..............................................................................................................L' azione diretta è figlia della ragione e della ribellione

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venerdì 2 gennaio 2026

Eccoti serviti razzismo e guerra tra poveri spiegati terra terra.

Il termine più appropriato da utilizzarsi quando sentiamo parlare di “MISSIONI DI PACE” “MISSIONI UMANITARIE” o “IMPORTAZIONE DELLA DEMOCRAZIA” è in realtà COLONIZZAZIONE.

Crei un confine delimitando un territorio tracciando una linea e crei una divisione, poi fai credere a chi sta dall’altra parte della riga (le hanno chiamate confini e dogane) che potrebbe essere un tuo potenziale nemico, potrebbe invadere il “tuo” territorio, e quindi devi assolutamente difenderti e guardarti dal nemico immaginario, allora con l’”aiuto” delle armi gli dichiari guerra, se sei più forte ti appropri del territorio, ti ci stabilizzi e lo sfrutti insieme al colonizzato che ha meno mezzi e armi di te.

C’è però chi non ce la fa più a sopportare l’orrore della guerra sotto i suoi occhi e allora seppur a malincuore (nessuno lascia volentieri la sua terra natia) tenta il viaggio della speranza per sfuggire all’oppressione e alla guerra mettendo a rischio la sua stessa pelle durante la fuga. Nel frattempo i governi se la ridono perché continuano a costruire e a vendere armi, le chiamano “missioni di pace” loro, vogliono far credere di poter ottenere la pace con le armi.

Lo sfruttato sei anche tu, perché per quell’orrendo mercato vengono negati soldi alla collettività, tagliano la sanità, i posti di lavoro, il tutto a scapito tuo. Torniamo adesso al nostro potenziale “invasore”. In caso di successo, se il suo approdo va a buon fine, lo sventurato che ha intrapreso il viaggio della speranza (li chiamano così) pagando fior di quattrini a qualche scafista colluso con la mafia, il quale lo trasporta su mezzi fatiscenti ammassato con altre centinaia di suoi simili, stipato come una scatoletta di tonno da scaffalare, approda in Italia dove trova l’italiota già accuratamente preparato dai razzisti della destra che gli mostrano lo “straniero” come colui che violenterà le donne, che ruberà il lavoro, che spaccerà, ne diranno di tutte e di più per farlo apparire come un vero delinquente “navigato” come se l’italiano fosse esente dal delinquere, ed è evidente che per delinquere debbano trovare il terreno, l’humus già pronto.

A questo punto il giochetto, si è creato e alimentato il razzismo. C’è però da dire che le pseudo sinistre non sono certo da meno, hanno parte integrante nella vicenda, si dicono disposti ad accogliere gli sventurati dopo aver inviato ingenti quantitativi di armi per combatterli. Strano vero?

Funziona proprio così da millenni, adesso che lo “straniero” è qua dovrà pur mangiare per sopravvivere, quindi si pensa bene allora a come doverlo sfruttare, lo si fa lavorare pagandolo 3 euro all’ora, lavori che l’italiano prima rifiuta e sdegna per poi rivendicarli subito dopo, e “lo straniero” con l’acqua alla gola accetta, al contempo l’italico colpito nel suo orgoglio nazionalista e patriottico si incazza e il gioco è fatto. Et voilà, eccoti serviti il razzismo e la guerra tra poveri.

mercoledì 31 dicembre 2025

Pietro Gori - Signori del Tribunale!

