenza vi fu la
convinzione, espressa anche da ambienti governativi, che una condanna avrebbe
scatenato disordini e rimesso in moto una campagna contro Trepov e contro il
sistema repressivo russo.
Vera espatriò in
Svizzera e, da esule, fu tra i fondatori della prima organizzazione
socialdemocratica russa.
mercoledì 19 gennaio 2022
Si avvicina il tempo di quando la tua vita sarà gestita da un computer
La continua evoluzione dei sistemi informatici, fa suonare un campanello
di allarme, in quanto contiene una chiara previsione del fatto che le macchine che
scimmiottano gli esseri umani tendono ad infiltrarsi in ogni aspetto della vita
delle persone e le costringono a comportarsi come macchine, I nuovi dispositivi
elettronici hanno in verità il potere di costringere le persone a “comunicare” con essi e con gli altri
esseri umani nei termini dettati dalla macchina stessa. Ciò che strutturalmente
non rientra nella logica della macchina viene filtrato, e in pratica scompare da
una cultura dominata dal loro uso.
Il comportamento meccanico degli esseri umani incatenati all'elettronica
corrisponde ad un deterioramento del loro benessere e della loro dignità, a lungo
andare insopportabile per la maggior parte di essi. Le osservazioni sulla nocività
degli ambienti elettronicamente programmati dimostrano che in essi le persone diventano
indolenti, impotenti, narcisisti, e apolitiche. Il processo politico si deteriora
perché la gente diviene incapace di governarsi e chiede di essere gestita.
La
gestione elettronica della società è questione di ecologia politica.
I dispositivi di gestione elettronica devono essere considerati come mutamento tecnico
dell'ambiente umano che per essere innocuo deve essere affrontato in termini politici
non solo tecnici. Non dobbiamo dimenticare che i dispositivi elettronici, i computer
sono risorse produttive e in quanto tali necessitano di un regime di polizia, che
sarà presente in forme sempre maggiori e in forme sempre più sottili.
domenica 16 gennaio 2022
Come pietra paziente di Atiq Rahimi
La "syngué
sabour" nella tradizione popolare afghana è la "pietra paziente"
cioè una pietra magica alla quale è possibile raccontare tutti i segreti, le
sofferenze, le difficoltà. La pietra si carica di queste rivelazioni fino a
quando si frantuma.
Una giovane
donna afghana, con due figlie in tenera età, vive in una misera abitazione col
marito mujaeddhin, in coma in seguito a uno scontro con un compagno d'armi. In
una stanza spoglia l'uomo è disteso a terra nell'immobilità assente del coma,
la giovane moglie inginocchiata accanto a lui lo assiste amorevolmente
alimentandolo in modo rudimentale con una flebo artigianale. La donna deve
combattere con la mancanza di denaro e per questo allontana da casa le bambine
affidandole a una zia che gestisce una casa di piacere.
La vita della
donna è una continua sofferenza. Sofferenza che si fa ricordo di umiliazioni
subite in quanto donna, essere inferiore a cui non concedere né ascolto né,
tantomeno, affetto. Un corpo costantemente coperto che però progressivamente
acquista luminosità a partire dal volto grazie a un processo di autoanalisi
liberatoria. Un processo che verrà accelerato da un incontro capace di mostrare
alla protagonista un aspetto diverso della realtà che non aveva mai potuto
sperimentare in precedenza. Un incontro che le permette di rivelare a se stessa
una femminilità fino ad allora implosa se non negata. Come la nega quel burqa
che quando esce di casa, grazie a un solo gesto divenuto forzosa abitudine la
separa dal mondo.
E così, mentre
fuori infuriano le cannonate, le macerie, la polvere, i carri armati, i morti
di Kabul, la donna, per la prima volta in vita sua, inizia a parlare al marito
muto e immobile, che diventa metaforicamente la sua "pietra paziente"
alla quale lei confessa le cose più intime: sogni, desideri, piaceri, segreti.
Da quel momento si sente ancora più libera. Quando poi una novità irromperà
nella sua vita finirà con il trovare tutto il coraggio.
