..............................................................................................................L' azione diretta è figlia della ragione e della ribellione

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martedì 15 gennaio 2013

Elezioni: una tirannide legalizzata

Vi sono tre tipi di tiranni: gli uni ottengono il regno attraverso l'elezione del popolo, gli altri con la forza delle armi, e gli altri ancora per successione ereditaria. Chi lo ha acquisito per diritto di guerra si comporta in modo tale da far capire che si trova, diciamo così, in terra di conquista. Coloro che nascono sovrani non sono di solito molto migliori, anzi essendo nati e nutriti in seno alla tirannia, succhiano con il latte la natura del tiranno, e considerano i popoli che sono loro sottomessi, come servi ereditari; e, secondo la loro indole di avari o prodighi, come sono, considerano il regno come loro proprietà. Chi ha ricevuto il potere dello Stato dal popolo [...] è strano di quanto superino gli altri tiranni in ogni genere di vizio e perfino di crudeltà, non trovando altri mezzi per garantire la nuova tirannia che estendere la servitù ed allontanare talmente i loro sudditi dalla libertà, che, per quanto vivo, gliene si possa far perdere il ricordo. A dire il vero, quindi, esiste tra loro qualche differenza, ma non ne vedo affatto una possibilità di scelta; e per quanto i metodi per arrivare al potere siano diversi, il modo di regnare è quasi sempre simile.

Etienne de La Boétie (Discorso sulla servitù volontaria)






sabato 12 gennaio 2013

Elezioni: le pecore vanno al macello …

“Le pecore vanno al macello. Non si dicono niente, loro, e niente sperano. Ma almeno non votano per il macellaio che le ucciderà, e per il borghese che le mangerà.

Più bestia delle bestie, più pecora delle pecore, l'elettore nomina il proprio carnefice e sceglie il proprio borghese. Ha fatto delle rivoluzioni per conquistarne il diritto...”
Octave Mirabeau

Il potere di questa corrotta classe politica sta solo nel voto. Negandolo a nuovi e vecchi partiti che inevitabilmente saranno stritolati dai meccanismi di questo sistema, si avvierà una fase di cambiamento.
Il problema ora non é infatti scegliere un partito o l'altro, vecchi o nuovi che siano, ma sfiduciare l'intero sistema politico con una massiccia astensione che porterà obbligatoriamente ad una nuova Costituente, che rinnovi tutto il sistema politico ed istituzionale, cosa che nessun partito potrà mai fare all'interno di quello attuale.
Se si capirà, fuori dai tanti luoghi comuni, che una massiccia astensione dal rito che perpetua questo corrotto ed indegno potere é una vera opzione politica e non dell'antipolitica, riusciremo finalmente a voltar pagina.
Astenersi dal voto non é togliere un potere al cittadino, ma potenziarlo al massimo grado, e cioè sfiduciare e far sparire questa classe politica, questo sistema politico e non un qualsiasi partito, cosa che non risolverebbe niente.
Con questo sistema, votare per uno vuol dire votare per tutti gli altri ormai, dopo anni di urne, dovreste esservi accorti che non serve a nulla, tutte le richieste per cui avete votato sono restate inevase ... anzi, lorsignori non hanno fatto altro che aggiungere sciagura a sciagura, fino a consegnarci legati mani e piedi ad una cricca usurai che hanno sospeso la democrazia e stanno distruggendo il Paese.

mercoledì 9 gennaio 2013

Sono ateo, grazie a Dio!



