
..............................................................................................................L' azione diretta è figlia della ragione e della ribellione
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sabato 29 settembre 2018
Reincantare il mondo

martedì 25 settembre 2018
Meglio una città devastata che perduta
Non basta
constatare la nocività della forma di merce in astratto, occorre poterne trarre
le conseguenze opportune e fronteggiarla, perché la domesticazione sociale ha
la funzione di svalutare i rischi, accrescere la falsificazione e mantenere il
segreto sulla importanza vitale della verità, soprattutto se confrontata con la
menzogna universale delle rappresentazioni separate. Da questo stato di cose se
ne può dedurre una indicazione tattica: considerato che i bisogni umani più
elementari sono disprezzati dalle forme di potere in ogni parte del mondo, che
la sovranità irresponsabile della merce mette nelle mani di pochi, spetta ai
molti riprendersi i loro diritti, anche senza mandato. In questo senso nuovi
territori si aprono alla sovversione, confortati, nelle loro ragioni, dalla
storia che, da tempo, invoca lo smantellamento di ogni forma di produzione
mercantile. Ragioni che, prima di diventare politiche, sono apparse ai grandi
movimenti di massa giovanili come una pulsione alla conservazione di sè. Esse
rappresentano l'espressione di un contenuto universale, che fa dellanuda vita
la sola garanzia possibile alla eradicazione della nocività sociale. L'urgenza
di una tale sovversione ha ragioni che non devono essere né enumerate né
discusse, esclusa una, la più importante, perché, scontate le smorfie che
l'amara medicina comporta, lo spettacolo è capace di attingere delle idee anche
da ciò che detesta di più, pur di trasformarlo in un princisbecco. E' il caso
di cronaca di certe conclusioni nel campo della socialità e delle urgenze
vitali che isocial forum esprimono e i parlamenti assumono per meglio
banalizzarle, considerato che, dal loro macchiavellico punto di vista, è meglio
una città devastata che perduta. In questo contesto, gli interessi e le forme
di socialità che nascono dal basso contengono sempre un germe di sovversione,
particolarmente ostile ad ogni autorità, che non lesina i suoi sforzi per
sradicarle. Il motivo evidente, nulla può alterare l'uniformità mercantile,
dietro la quale si nascondono le ingiurie alla nuda vita, e la memoria di
antiche ribellioni.
domenica 23 settembre 2018
Appunti per una teoria sovversiva
Lo sviluppo
della teoria-pratica sovversiva necessita di una responsabilità mutuale di ogni
singolo soggetto e non dell’appartenenza ad una Organizzazione partitica anche
extra-istituzionale.
La liquidazione
dell’oggetto Organizzazione è un momento irrinunciabile per la creazione
dell’organizzazione reale: l’autogestione completa della lotta.
I metodi della
lotta devono essere valutati in base alle caratteristiche del nemico.
L’amministrazione
capitalista non può che concepire che un antagonista a sé speculare:
gerarchizzando l’eversività insorgente, cerca di recuperarla e riportarla a
parametri per lei comprensibili e gestibili.
I funzionari del
Capitale sono incapaci di reprimere un movimento reale che non prende ordini da
nessun altro che da se stesso, che si sviluppa in modo rizomatico, senza alcuna
direzione suprema, che sfugge al controllo in quanto rompe con la ritualità
dell’agire ideologico.
Uscire dalle
prigioni ideologiche significa lottare per la comunicazione reale, non mediata
in cui riconoscersi e riconoscere i propri desideri, le proprie capacità
creative (distruttive della ricreazione e della ripetitività), rompere il muro
di parole-immagini che incatena il corpo nella gabbia mistificatoria del
linguaggio stereotipato.
I sensi
risvegliati, l’intuizione, l’imprevedibilità uniti alla lucidità dell’analisi e
alla puntualità della critica sono gli ingredienti del cocktail esplosivo che
abbatte i muri che ci separano dalla libertà.
Ognuno faccia la
sua scelta: o auto-blindarsi nello spettacolo della propria sopravvivenza o
espandersi, riscoprendo la comunicazione, l’erotismo, il piacere
(l’autogestione complessiva e generalizzata).
Ad ognuno
ritrovarsi sul terreno dell’insofferenza e della progettualità comune, ad ognuno
praticare ciò che è irriducibile al dominio della società dello spettacolo
neomoderno: l’avventura appassionante della vita contro la follia inanimata del
Capitale.
martedì 18 settembre 2018
Ogni giorno è la stessa storia

L’esperienza di
vita familiare differita.