Il mio dovere di amico degli imputati, solidale con le idee da essi professate, il mio pietoso ufficio di difensore di cotesti uomini e di cotesti principii io li ho adempiuti non certo con abilità, ma con fede. Alla vostra bella e gloriosa Genova io tornavo stamane dalla mia Milano, forte ed operosa, con la memoria piena di impressioni incancellabili riportate a quella mostra di belle arti. Se è è vero che l'arte rispecchia lo spirito del tempo, là, in quella palestra del genio italiano, palpita oggi, o signori, una fiera intonazione ribelle, contro la quale tutti i Sironi e le manette di questo mondo nulla possono. È l'ondata delle miserie umane, che traboccò come un grido di dolore e di protesta, dai pannelli e dagli scalpelli degli artisti. Dall'"Ultimo Spartaco" dello scultore Ripamonti alle "Riflessioni d'un affamato" del pittore Longoni, tutto il problema dell'epoca nostra serpeggia gigantesco, ed urla e minaccia, tra quei gessi e quelle tele. Perché il signor Sironi non fa un bel processo all'arte moderna, come istigatrice all'odio di classe, ed apologista di crimini? Perché non denunzia tutti quegli artisti, fior fiore del giovine genio italiano, come un'associazione di malfattori? Ma tu, o Plinio Nomellini, la sconti per tutti. A te, pittore nato dell'azzurro e della luce, il nome da anarchia non fece paura. Seguisti con occhio innamorato le fulgide costellazioni del firmamento, e comprendesti che un codice inedito ma inviolabile le regola: la legge di natura. Contemplasti la fioritura anarchica dei prati e là pure leggesti la medesima legge naturale, che nessun legislatore umano può raccogliere in un libro, se non adulterandola. E nella spontanea armonia dei colori, delle forme e delle forze della vita divinasti una spontanea armonia di diritti e d'interessi nella redenta umanità. Adoratore della verità nuda e bella, l'accarezzasti sulle tele. E il signor Sironi ci vede il simbolo. Ed odia i simboli. Gl'imperatori torturanti i primi cristiani odiavano la croce. I subalterni del commendatore poi, nelle tue belle tele, videro addirittura dei piani di fortificazione. Oggi la realtà brutale t'ha afferrato, t'ha rapito al mondo ideale dei tuoi sogni luminosi, e t'ha gettato su cotesto banco di sacrificio tra Galleani, cavalleresco e leale, e Barabino, nelle cui vene di Gavroche marinaio, scorre certo il bollente sangue del genovese Balilla. Era bene che l'arte, precorritrice dei tempi, avesse il suo rappresentante costì, tra l'ingegno e il lavoro. Ma voi, o 35 onesti, alzate la fronte in faccia i vostri giudici, senza trepidanza e senza paura. Il popolo, questo giudice sovrano - il popolo audace e tenace di questa nobilissima città, - vi ha già assolti. Lo dicono i mille fremiti di affetto di simpatia, che vi accompagnano ogni giorno sino alla porta della prigione. Ed ora, signori del Tribunale, giudicateli voi. Dite voi, se è delitto reclamare per i diseredati la loro parte di felicità, se è criminosa la loro visione di libertà, d'uguaglianza, di pace per l'affaticata razza umana. Voi non vorrete, non oserete condannare cotesti sereni combattenti d'un'idea, per colpe che non hanno commesso. Sulla fine di questo secolo, nato da una rivoluzione la quale scrisse col sangue e promulgò col tuono dei suoi cannoni la dichiarazione dei diritti dell'uomo - in questa Genova augusta delle memorie di due grandi rivoluzionari: Cristoforo Colombo, sognante innanzi al vostro bel golfo incantevole un nuovo mondo da donare alla vecchia Europa, e Giuseppe Mazzini, vagheggiante una Italia maestra di verità e di giustizia tra le genti - due grandi solitarii, due grandi perseguitati e derisi dal volgo delle anime sciocche ed imbelli - in questa Genova, dico, e nel cospetto di questo popolo fedele alle sue tradizioni di libertà una sentenza di condanna al pensiero, quale sarebbe certamente l'accettare in tutto od in parte le conclusioni del pubblico Ministero, suonerebbe oltraggio a coteste solenni memorie. E voi, o magistrati, asolverete - ne ho fede. Ché se credeste di poter arrestare il cammino delle idee di redenzione sociale con gli anni di reclusione e di sorveglianza; se vi dichiaraste competenti a giudicare le imprescrittibili manifestazioni dell'umano pensiero pugnante per la pace e la felicità degli uomini: se vi determinaste a bollare le fronti serene di quegli integri lavoratori col marchio d'una creduta infamia, che non sarebbe infine per loro che un battesimo di sacrificio - oh allora, anche se io sarò lontano quando pronunzierete la vostra sentenza, ricordatevi, o giudici, di queste mie ultime modeste ed oneste parole; al di sopra del vostro responso vi è della storia - al di sopra dei vostri tribunali sta il tribunale incorruttibile dell'avvenire. (Applausi fragorosi e prolungati, invano repressi dal Presidente).


domenica 28 dicembre 2025

Pietro Gori avvocato - Signori del Tribunale

 