Non lo si ripeterà mai abbastanza. Tutte le religioni sono menzogne, tutte le religioni sono oppressione, tutte le religioni sono strumenti di dominio. Chiese, moschee, sinagoghe o templi, si tratta sempre di luoghi in cui si entra e da cui si esce solo inginocchiandosi dinnanzi a chi sta in alto. Una delle più diffuse convenzioni sociali della nostra epoca è quella secondo cui ogni opinione religiosa debba essere rispettata, essendo considerato esecrabile solo il fanatismo. Come se il fanatismo non fosse una caratteristica intrinseca in ogni religione, come se lo stesso concetto di sacro non implicasse la punizione del trasgressore: quale punizione a quale trasgressore, è solo una differenza di sfumature. Se in Algeria ci sono fanatici integralisti che attaccano le donne che non portano il velo, come definire quelli che negli Stati Uniti aggrediscono i medici che accettano di praticare l’aborto?
Stiamo anche assistendo a curiose dispute in merito alla pretesa superiorità del cristianesimo rispetto alle altre religioni. C’è chi lo considera comunque migliore dell’islamismo, di cui viene evidenziato il disprezzo nei confronti delle donne. Eppure, tralasciando il cristiano trattamento riservato alle donne in passato, la rinuncia al piacere dei sensi, contrapposto alla necessità del concepimento, è a tutt’oggi parte integrante del cristianesimo. Le suore, e in particolar modo quelle di clausura, sono anch’esse un simbolo della negazione della donna. Se la donna tenuta rinchiusa e a cui viene imposto il velo desta orrore, la donna picchiata o ammazzata perché troppo disinibita non è forse un fatto diventato quasi normale nella sua quotidianità? Del resto, se spostiamo il discorso alla civiltà nel suo complesso, la donna apprezzata in oriente è quella vestita il più possibile, mentre in occidente è quella svestita il più possibile. Il che ha tutta l’aria di rappresentare i due poli di una medesima umiliazione.
È un fatto: non esistono religioni buone e religioni cattive. La religione, quale che sia, è la negazione dell’intelletto e dei sentimenti più autentici, la repressione dei desideri, la mortificazione della dignità, nonché l’incitamento alla rassegnazione, l’apologia della sottomissione, l’esaltazione della miseria. La religione protegge il potente, benedice il soldato, approva il gendarme, prepara il boia, mentre scomunica e condanna ogni pensiero e ogni gesto ribelle.
Ma non serve a nulla bestemmiare contro i padroni del cielo quando si rivolgono preghiere a quelli sulla terra. Gli uni non possono vivere e prosperare senza gli altri. «Né Dio, né Stato» era e continuerà sempre ad essere una condizione essenziale per la liberazione umana.

giovedì 3 gennaio 2013

Non insegnate ai bambini

Non insegnate ai bambini
non insegnate la vostra morale
è così stanca e malata
potrebbe far male
forse una grave imprudenza
è lasciarli in balia di una falsa coscienza.

Non elogiate il pensiero
che è sempre più raro
non indicate per loro
una via conosciuta
ma se proprio volete
insegnate soltanto la magia della vita.

Giro giro tondo cambia il mondo.

Non insegnate ai bambini
non divulgate illusioni sociali
non gli riempite il futuro
di vecchi ideali
l'unica cosa sicura è tenerli lontano
dalla nostra cultura.

Non esaltate il talento
che è sempre più spento
non li avviate al bel canto, al teatro
alla danza
ma se proprio volete
raccontategli il sogno di
un'antica speranza.

Non insegnate ai bambini
ma coltivate voi stessi il cuore e la mente
stategli sempre vicini
date fiducia all'amore il resto è niente.

Giro giro tondo cambia il mondo.
Giro giro tondo cambia il mondo.


2003 - 2013
Ricordando Giorgio


4'33"