Atiq Rahimi,
afghano rifugiatosi a Parigi nel 1984 dove, diplomatosi in cinema alla
Sorbonne, dirige diversi documentari. Il film è tratto da un suo romanzo di
lingua francese. I quattro personaggi principali sono senza nome: la donna,
l'uomo, il giovane soldato, la zia. La protagonista è praticamente davanti alla
cinepresa dall'inizio alla fine. Nel film il colore dominante è l'azzurro, il
colore del velo delle donne afghane che ne cela i sogni nascosti.
venerdì 14 gennaio 2022
La menzogna del lavoro costretto
All’interno del sistema
mercantile, che domina ovunque, il lavoro non ha per finalità, come vorrebbe far
credere, la produzione di beni utili e graditi tutti; suo unico scopo è la produzione
di merci. Le merci, indipendentemente dalla loro utilità, inutilità, sofisticazione,
non assolvono ad altra funzione che a quella di mantenere e di aumentare il profitto
e il potere della classe dominante. In un sistema simile, tutto il mondo lavora
per niente, e ne ha sempre più la coscienza.
Accumulando e riproducendo
le merci, il lavoro costretto non fa che aumentare il potere dei padroni, dei burocrati,
dei capi, degli ideologi.
Ovunque c’è merce
c’è lavoro costretto e, ormai, quasi tutte le attività sociali si stanno riducendo
ad esso. Produciamo, consumiamo, mangiamo, dormiamo, per un padrone, per un capo,
per lo stato, per il sistema generalizzato della merce.
Il lavoro costretto
produce unicamente merci. Ogni merce è inseparabile dalla menzogna che la rappresenta.
Il lavoro costretto produce dunque menzogne, crea un mondo di rappresentazioni fittizie,
un mondo ribaltato dove un accumulo di immagini tiene il posto della realtà. In
questo sistema spettacolare e mercantile, il lavoro produce su se stesso due menzogne
importanti: la prima consiste nella solita litania per cui il lavoro è utile, necessario
e indispensabile e che quindi è nell’interesse di tutti continuare a lavorare; la
seconda mistificazione sta nel far credere che i lavoratori non sono in grado di
liberarsi del lavoro e dal salario e che non sono quindi capaci di edificare una
società radicalmente nuova, basata sulla creazione collettiva e attraente e sull’autogestione
generalizzata.
La fine del lavoro
costretto significherà la sparizione di un sistema in cui regnano unicamente il
profitto, il potere gerarchico, la menzogna generale.
La ricerca dell’armonia delle passioni, infine liberate e riconosciute, prenderà il posto della corsa al denaro e alle briciole del potere
martedì 11 gennaio 2022
11 gennaio 1981: le rivendicazioni dei prigionieri dell'IRA
La direzione del
carcere inizia a rimandare la restituzione degli abiti dei prigionieri e dopo
due mesi di cooperazione e due richieste da parte dei detenuti, la direzione
risponde che i vestiti verranno restituiti solo se i detenuti cominceranno a
rispettare il regolamento.
I prigionieri,
ormai esasperati, decidono di distruggere il mobilio presente nelle celle,
provocando così una durissima reazione del delle autorità carcerarie: 80
detenuti vengono picchiati e lasciati in celle con il pavimento coperto di
urina senza lenzuola, né coperte.
11 gennaio 1981:
le rivendicazioni dei prigionieri dell'IRA.
L'11 gennaio del
1981 Bobby Sands, che si trova da ormai quattro anni nel famigerato carcere
nordirlandese di Long Kesh, con l'accusa di possesso d'armi di fuoco, incontra
i funzionari della struttura penitenziaria nel tentativo di trovare un accordo
in merito alle rivendicazioni che da anni porta avanti insieme agli altri
detenuti dell'Ira, mirate a riacquisire lo status di detenuti politici, abolito
in Inghilterra il 1 marzo 1976.
I carcerati chiedono di non indossare l'uniforme carceraria, non svolgere i
lavori previsti dal regolamento, libertà di associazione, maggiori attività
educative e ricreazionali e più corrispondenza con l'esterno, il ripristino
delle riduzioni di pena perdute a causa delle precedenti proteste.