Tra il dicembre del 1893 ed i primi di gennaio del 1894, la polizia genovese spiccò numerosi mandati di cattura nei confronti di studenti, artisti, operai, etc., sotto l'imputazione di "associazione a delinquere", per essersi "in attuazione delle teorie anarchiche da essi professate, associati fra loro per commettere delitti contro la proprietà, le persone, la incolumità e l'amministrazione della giustizia". Gli imputati erano 35; Luigi Galleani ed Eugenio Pellaco erano imputati anche di essere i "capi" dell'associazione. Il processo si svolse presso il Tribunale di Genova dal 22 maggio sino all'8 giugno 1894. L'arringa del Gori (della quale riportiamo ampi stralci) fu pronunciata nell'udienza pomeridiana del 2 giugno; oltre alla sua, vi furono altre 20 arringhe in difesa dei numerosi imputati. Il Galleani fu condannato a 3 anni di reclusione, con un sesto di segregazione cellulare, oltre 2 anni di sorveglianza. Le altre condanne variarono dai 16 ai 6 mesi di reclusione. Soltanto 13 imputati vennero assolti.

Signori del Tribunale!

Dopo la fiammeggiante volata nel cielo della scienza e del sentimento di cotest'aquila del pensiero giuridico italiano, ch'è il mio amico e maestro Antonio Pellegrini, io sorgo commosso, e quasi sgomento, a parlare dal punto di vista sociale di cotesti uomini e di coteste idee, che la folla ingannata ed inconscia così poco osserva ed intende. Ma le mie povere parole, se pure trepidanti per la solennità del momento, zampilleranno dal cuore, ed avranno innanzi a voi il merito, unico forse, della schiettezza e della lealtà. E per dovere di lealtà permettetemi innanzitutto una constatazione ed una dichiarazione. Il comm. Siro Sironi, ex-questore di Genova ed oggi questore nella capitale, si compiacque denunziare me pure come associato a costoro per delinquere contro le persone, la proprietà, l'ordine pubblico, e per commettere tutte le birichinate di cui parla l'art.248 (1) del Codice Penale. La Camera di Consiglio presso il Tribunale di Genova, con un atto di relativa giustizia, mi prosciolse dall'accusa. Or bene, signori, io tengo a dichiararvi: che se il professare le nobili idee dell'anarchia è reato; - se il denunziare le iniquità sociali, analizzare le menzogne di una sedicente civiltà, flagellare ogni forma di tirannide e di sfruttamento, tenere gli occhi rivolti alle aurore dell'avvenire incorruttibile, portare tra le moltitudini dei miseri e degli oppressi la buona novella della liberazione e della giustizia è delitto - io pure di coteste colpe sono colpevole. Male faceste a prosciogliermi. E se le vostre leggi di rito ancora ve lo consentono, ebbene - io vi prego - schiudetemi i cancelli di quella gabbia, in quest'oggi onorata, e permettete a me pure di sedere tra codesti onestissimi malfattori, onde rispondere, come accusatore, alle strane accuse che oggi la società (per modo di dire) muove a costoro. Si è detto dall'accusa che questo non è processo alle idee. Io mantengo: sì! è processo alle idee. Anzi è qualcosa di più e di peggio: è processo alle intenzioni. Il Pubblico Ministero si è sbracciato a sostenere che oggi ognuno è libero di pensare come meglio crede. Ciò si dice, è vero; ma anche questa è null'altro che una di quelle tante menzogne convenzionali su cui si regge la vecchia e scricchiolante organizzazione sociale. Libero di pensare, come esso vuole, tra le impenetrabili pareti del suo cranio?.... Ma allora grazie tante della libertà delle vostre leggi, o accusatore pubblico. Il pensiero umano di cotesta concessione non ha bisogno. Esso esercita nel segreto d'ogni organismo ragionante i diritti imprescrittibili di un sovrano che non teme prepotenze di sospetti inquisitori o di pavide polizie. È adunque la libertà di propagarlo e di diffonderlo cotesto pensiero, che le leggi savie e libere (se possono esservi savie e libere leggi) devono consentire non solo, ma garantire. Ma voi, o egregio avversario, così non la intendete ed arrivate sino ad affermare che questo non è processo politico. Perché?.... Forse politica deve intendersi solo l'arte meschina di fare e disfare i ministeri? E non sentite, dagli infiniti regni del tempo, che tutta la questione politica è oggi questione essenzialmente sociale? Non vi accorgete che gli intelletti acuti e le anime assetate di idealità alte ed umane, mirando alla sostanza delle cose anziché all'arida forma, attendono alla grande opera di rinnovamento, attraverso le modeste e perenni constatazioni della ingiustizia economica che colpisce i lavoratori, i quali sono (piaccia o non piaccia al Pubblico Ministero) i soli produttori di tutta la ricchezza sociale. 