4′33″ (pronunciato dall'autore Quattro, trentatré oppure Quattro minuti, trentatré secondi) è una composizione in tre movimenti del compositore sperimentale americano John Cage (1912–1992), composta nel 1952 per qualunque strumento musicale o ensemble; lo spartito dà istruzione all'esecutore di non suonare per tutta la durata del brano nei tre movimenti: il primo di 30 secondi, il secondo di 2 minuti e 23 secondi, il terzo di 1 minuto e 40 secondi; il totale dei secondi di silenzio, ossia 4 minuti e 33 secondi, dà il titolo all'opera. Nelle intenzioni dell'autore, la composizione si presume consistere dei suoni emessi dall'ambiente in cui viene eseguita, dando una idea dell'importanza dell'ambiente stesso, sebbene sia generalmente percepita come "quattro minuti e trentatré secondi di silenzio".
4′33″ è la composizione più famosa e controversa di Cage Concepita attorno il 1947–1948, mentre il compositore stava lavorando alle sue sonate e interludi, essa è diventata per Cage l'epitome della sua idea di ciò che costituisce, o che può costituire, la musica. In un'intervista del 1982, come in molte altre occasioni, Cage ha affermato che 4′33″ è stata la sua opera più importante.
4’33” è l'apice di una serie di composizioni di Cage dove il silenzio ha conquistato un ruolo sempre più importante. Il Duetto per due flauti, scritto nel 1934, inizia con un silenzio, mentre Waiting, pezzo per piano scritto pochi mesi prima di 4’33”, è principalmente dominato dal silenzio, interrotto soltanto da un breve ostinato. Un'esperienza importante per la realizzazione del pezzo fu la visita alla camera anecoica dell'Università di Harvard. In questa camera, Cage avrebbe dovuto udire il silenzio più totale; invece riuscì a sentire due rumori, uno acuto e l'altro più grave. Un ingegnere gli spiegò allora che aveva ascoltato il proprio apparato cardiocircolatorio e nervoso in funzione; da ciò Cage dedusse che il silenzio perfetto è in realtà un'utopia, e il rumore domina in ogni istante della nostra vita.
Secondo Cage, 4’33” non è per nulla un'opera silenziosa, in quanto il vero centro di attenzione dovrebbero essere i rumori casuali che si sentono durante il silenzio dei musicisti, al pari di quelli dati dalla caduta di un oggetto, dal ronzio di un insetto o dal respirare degli spettatori. La durata particolare della composizione, invece, è probabilmente un riferimento allo zero assoluto: infatti, quattro minuti e trentatré secondi corrispondono a 273 secondi, e lo zero assoluto è posizionato a -273.15 °C, temperatura irraggiungibile, come il silenzio assoluto.
La prima di 4’33” si tenne a Woodstock, New York, il 29 agosto 1952, durante un recital di musica per pianoforte contemporanea. David Tudor si sedette al pianoforte, aprì il coperchio della tastiera e lo richiuse immediatamente, ripetendo il gesto per segnalare l'inizio e la fine di ciascun movimento. Cage stesso, riguardo quest'esecuzione e la reazione del pubblico, disse:
«Non hanno capito. Non esiste il silenzio. Alcuni credevano fosse silenzio, poiché ignoravano come ascoltare, in realtà c’erano tantissimi suoni accidentali. Durante il primo movimento si poteva sentire il vento che soffiava dall'esterno. Durante il secondo movimento gocce di pioggia cominciavano a picchiettare sul tetto, e durante il terzo la gente stessa produceva ogni genere di suono interessante parlando o uscendo dalla sala.»
Nel dicembre 2010 si tenne una campagna per far diventare 4’33” il pezzo musicale più venduto dell'anno, per impedire al vincitore della settima edizione di X Factor inglese di raggiungere la cima degli UK Single Charts. Inizialmente l'iniziativa fu sostenuta da un gruppo di Facebook, ma ben presto ebbe ampia diffusione. Ciò, tuttavia, non impedì il fallimento della campagna: 4’33” raggiunse soltanto il numero 21 della classifica.
Nel 1958 Cage partecipò al telequiz Lascia o Raddoppia in qualità di esperto di funghi, vincendo 5 milioni di Lire. Durante lo spettacolo si esibì in un concerto chiamato "Water Walk", sotto gli occhi sbigottiti di Mike Bongiorno e del pubblico italiano, in cui gli "strumenti" erano, tra gli altri, una vasca da bagno, un innaffiatoio, cinque radio, un pianoforte, dei cubetti di ghiaccio, una pentola a vapore e un vaso di fiori.
Memorabile il dialogo che ci fu tra il presentatore e Cage quando questi si congedò, vittorioso:
M.B.: "Bravissimo, bravo bravo bravo bravo. Bravo bravissimo, bravo Cage. Beh, il signor Cage ci ha dimostrato indubbiamente che se ne intendeva di funghi... quindi non è stato solo un personaggio che è venuto su questo palcoscenico per fare delle esibizioni strambe di musica strambissima, quindi è veramente un personaggio preparato. Lo sapevo perché mi ricordo che ci aveva detto che abitava nei boschetti nelle vicinanze di New York e che tutti i giorni andava a fare passeggiate e raccogliere funghi".
J.C.: "Un ringraziamento a... funghi, e alla Rai e a tutti genti d'Italia".
M.B.: "A tutta la gente d'Italia. Bravo signor Cage arrivederci e buon viaggio, torna in America o resta qui?".
J.C.: "Mia musica resta".
M.B.: "Ah, lei va via e la sua musica resta qui, ma era meglio il contrario: che la sua musica andasse via e lei restasse qui".