I detenuti, in questa contrattazione con le autorità, accettano di pulire le
celle, interrompendo così la dirty protest (protesta dello sporco), con la
promessa che avrebbero riottenuto i loro abiti entro la fine della settimana.
La richiesta non
accettata di utilizzare i propri abiti in carcere aveva dato il via alla
blanket protest che prevedeva di non indossare la divisa carceraria come i
detenuti comuni ma soltanto una coperta, per rivendicare lo status di
prigionieri politici.
Il 5 febbraio il
detenuti repubblicani annunciano un nuovo sciopero della fame, che dovrà
cominciare il 1 marzo. Il primo sciopero era stato portato avanti per cinque
settimane nel 1972; il secondo invece era iniziato il 27 ottobre 1980 e
concluso 53 giorni dopo con un detenuto in fin di vita, ma con la promessa, mai
mantenuta, del governo britannico, di soddisfare le 5 richieste.
L'idea di Bobby
Sands, che era diventato l'Officer Commanding dei detenuti alla fine del
secondo sciopero della fame, era che i prigionieri si sarebbero dovuti unire
allo sciopero ad intervalli regolari in modo che ci fossero prigionieri che
peggioravano e che morivano per molti mesi.
Il 1 marzo 1981
Bobby Sands inizia lo sciopero della fame.
Poco dopo
l'inizio dello sciopero, muore un deputato anti-unionista del parlamento
inglese e Bobby Sands annuncia la sua candidatura. Il 30 marzo rimane l'unico
candidato anti-unionista della sua circoscrizione, dopo il ritiro della
candidatura da parte di due candidati dello Sdlp, che chiede ai suoi
sostenitori di boicottare le elezioni. Il 15 Aprile Bobby Sands, ormai al 45°
giorno di sciopero della fame, è eletto a Westminster con 30492 voti contro il
29046 del candidato dell'Ulster Unionist Party. Il suo mandato sarà uno dei più
brevi della storia, di soli 25 giorni.
Pochi mesi dopo
il governo britannico cambierà la legge impedendo ai detenuti di candidarsi e
richiedendo un periodo di 5 anni prima che un ex detenuto potesse farlo. Ma
intanto la situazione sta rapidamente peggiorando.
Nelle aree
nazionaliste cresce la tensione tra giovani nazionalisti e forze di sicurezza,
con l'aggravarsi delle condizioni di Sands. Il 15 aprile un quindicenne muore
colpito al volto da un proiettile sparato da un agente, quattro giorni dopo due
ragazzi vengono investiti ed uccisi da una jeep dell'esercito inglese lanciata
ad lata velocità contro un gruppo di giovani nazionalisti.
Tre deputati
irlandesi incontrano Sands, ormai in gravissime condizioni, per convincerlo a
sospendere lo sciopero. Subito dopo chiedono un incontro a Margaret Tatcher che
glielo nega, e dichiara, in una conferenza stampa: "Non sono pronta a
prendere in considerazione l'idea di concedere lo status politico a gruppi di
persone che sono state condannate per aver commesso dei crimini. Un crimine è
un crimine; non ha nulla di politico". Neanche il tentativo di far
intervenire la Commissione europea per i diritti umani, come richiesto al
premier irlandese dalla sorella di Sands, sortisce il suo effetto; Sands
ribadisce le sue posizioni e la sua volontà di continuare lo sciopero.
Il 3 maggio
Bobby Sands entra in coma, dall'inizio dello sciopero aveva avuto 3 attacchi di
cuore. Morirà 2 giorni dopo, nella notte tra il 4 e il 5 maggio, dopo 66 giorni
di sciopero della fame.
Più di centomila
persone si schiereranno nel percorso del suo funerale, dalla sua casa a
Twinbrook, West Belfast, al cimitero di MillTown dove sono sepolti tutti i
militanti dell'IRA di Belfast.