(Continua)

giovedì 25 dicembre 2025

Il corpo umano: la nuova frontiera del capitale

 

Fin dalle prime spedizioni capitalistiche occidentali la civilizzazione è stata rappresentata come una categoria purificante, una categoria che libera il culturalmente diverso dalle condizioni profane e immonde del vivere selvaggio e barbaro. Il processo inizia con il rimodellamento del territorio dell’altro attraverso i segni della civilizzazione: metodi di produzione, merci, gestione delle risorse e tutta la schiera di relazioni sociali che accompagnano questi processi e questi materiali sotto le insegne della provvidenza o del progresso. Il progresso assicura che l’avvento di questo ordine simbolico sia presentato come sommamente positivo e insindacabile nella sua generosità, mentre i segni dei regimi indigeni sono derisi, ridicolizzati, assimilati o distrutti. Si tende a classificare quelli che rifiutano l’assimilazione e/o resistono al proprio collocamento nel sistema appena introdotto come eccessi disfunzionali, pronti per essere eliminati. Che si usi il modello tradizionale dell’intervento militare o il più recente modello della richiesta di prodotti associata alle pressioni del mercato globale (sostituto dei moschetti e degli arieti), il risultato non cambia: la separazione tra primo e terzo mondo è mantenuta, la commistione culturale è strutturata per il vantaggio materiale e sociale del «civilizzato». Per quanto questa formula di imperialismo economico/culturale possa essere efficace e vincente, vi sono dei limiti che rendono ancora imperfetto il sistema. Innanzi tutto la frontiera terrestre è spazialmente limitata, e sta per esaurirsi. Al momento non c’è alcun luogo non soggetto all’invasione del capitalismo. Tutto quello che rimane sono, in verità, delle zone di contestazione (come nelle culture islamiche o maoiste). Il corpo invece non può essere adattato per riflettere i segni della civilizzazione, la carne in sé non è pienamente razionalizzata per approssimare al meglio le richieste ideali del capitale, in termini di adattabilità ed efficienza del mercato. Di conseguenza, relativamente a quest’ultima difficoltà, a partire dalla fine del XIX secolo il capitale ha posto una grande enfasi sul costruire un apparato che produca corpi congeniali ai suoi bisogni e alle sue priorità.

lunedì 22 dicembre 2025

I Pirati e la Repubblica corsara di Salé

 

 

La Repubblica corsara di Salé, in Marocco composta da corsari, confraternite sufi, pederasti, "irresistibili" donne moresche, piratesse, schiavi, avventurieri, ribelli irlandesi, ebrei eretici, spie inglesi, eroi radicali proletari e altri ancora è la forma politica più evoluta tra le comunità di pirati del periodo (tra il XVI e il XIX). La storia ha teso vedere quella dei rinnegati come priva di significato, un semplice contrattempo nell'inevitabile progredire senza scosse della cultura europea verso il dominio mondiale. I pirati non erano istruiti, ma poveri e marginalizzati, e quindi (si suppone) non avrebbero potuto avere vere idee o intenzioni. Vengono visti come particelle insignificanti, spazzate via dal flusso principale della storia da uno strano mulinello o da un vortice d'irrazionalità esotica. Migliaia di conversioni verso la fede dell'Altro non significano nulla, secoli di resistenza all'egemonia cristiano-europea non significano nulla. Nessuno storico (forse) ha mai presupposto una connessione tra l'islamofilia intellettuale dei Rosacroce, l'Illuminismo e il bizzarro fenomeno dei rinnegati. Nessuno ha mai interpretato la loro; conversione all'Islam come una specie di forma definitiva di ranterismo, o anche quale mezzo di fuga da (e di vendetta contro) una civiltà d'infelicità economica e sessuale, da una cristianità "rispettabile", basata sulla schiavitù, la repressione e il privilegio delle élite. L'apostasia dei rinnegati quale autoespressione, l'apostasia di massa quale espressione di classe, i rinnegati come una sorta "avanguardia" protoproletaria. L'"avanguardia" ha fallito, i rinnegati sono svaniti, e l'iniziale cultura di resistenza evapora con loro. Ma la loro esperienza non è stata senza senso, né merita d'essere sepolta nell'oblio. Qualcuno dovrebbe rendere omaggio alloro fervore insurrezionale e alla loro "zona autonoma temporanea" sulle rive del fiume Bou Regreg in Marocco. Lasciamo che i rinnegati facciano di nuovo il loro ingresso nei sogni agitati della civiltà.