Oggi, in un
mondo in cui tutti gli apologeti del potere siano essi sinistresi,
intellettuali, capi, preti, sindacalisti, insegnanti, vendono lo stesso vecchio
messaggio, la consunta menzogna del sacrificio, della rinuncia, della
sottomissione; dove il “tempo libero” e vuoto di gioia ed è solo una pausa nel
lavoro. In questo mondo non ci sono più illusioni. Nessuna delle assurdità del
Potere può più salvarsi dalle armi della risata e della negazione. Il progetto
di una vita diversa comincia qui ed ora, in ognuno di noi quando rifiutiamo di
sottometterci all’indegnità della vita quotidiana. Andiamo avanti ridiamo in
faccia al datore di lavoro e ricordiamo:
CONTRO IL POTERE
ABOLIRE IL LAVORO
PER UN MONDO DI
DESIDERIO TOTALE
venerdì 14 settembre 2018
Aggressività: attacco e difesa
Ciò che
normalmente si esprime come aggressività è una protesta distorta, inibita e
canalizzata. Previene gli scontri aperti, è diretta contro noi stessi e,
gradino per gradino, dall’alto in basso, giunge a porre l’operaio contro
l’operaio.
Le forme
transitorie costituiscono delle scappatoie destinate a mascherare lo scontro di
classe, a soffocare le contraddizioni, ad attizzare una piccola guerra tra gli
sfruttati.
Finché noi
giriamo intorno alle nostre difficoltà invece di attaccarle direttamente non
cambia nulla. La parola aggressione viene dal latino “aggredi” = andare contro.
L’SPK veniva spesso rimproverato da studenti di sinistra e simpatizzanti di
essere aggressivo, ingenuo, ecc.
Questo
rimprovero è indice dell’incapacità (dell’angoscia) di questi “gauchistes” a
rompere con le convenzioni borghesi, al contrario essi si contornano di
leaders, usano liste di oratori e forme ordinate di discussione. Riproducendo
così nelle loro organizzazioni le strutture che vogliono combattere a livello
di massa.
In ogni lotta di
liberazione si tratta per i combattenti, di trarre un principio affermativo dal
loro ruolo forzato di oggetto. Così i malati, in quanto privi di diritto, hanno
un diritto naturale all’autodifesa, cioè alla difesa dell’essenza vitale che
resta loro, che è esposta agli assalti continui degli agenti di morte del
capitale.
L’autodifesa non
è fine a se stessa, ma è una strategia che conserva i resti dell’essenza
vitale, la vita, per introdurla nella lotta di liberazione collettiva. In
questo processo l’autodifesa comprende già il suo contrario, l’attacco come
lotta collettiva sulla base della cooperazione e della solidarietà, nuovo
metodo e nuovo fenomeno. La lotta collettiva è il nuovo fenomeno in cui
l’opposizione dialettica tra attacco e difesa viene superata.
(Archivio
storico: SPK fare della malattia un’arma 1971 Germania)
venerdì 7 settembre 2018
Rivoluzione spontanea e Anarchia
"Il mio sistema
non riconosce né l'utilità, né la possibilità stessa di una rivoluzione diversa
da quella spontanea, popolare e sociale. Sono profondamente convinto che qualsiasi
altra rivoluzione è disonesta, nociva e funesta per la libertà e per il popolo,
perché riporta una nuova miseria e una nuova schiavitù per il popolo; inoltre, e
questo è l'essenziale, qualsiasi altra rivoluzione è diventata impossibile, irrealizzabile
e inattuabile. La centralizzazione e la civiltà progredita, le ferrovie, il telegrafo,
i nuovi armamenti e la nuova organizzazione degli eserciti, la scienza dell'amministrazione
in genere, cioè la scienza dell'assoggettamento e dello sfruttamento sistematico
delle masse popolari, della repressione delle rivolte popolari e di qualsiasi altra
rivolta, scienza così accuratamente elaborata, sperimentata con l'esperienza e perfezionata
durante gli ultimi settantacinque anni di storia contemporanea - tutto ciò ha fornito
attualmente allo Stato una potenza tanto grande che tutti i tentativi artificiali,
segreti, di cospirazione al di fuori del popolo, come pure gli attacchi improvvisi,
le sorprese e i colpi di mano, sono destinati a essere schiacciati da questa forza;
lo Stato può essere vinto e abbattuto soltanto dalla rivoluzione spontanea, popolare
e sociale."
(da una lettera di Mikhail Bakunin riguardante la sua
rottura con Serguei Necaev, 2 giugno 1870)
"Noi vogliamo
dunque abolire radicalmente la dominazione e lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo;
noi vogliamo che gli uomini, affratellati da una solidarietà cosciente e voluta,
cooperino tutti volontariamente al benessere di tutti; noi vogliamo che la società
sia costituita allo scopo di fornire a tutti gli esseri umani i mezzi per raggiungere
il massimo possibile sviluppo morale e materiale; noi vogliamo per tutti pane, libertà,
amore, scienza. E per raggiungere questo scopo supremo noi crediamo necessario che
i mezzi di produzione siano a disposizione di tutti, e che nessun uomo, o gruppo
di uomini possa obbligare gli altri a sottostare alla
sua volontà né esercitare
la sua influenza altrimenti che con la forza della ragione e dell'esempio.