Dopo la morte di
Sands altri 9 detenuti moriranno tra il maggio e l'agosto dello stesso anno.
giovedì 6 gennaio 2022
Dio e universo
L'uomo, solo,
ignorante, indifeso, isolato al confronto dell'Universo, a volta a volta
prostrato ed esaltato, avvilito ed allietato dai grandiosi fenomeni della
natura, sempre meravigliosi, ora terribili, ora di grande sollievo per lui, l'uomo,
che non conosce nulla del grande mistero che l'attornia, che ignora le leggi
ineluttabili e rigorose che lo comandano, deve darsi ragione di tutto
Il mezzo glie ne
manca, non ha le conoscenze necessarie: supplisce con l'immaginazione.
Nella natura, nei
suoi fenomeni, egli non sente nulla e nulla conosce al di fuori del fatto
avvenuto e constatato ed egli immagina quindi spiegazione di tutto al di fuori
della natura, poiché in essa non la sente, né la può intendere
Egli quindi,
immagina la volontà suprema del tutto, esistere al di fuori di ciò che conosce
e pone l'essere che così egli crea, laddove le sue conoscenze non arrivano più.
Ecco quindi gli
dei o diavoli degli uni nascosti nel cuore della terra, o degli altri al di là
della volta celeste, là, dove le sue conoscenze non giungono, là, dove egli non
può ammettere o non può riconoscere l'esistenza di materia e di energia come
quella che lo forma e che più limitatamente lo circonda.
Ecco, la ragione
del concetto divino, ecco la necessità del dio!
Né sa dare a
queste della forma più nobile ed elevata che d'uomo, poiché egli, nella
presunzione dell'egoismo, ha in sé stesso l'èssere migliore e più caro.
E l'uomo si
prostra al dio che ideato, e l'uomo lo adora o l'odia a seconda del momento; lo
prega, lo benefica, lo trasforma in feticcio, gli fa cloni e sacrifici per
piegarlo ai propri fini, alle proprie necessità.
Dopo avere
personificato in esso la volontà suprema di tutte le cose, crede di poterlo
piegare alla propria, con i mezzi stessi con cui l'uomo meschino concede i
propri favori.
O come più
nobili, più elevati, più naturali, più vicini alla verità sono i feticisti:
essi adorano o temono questo o quell'animale, questa o quella stagione, la luce
o le tenebre, la luna od il sole, il mare od il deserto, poiché in essi sentono
il vantaggio od il danno, la vita o la morte, il bene o il male.
Dio si può definire l'integrale dell'ignoranza umana e la religione è ciò che
la mente ignorante sostituisce alle conoscenze di cui abbisogna.
È perciò che
ancor oggi la esistenza di un dio, la necessità del concetto divino, sono
ammissibili e giustificabili.
Ancor oggi
l'uomo può sentire in essi la ragione del tutto, ancor oggi, che la scienza vi
contrappone la materia e l'energia come causa ed effetto, nel tempo stesso,
della primitiva volontà suprema ed eterna.
Né è lecito
domandare il quando dell'inizio di tutte le cose, ché si ammetterebbe
l'esistenza come ente di un semplice concetto quale è il tempo.
Se noi non
osservassimo il succedersi dei fenomeni, noi non avremmo il concetto del tempo.
Il tempo è
dunque la necessità derivante dai fenomeni che si susseguono; eppure di esso
nessuno ha fatto un iddio; nessuno, sebbene esso comandi alla cosa più cara a
noi tutti, poiché è coll'orologio che misuriamo la vita.
Noi adoriamo
quel concetto "iddio" che ci misura i peccati e non adoriamo quel
concetto "il tempo" che ci misura la vita.
La nobiltà,
l'elevatezza dell'immaginazione del dio, sono completamente distrutte dalla
adorazione religiosa.
L'ammirazione e
la benevolenza che possiamo sentire per la volontà che ha creato l'Universo è
giustificata sempre, fin quando la scienza non abbia dimostrato il contrario.