giovedì 18 dicembre 2025

La Strategia eversiva e i suoi responsabili

 

Apparentemente, la strategia eversiva sarà condotta sul terreno da un coacervo di forze di destra civili, settori dell'economia, strutture militari e paramilitari e vere centrali terroristiche come Ordine Nuovo e Avanguardia Nazionale — che ne saranno gli effettivi bracci armati — ma non mancheranno addentellati con la mafia, sempre vicina ai servizi americani. Vere coordinatrici e promotrici della strategia si riveleranno però alcune organizzazioni politico-militari, formalmente clandestine ma con altissimi livelli di copertura politica e cospicui mezzi economici. Si tratta di strutture eversive ufficialmente non istituzionali, ma di fatto para-istituzionali, parastatali si potrebbe dire, avendo al loro interno funzionari ed esponenti di spicco delle realtà economiche, politiche, istituzionali e militari. Questi organismi controllano ingenti depositi di armi e centri di addestramento attrezzati per operazioni clandestine e di sabotaggio e fanno capo direttamente o indirettamente a una più vasta rete "coperta" e ramificata, creata negli anni '50 in ambito Nato-Cia, nota come Stay Behind Net, "la rete che sta dietro", una rete in origine pensata per essere attivata in caso di invasione sovietica, ma che avrebbe potuto tornare utile anche in caso di vittoria o possibile vittoria elettorale di partiti comunisti, e/o qualora ci fosse la necessità di ristabilire un ordine sociale. Fa parte formale della rete, fin dal lontano 1956, la Gladio, struttura paramilitare "coperta" coordinata dal Ministero della Difesa, mentre vi si riferiscono in modo non formale altre strutture più recenti, dai nomi ormai noti. composte sia da civili che da militari, fra le quali l'"Aginter Presse", la loggia massonica "P2", l'organizzazione "Rosa dei venti", il "Movimento azione rivoluzionaria" (Mar), l'"Anello" noto anche come "Sid parallelo" o 'Noto servizio", i "Nuclei di difesa dello Stato" ed altri gruppi minori. Dietro e/o dentro queste organizzazioni si muovono oltre ai servizi "di capi di governo, Ministri (di Interno e Difesa in particolare), politici di primo piano (della Dc, del Psdi e del Msi in primis), pezzi di magistratura e molti alti funzionari dell'esercito, della finanza, della polizia e dei carabinieri — specifico di questi ultimi è nel 1964 il famoso "Piano solo" — oltre a giornalisti, spie, giornalisti-spia, cani sciolti, ex repubblichini e nuovi fascisti, in un reticolo di connessioni, complicità e ricatti i cui intrecci, nonostante le numerose inchieste giudiziarie, rimangono in gran parte avvolti da una spessa nebbia. Consultando i documenti dell'UAAR si rimane sconcertati dalla quantità di gruppi e organizzazioni, dichiaratamente fasciste e più o meno colluse con strutture istituzionali, sulle quali i burattinai dell'eversione e il "partito americano" potevano contare e che potevano agevolmente manipolare. Certamente i servizi di sicurezza e i loro settori segreti e supersegreti, nazionali e non, vi giocarono un ruolo primario, ma ricordiamo sempre che nessuno di loro giocava in modo autonomo come si è poi cercato di far credere. I fantomatici servizi deviati avevano tutti, direttamente o no, un referente istituzionale, che in molti casi era lo stesso Presidente del Consiglio in carica. "Io avevo la P2, Cossiga la Gladio e Andreotti l'Anello", ha detto in una intervista nel 2011 il capo della P2 Licio Gelli. È ormai risaputo che le supposte deviazioni rispondevano in realtà a vertici politico-istituzionali ed a esigenze di ordine sovrannazionale (leggi Nato, Cia...) legate alla logica dei blocchi, alle quali questa Repubblica era sottomessa. Dopo il fallimento della strategia della tensione e delle stragi, tanto i "fascisti" quanto i "servizi deviati" saranno il comodo alibi dello Stato e dei suoi apparati.

(Tratto da “La finestra è ancora aperta” Gabriele Fuga - Enrico Maltini)

lunedì 15 dicembre 2025

Giuseppe Pinelli e la questura di Milano

 

Testimonianza di Pasquale Valitutti

Io sottoscritto Pasquale Valitutti dichiaro che: giunto in questura all'ufficio politico verso le ore 11 di sabato 13 dicembre, sono rimasto due o tre ore in sala d'attesa. Spostato quindi nel salone seguente quello dove vi è la macchina del caffè ho visto Pinelli seduto vicino ad Eliane Vincileone.