Dunque: espropriazione
dei detentori del suolo e del capitale a vantaggio di tutti ed abolizione del governo.
Ed aspettando che
questo si possa fare: propaganda dell'ideale, organizzazione delle forze popolari,
lotta continua, pacifica o violenta secondo le circostanze, contro il governo e
contro i proprietari, per conquistare quanto più si può di libertà e di benessere
per tutti.
(Programma anarchico di Errico Malatesta 1920)
mercoledì 5 settembre 2018
La ribellione come dissenso totale
Secondo quando precisato
da Junger, quando tutte le istituzioni sono corrotte o intrinsecamente false, allora
la responsabilità morale passa nelle mani del singolo, o meglio del singolo che
non si è ancora piegato e che ritira il proprio consenso all'ordinamento ribellandosi
individualmente. Né è possibile, per il Trattato del ribelle, fare affidamento su
partiti, organizzazioni e movimenti strutturati, secondo il modello marxiano della
rivoluzione. Nella misura in cui la sovranità oggi non si riscontra più nelle grandi
risoluzioni, tutte ugualmente destinate a fallire o a rifluire nei canali istituzionali,
occorre riconoscere, tutt'al più, uno spazio di azione per piccoli élites, per gruppi
ristretti di singoli individui che passano alla macchia.
Diversamente dalla
disobbedienza, la ribellione fa valere un dissenso che è totale, poiché coinvolge
l'ordine costituito nella sua interezza. A differenza della rivoluzione, però, resta
appannaggio di singoli ribelli fuggiti nel bosco e non intenzionati a fare ritorno
nella polis per riconfigurala alternativamente. Rispetto alla rivoluzione, la ribellione
presenta, allora, il vantaggio di mantenere sempre vivo il dissenso, senza mai produrre
la ricaduta nel pratico-inerte, nella cristallizzazione della prassi contestativa
in oggettività indisponibile per l'agire umano.
E, tuttavia, la ribellione
si distingue in negativo dall'agire rivoluzionario per la sua strutturale debolezza,
legata al suo individualismo programmatico e, dunque, alla mancata possibilità di
creare, gramscianamente, un'egemonia e, con essa, un progetto politico in grado di dare forma ad una città di futura.
Il dissenso della
ribellione resta sempre attivo e, insieme, incapace di dare vita ad un potere costituente:
la sua forma è necessariamente quella del cattivo infinito.
lunedì 3 settembre 2018
Che cosa è dunque una rivoluzione sociale?
Che cosa è dunque
una rivoluzione sociale? L'attuazione di un radicale rovesciamento di prospettiva
della società che si trasforma superando la sua caducità, riferendosi costantemente
alla realizzazione di una utopia condivisa.
Ogni qualvolta, anziché
seguire il ritmo della fraternità e della uguaglianza, la libertà cerca di imporsi
in modo meccanicistico con la forza, la rivoluzione si rovescia nel suo contrario,
deteriorando tutte le componenti del suo movimento sociale in ideologia. Non c'è
concetto, del resto, che non possa avvilirsi in un ismo diventando appunto ideologia.
L'utopia, poesia di quel si desidera è non c'è ancora, si stravolge in utopismo
e consegna in suo nome la formulazione del desiderio poetico del vivere meglio a
una qualunque moralistica autorità controrivoluzionaria. L'esplorazione di un sogno
soggettivo si trasforma allora ineluttabilmente in un incubo collettivo. La radicalità,
espressione del legame intelligente e sensibile con il proprio corpo, individuale
e sociale, si trasforma in un estremismo la cui gesticolazione funge da alibi per
l'impotenza contemplativa di aristocratici rivoluzionari assoluti. Un'impotenza
che diventa ancora più grave quando si risveglia istericamente nell'azione spettacolare
e senza sbocchi di un qualunque nichilismo. Tutti gli ismi sono il sintomo di uno
scivolamento dall'autonomia al gregarismo, dalla soggettività alla massificazione.
Così si opera il recupero dell'arma della critica in liturgia più o meno sanguinaria,
ma sempre spettacolare.
L'ipotesi di rivoluzione
sociale si perde allora negli stessi meandri della manipolazione reazionaria su
cui si fonda la società dominante, dove la favola del cambiamento per mezzo di ragionevoli
riforme si traduce immancabilmente in riformismo cioè nella pratica della conservazione
sotto l'alibi ideologico di un cambiamento fittizio.
Va rivendicata con
forza e chiarezza la necessità di un netto distingue tra utopia e utopismo, radicalità
e radicalismo, costruzione di situazione e situazionismo. Il rifiuto di ogni ismo
è al cuore della laicità che forgia l'umanità dell'uomo. La radice di ogni società
laica si nutre del dubbio dell'agnostico che evita accuratamente qualunque amalgama
tra pratica dell'intelligenza sensibile e assunzione di ruoli spettacolari, tra
libera poesia soggettiva e addomesticamento ideologico.
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