Ma essa è inferiore all'amore che lo scienziato porta ai propri studi, alle sue
elucubrazioni, poiché lo scienziato non ha sentito la necessità di innalzare
dei templi all'energia, alla materia, al tempo, né ai fenomeni più diversi che
ne sarebbero le succursali, come sono i santi, gli dei, i semidei le succursali
del concetto divino.
Lo scienziato ha
sostituito al culto ed alla superstizione lo studio indefesso per scoprire le
leggi che comandano le verità supreme della natura.
Il prete ed il
religioso hanno cercato sempre di oscurare i loro iddii.
Se dio c'è, se
dio si è rivelato in qualche modo ai suoi credenti, se dio ha dettato ad essi i
suoi dogmi sulla creazione, dio è o un ignorante o un impostore. È
scientificamente ed interamente falso tutto ciò che i dogmi delle varie
religioni asseriscono in proposito: i dogmi non sono le verità della natura.
Necessariamente
se ne deduce:
- O dio c'è ed è
esteriore alla materia ed alla energia e quindi non si è potuto né si potrà mai
rivelare agli uomini, che vivono in uno spazio al quale egli non appartiene, ed
allora sono false tutte le religioni basate su di lui.
- O dio c'è ed è
intrinseco alla materia ed alla energia ed allora ne subisce la volontà,
volontà inseparabile e necessaria alla loro esistenza; ed allora un tale iddio
non appartiene alle religioni; esso è della filosofia positiva, esso è soggetto
alle esperienze della scienza.
Se dio. ci
fosse, se dio avesse voluto rivelarsi credibile agli uomini, sempre, egli
avrebbe dovuto dettarci i suoi dogmi quali sono le verità scoperte e dimostrate
dalla scienza e che la scienza dimostrerà in avvenire finché la vita umana sarà
possibile sulla crosta terrestre.
Le verità che le
religioni ci dettano attraverso i loro dogmi o che ci impongono come verità con
essi, o cadono al confronto della scienza, o furono acquisite dalla filosofia
umana.
La morale
infatti è la prima necessità, per l'esistenza della società umana e non per
guadagnarci la benevolenza di un qualsiasi iddio, per meritarci un paradiso
nell'oltre tomba o per schivare gli inferni di tutte le religioni.
La fine completa
di tutto ciò che costituisce l'uomo (come ente) con la sua morte è una verità
indiscutibile.
Andate contro di
essa è ritenere assurde le leggi dell'indistruttibilità e della conservazione
della materia e della energia.
Asserzioni
contrarie non può fare e sostenere, in buona fede, che un ignorante o un
idiota.
La morale
altresì predicata dalle religioni e professata (non sempre) dai suoi proseliti,
è falsa e negativa poiché non ha per scopo il bene in sé, per necessità
sociale, bensì il bene per i vantaggi immediati o futuri, che con essa l'uomo
guadagna.
Vantaggio ultimo
e ragione dell'esistenza e della resistenza, nelle menti deboli dello spirito
religioso sono: credenza e fede.
La credenza,
figliuola del timore e dell'ignoranza, è necessaria nutrice al culto
dell'assurdo.
La fede, è
l'unica cosa nobile di tutto quell'imbroglio che forma e costituisce le
religioni, dalla prima immaginazione del dio, alle più stupide pratiche
religiose. La fede è l'ammirazione e la riconoscenza, al dio, di tutto ciò che
avviene.
E qual fede
migliore che nella ragione e nella verità in questi doni grandissimi che la
natura offrì all'uomo quando, creandolo, ebbe risoluto il problema più bello di
forza motrice?!
Qual forza
migliore può attinger l'uomo per continuare la sua lotta per la conquista del
vero e per lo sgomento delle avversità?
Qual forza
migliore della conoscenza della natura e delle sue ineluttabili leggi?!
I fenomeni
celesti causarono sempre negli uomini timore ed orrore; essi invocarono od
imprecarono, a seconda del carattere, colui che per gli spiriti deboli è il
governatore degli umani e degli uni versali destini.