In seguito, da informazioni datemi da Sergio Ardau e dallo stesso Pinelli ho saputo che Pinelli era stato fermato venerdì sera e interrogato lungamente nella stessa serata di venerdì. Nella notte di venerdì non aveva dormito. Pinelli mi è parso seccato e stanco, ma in condizioni normali. Mi ha parlato del suo alibi e mi è apparso sicuro. Più tardi gli è stata fatta una sfuriata da parte di un agente, che saprei riconoscere, perché aveva gettato della cenere per terra (numerosi i testimoni) e lui si è chinato a raccoglierla.

Più tardi, a sera inoltrata, per ordine di Calabresi siamo stati divisi nella stanza in tavoli diversi, mentre Pinelli e Moi sono stati fatti mettere nella stanza del caffè.

Verso le 24 sono stati fatti andare via tutti gli altri e siamo rimasti io, l'Eliane e Lorenzo. In seguito io e Lorenzo siamo stati portati in cella di sicurezza: non ho più visto Pinelli fino alla domenica dopo pranzo, mi ha detto che lo avevano interrogato la notte di sabato e fatto riposare qualche ora in camera di sicurezza nella giornata di domenica. Nel frattempo io ero stato interrogato e mi avevano portato nel mio abbaino per una perquisizione. Domenica pomeriggio ho parlato con Pino e con Eliane e Pino mi ha detto che facevano difficoltà per il suo alibi, del quale si mostrava sicurissimo. Mi ha anche detto di sentirsi perseguitato da Calabresi e che aveva paura di perdere il posto alle ferrovie. Verso sera un funzionario si è arrabbiato perché parlavo con gli altri e mi ha fatto mettere nella segreteria che è adiacente all'ufficio del Pagnozzi: ho avuto occasione di cogliere alcuni brani degli ordini che Pagnozzi lasciava ai suoi inferiori per la notte. Dai brani colti posso affermare che ha detto di riservare al Pinelli un trattamento speciale, di non farlo dormire e di tenerlo sotto pressione tutta la notte. Di notte il Pinelli è stato portato in un'altra stanza e la mattina mi ha detto di essere molto stanco, che non lo avevano fatto dormire e che continuavano a ripetergli che il suo alibi era falso. Mi è parso molto amareggiato. Siamo rimasti tutti il giorno nella stessa stanza, quella del caffè e abbiamo potuto scambiare solo alcune frasi, comunque molto signicative. Io gli ho detto: "Pino, perché ce l'hanno con noi?" e lui molto amareggiato mi ha detto: "Si, ce l'hanno con me". Sempre nella serata di lunedì gli ho chiesto se avesse firmato dei verbali e lui mi ha detto di no. Verso le otto è stato portato via e quando ho chiesto ad una guarda dove fosse mi ha risposto che era andato a casa. Io pensavo che stesse per toccare a me di subire l'interrogatorio, certamente il più pesante di quelli avvenuti fino ad allora: avevo questa precisa impressione.

Dopo un po', penso verso le 11.30, ho sentito dei rumori sospetti come di una rissa e ho pensato che Pinelli fosse ancora lì e che lo stessero picchiando. Dopo un po' di tempo c'è stato il cambio di guardia, cioè la sostituzione del piantone di turno fino a mezzanotte. Poco dopo ho sentito come delle sedie smosse ed ho visto gente che correva nel corridoio verso l'uscita, gridando "si è gettato". Alle mie domande hanno risposto che si era gettato il Pinelli; mi hanno anche detto che hanno cercato di trattenerlo ma non vi sono riusciti. Calabresi mi ha detto che stavano parlando scherzosamente del Pietro Valpreda, facendomi chiaramente capire che era nella stanza nel momento in cui Pinelli cascò. Inoltre mi hanno detto che Pinelli era un delinquente, aveva le mani in pasta dappertutto e sapeva molte cose degli attentati del 25 aprile. Queste cose mi sono state dette da Panessa e Calabresi mentre altri poliziotti mi tenevano fermo su una sedia pochi minuti dopo il fatto di Pinelli. Specifico inoltre che dalla posizione in cui mi trovavo potevo vedere con chiarezza il pezzo di corridoio che Calabresi avrebbe dovuto necessariamente percorrere per recarsi nello studio del dottor Allegra e che nei minuti precedenti il fatto Calabresi non è assolutamente passato per quel pezzo di corridoio.



domenica 14 dicembre 2025

Anarchia al polo sud: Santiago Sierra pianta la bandiera nera per distruggere tutti i confini.

"Viaggio molto", dice l'artista spagnolo Santiago Sierra, noto per la performance art e l'arte delle installazioni, “ma entrare in un paese è come andare in prigione. I confini mi disgustano – come idea e come esperienza personale. Questo lavoro nega tutto questo". È un'osservazione tipicamente schietta di Santiago Sierra, che una volta ha causato tumulto pompando monossido di carbonio in un'ex sinagoga in Germania, quindi invitando i visitatori a indossare maschere antigas per entrare in questa camera della morte simulata. Così parlò Sierra della sua installazione, inaugurata al Dundee Contemporary Arts. Chiamata Black Flag, documenta i suoi tentativi di far piantare il simbolo dell'anarchismo ai poli nord e sud. Qual è stato il motivo del progetto? “Per occupare il mondo, suppongo. Piantare una bandiera nazionale in un luogo finora sconosciuto non è mai stato un gesto innocente"...

Il tentativo di Sierra di occupare il mondo è iniziato sei anni fa quando ha inviato una spedizione nella remota isola norvegese delle Svalbard. Da lì, i suoi collaboratori si sono recati alla base russa di Barneo che, poiché si trova su un lastrone di ghiaccio alla deriva, deve essere ricostruita ogni anno per servire i turisti in arrivo. Da lì, il team di Sierra si è avventurato al vicino polo nord e, il 14 aprile 2015, ha piantato una bandiera nera, oltre a catturare il paesaggio in audio e video. Otto mesi dopo, il 14 dicembre, esattamente 104 anni dopo che il norvegese Roald Amundsen aveva battuto il capitano britannico Robert Falcon Scott per diventare la prima persona a raggiungere il polo sud, gli scagnozzi di Sierra ne piantarono un altro al polo sud geografico. Le due bandiere nere sono state entrambe lasciate sul posto, in parte come un rimprovero, come la vede Sierra, ai nazionalisti che hanno insozzato le estremità altrimenti incontaminate della Terra con i loro simboli nazionali fuori posto. Il progetto suona come un incubo logistico, ma Sierra esita. "Non ci sono state battute d'arresto di alcun tipo", dice Sierra, parlando al telefono da Madrid, dove ha sede. “È relativamente semplice poiché esiste un servizio di elicotteri per il turismo d'élite. Se puoi pagare a modo tuo, puoi andare a entrambi i poli".

Sierra non ha preso parte, scegliendo di organizzare il progetto dal suo studio. "La mia presenza potrebbe solo causare problemi e duplicare i costi", afferma, e aggiunge: “Piantare una bandiera nazionale in un luogo finora sconosciuto non è mai stato un gesto innocente. È così che iniziano sempre i processi coloniali”. Sierra alla domanda: "Sei, o sei mai stato, un anarchico?" "Considero l'anarchismo come una filosofia politica e comportamentale con la quale mi identifico pienamente", risponde. “Tuttavia, l'anarchismo è, prima di tutto, moralità e implica uno stile di vita senza concessioni. In questo senso non lo sarei tanto perché la mia vita è lontana da quella di qualsiasi militante anarchico».

venerdì 12 dicembre 2025

Un fatto di cronaca

 

Nel 1973 quando era in prima media, Claudia Pinelli, la minore delle due figlie di Licia e Pino, raccontò la sua versione dei fatti in un compito in classe.