Coi secoli
passarono i vani timori, gli uomini anziché impaurirsi, tremare, pregare,
scrutarono la natura, ne vollero svelati i misteri. E méntre alcuni, forse
troppi, continuarono e continuano a perder tempo e cervello nell'ammirare ciò
che chiamano il creato, ciò che credono opera della creazione, nell'implorare e
nell'oscurare la mente di chi osserva la natura, profittando della debolezza
che danno al cervello l'ignoranza e la superstizione; altri uomini, più retti,
più grandi, più forti d'intelletto, osservano la natura, tutti ne analizzano i
suoi fenomeni nel proprio cervello e ne scoprono e ne svelano e ne dimostrano
le leggi rigorose ed eterne, le verità matematiche inconfutabili.
Essi affrontano
qualunque sacrificio, giungono sino al martirio, si oppongono alla lotta che
fan loro l'ignoranza e l'interesse che su quella si basa e vincono con il
dominio della verità, come hanno svelati i misteri della natura con la forza
che la natura stessa diè loro negli intelletti.
Certo, il genio
dell'umano è manifestazione grandiosa delle regole e delle sue leggi rigorose,
che gli danno un'esistenza sempiterna!
Adolfo Vacchi
Tratto da Cronaca sovversiva, 14 luglio 1917
lunedì 3 gennaio 2022
La disobbedienza civile per una nuova società
La disobbedienza civile consiste nel passare oltre le decisioni di uno
Stato che truffa i cittadini per sostenere le truffe del capitalismo finanziario.
Perché pagare allo Stato-bankster delle tasse vanamente destinate a riempire l'abisso
delle malversazioni quando potremmo destinarle in ogni collettività locale all'autofinanziamento
delle energie gratuite? La democrazia diretta delle assemblee autogestite ha il
diritto di ignorare i diktat della democrazia parlamentare corrotta. Tiriamo partito
dalla mutazione in corso per costituire delle collettività in cui il desiderio di
vivere abbia il sopravvento sulla tirannia del denaro e del potere.
La disobbedienza civile verso uno Stato che ci truffa è un diritto. Dove
vanno le nostre tasse e imposizioni varie? Non al settore pubblico che cade a pezzi
a vantaggio di truffatori pubblici e privati. Non alle scuole che stanno diventando
un allevamento in batteria di schiavi gettati sul mercato. Non agli ospedali gestiti
come imprese da rendere redditizie, dove i pazienti diventano dei clienti di cui
approfittare e le cure lasciano il posto all'affarismo.
L'avvenire appartiene a delle collettività autogestite che mettano al
servizio di tutti la produzione di beni e di servizi indispensabili (energie naturali,
biodiversità, insegnamento, case di salute, trasporti, metallurgia, tessile). Si
tratta di produrre per noi e non più per commercializzare delle derrate che dovremo
poi acquistare al prezzo del mercato quando sono i lavoratori che le hanno concepite
e fabbricate. Il tempo è venuto di rompere con le leggi di un affarismo che programma
insieme al suo fallimento quello delle nostre esistenze. Bisogna che le relazioni
umane soppiantino le relazioni commerciali e le annullino.
La gratuità è l'arma assoluta contro il sistema mercantile.
E' tempo di prendere coscienza che il vecchio mondo sta crollando. Se
non vogliamo sparire con lui, il compito più importante è gettare le basi di una
nuova società.
sabato 1 gennaio 2022
Buon anno di lotte!
Come anarchici continuiamo a sostenere che la libertà individuale (e collettiva) si conquista soltanto con la rivolta quotidiana (praticando l'azione diretta e l’autogestione) nei riguardi dei poteri statali, economici, religiosi e sociali. Una lotta senza tregua contro i “signori del pianeta” e i loro “schiavi volontari”.
Altre forme di protesta, spesso incanalate nel bacino mediatico e istituzionale, sono del tutto innocue e illusorie. L'astensionismo attivo è già una manifestazione efficace di contrapposizione al dominio, poi la creatività e la volontà dei refrattari aggiungono un forte contributo concreto nell'opera liberatrice.
Esprimiamo la
nostra più fraterna solidarietà a tutti i ribelli e i compagni inquisiti,
condannati e prigionieri, a tutti coloro che lottano contro il potere.