Tema: Un fatto di cronaca

Svolgimento

Erano verso le h. 4 del pomeriggio, a un tratto echeggiò una esplosione, molta gente accorse dove si era sentito il boato; davanti a loro stavano le macerie di una banca distrutta e qua e là corpi straziati. Così avvenne quella che noi ora definiamo: La strage di Piazza Fontana. La polizia non sapeva dove mettere le mani, così decise di addossare la colpa agli anarchici. Li vennero a prendere per portarli in questura. In quelle tragiche notti perse la vita il ferroviere anarchico Giuseppe Pinelli fermato dalla polizia come tanti altri suoi compagni. La moglie (Licia Pinelli) ora si sta battendo per scoprire la verità sulla morte del marito, perché lei è convinta con le sue figlie, che Giuseppe Pinelli non si è suicidato, ma sia stato ucciso. La polizia, vedendo la reazione della moglie, si affrettò subito a dire che Pinelli era un bravuomo e che il giorno seguente lo dovevano liberare. Ma alla vedova Pinelli non bastavano le loro assicurazioni; ora era sola e doveva provvedere al mantenimento delle sue due bambine, Silvia di 9 anni e Claudia di 8. Intanto per la strage di Piazza Fontana era stato accusato Valpreda. Sono passati tre anni dalla strage di Piazza Fontana e Valpreda è stato rilasciato in libertà provvisoria senza un vero processo (ben due processi sono stati rinviati). Speriamo che il terzo processo sia quello che faccia trionfare la giustizia liberando gli innocenti e imprigionando i veri colpevoli.

martedì 9 dicembre 2025

La strage di Piazza Fontana

 

La strage di p.za Fontana non ci è giunta del tutto inattesa. Da molto tempo prevedevamo e temevamo un attentato sanguinario. Era nella logica dei fatti. Era nella logica dell’escalation provocatoria iniziata il 25 aprile. Per giustificare la repressione, per seminare la giusta dose di panico, per motivare la diffamazione giornalistica e scatenare l'esecrazione pubblica ci voleva del sangue. E il sangue c'è stato. Purtroppo, come avevamo previsto, la repressione mascherata da “democratica” tutela dell'ordine contro gli opposti estremisti ha continuato la sua marcia. Solo noi anarchici sembravamo accorgercene. Per mesi abbino gridato nelle piazze, scritto sui muri, sui manifesti, nei volantini, ripetuto nei nostri giornali che era solo l'inizio. E sulle pane ci ritrovavamo soli, manganellati, fermati, denunciati e per di più ignorati dai marx-leninisti, dal M.S. e dagli altri “neo-rivoluzionari”, i quali ritenevano di avere cose più importanti di cui occuparsi, ben lieti in fondo che polizia magistratura stampa se la prendessero con gli anarchici. Poi, come avevamo previsto, la repressione si è estesa, con igliaia di denunce a operai, centinaia di fermi, perquisizioni ecc. Per la prima volta a Milano è stato violentemente impedito un corteo del Movimento Studentesco (quelli anarchici erano stati sempre dispersi brutalmente)... Anche un cieco avrebbe potuto capire cosa stava succedendo e sembrava che anche i giovani dilettanti della rivoluzione marx-leninista cominciassero finalmente a capire. E invece no. Eccoli a gridare — facendo coro con la sinistra parlamentare, ben altrimenti interessata — che la repressione non passerà. Come se la repressione non fosse già passata, come se fosse normale routine democratica tutto quello che da qualche mese sta' succedendo, come se fosse normale routine democratica che i fermati dalla polizia “cadano” dal 4° piano della questura e diecimila operai vengano denunciati e decine di militanti di gruppi extraparlamentari vengano incriminati e condannati rispolverando i famigerati articoli 270-71-72 del codice fascista... Come se fosse normale routine democratica che per gli attentati scopertamente reazionari vengano immediatamente accusati gli anarchici (cfr. dichiarazione del poliziotto dr. Calabrese) e fermati, interrogati, perquisiti 588 (cinquecentoottantotto) militanti della sinistra extraparlantentare e 12 fascisti (rilasciati per primi dopo essere stati trattati con ogni riguardo)... A quanto pare i nostri scientificissimi “cugini” marxisti riconoscono la repressione ed il fascismo solo quando porta il fez (e solo, naturalmente, quando li colpisce direttamente). In questo bollettino non abbiamo potuto raccogliere per mancanza di tempo e spazio tutta la documentazione sull'estendersi della repressione (già del resto ampiamente documentata dalla stampa). Ci siamo limitati al campo anarchico, trovando in esso non solo la nostra specifica funzione di Crocenera, ma anche purtroppo sufficiente materiale. Perché la repressione si è estesa, ma continua a colpire sempre e pesantemente gli anarchici. Anarchico era Pinelli, la prima vittima prescelta della repressione (dopo i morti di Avola e Battipaglia, vittime “casuali”); anarchico è Valpreda, capro espiatorio della montatura provocatoria; anarchici in larga parte i fermati ed i perquisiti (oltre settanta solo a Milano); anarchico il movimento politico scelto come primo più facile bersaglio della calunnia dei pennivendoli...

(da Crocanera n. 5, febbraio 1970)