martedì 1 gennaio 2013

Giuseppe e Delfina

Il 2 gennaio di 10 anni fa è deceduto il compagno Giuseppe Ruzza di Gattinara. Questo blog vuole ricordarlo con la speranza che altri compagni lo ricordino allo stesso modo se non con più forza e con più documentazioni, affinché la memoria di chi ha portato avanti e seminato l’ideale anarchico, non vada persa.
L’attività instancabile di Beppe, iniziò da giovane militando in un gruppo di partigiani quasi esclusivamente anarchici, durante gli anni della resistenza, che si distinsero per la chiarezza delle loro idee nella lotta contro in nazi-fascismo. Finita la guerra operò affinché gli ideali del vero comunismo, quello anarchico, si diffondessero nella Valsesia attraverso la propaganda spicciola del volantinaggio e di un giornale da lui redatto chiamato “L’Agitatore”.
Venne arrestato negli anni ’50 dal regime democristiano, per aver sostenuto un gruppo di fuoriusciti combattenti spagnoli braccati dalla polizia franchista.
Uscito di galera dopo circa sette anni di prigionia, costituì una cassa raccolta fondi per il sostegno dei compagni detenuti; da Valpreda in poi, insieme alla sua compagna Delfina Stefanuto, scomparsa per emorragia celebrale pochi mesi prima di lui (nell’aprile del 2002) mentre in ospedale lo stava assistendo, fu sempre a fianco dei compagni sequestrati dal regime.
Anche fuori dalla Valsesia partecipò attivamente a numerose iniziative. A Vercelli lo ricordiamo per aver subito un’aggressione fascista e una intimidazione da parte di alcuni esponenti dell’allora Partito Comunista che lo accusarono durante una manifestazione del 1° maggio di non c’entrare niente con suddetta commemorazione!
Aprì sedi anarchiche a Gattinara, dove trovarono riferimento anche compagni di varie organizzazioni di estrema sinistra ed ex partigiani della Valsesia. Per questi motivi, durante i così detti anni di piombo, venne nuovamente arrestato per complicità e fiancheggiamento di fantomatiche bande armate. L’accusa contro di lui si sgretolò e dopo pochi mesi tornò libero e riprese la solita attività propagandistica fino al 2001, quando cominciò una sua nuova battaglia, quella contro i danni della vecchiaia e di una vita sofferta che lo arrestarono definitivamente.
Le sua compagna Delfina. fin da bambina, costretta alle parate delle “Piccole italiane”, aveva in odio il fascismo, tanto che a 14 anni entrò in contatto con le formazioni clandestine e ben presto divenne una giovane staffetta, indispensabile per mantenere i contatti e i rifornimenti con i partigiani combattenti che avevano le loro basi sulle alture della Valsesia, della Val d’Ossola e delle numerose posizioni fortificate dei dintorni. In quei frangenti conobbe Giuseppe.
Operaia tessile dopo la Liberazione, ben presto venne fatta oggetto dell’ostracismo padronale perché aveva osato difendere i diritti suoi e delle sue compagne di lavoro. Negli anni 50, dopo l’arresto di Giuseppe, Delfina entrò in contatto con il mondo dei detenuti, con i quali avrebbe continuato un’attiva solidarietà per il resto della sua vita. Con il ritorno alla libertà di Giuseppe, l’attività solidale verso i detenuti si alimentò con le iniziative del Circolo “Scribante” e con la stampa de “L’Agitatore” e ciò non poté mancare di dar fastidio all’ordine costituito. Così, anche lei insieme a Giuseppe, nel 1983 venne arrestata e, pur in assenza di prove che potessero trattenerli in carcere, dovette passare quasi un anno prima che fossero loro concessi gli arresti domiciliari e infine rimessi in libertà.
Per le loro attività, per le loro lotte, per le loro ingiustizie subite, per la loro generosità e per la loro solidarietà, Giuseppe e Delfina continueranno a rimanere nei cuori di tutti i compagni che li hanno conosciuti.



lunedì 31 dicembre 2012

Non si può mettere un lucchetto al cervello umano

"Antifascismo significa mantenere vivi quei valori che si stanno perdendo da parte dei revisionisti. Oggi non c’è da opporsi ad una persecuzione, ad una privazione della libertà come avveniva sotto il fascismo. Antifascisti dovremmo esserlo tutti. Purtroppo non è così. Il fascismo è stato la distruzione di tutti i valori morali.   […]   Il razzismo è sempre in agguato. In molte parti del mondo si assiste a persecuzioni non diverse da quelle che abbiamo avute in Europa mezzo secolo fa. Ci sono ritorni di antisemitismo persino in Italia. Tutto ciò denota un basso livello di valori etici. I razzisti sono persone frustrate, che pensano di rivalersi perseguitando persone che ritengono inferiori. Questi rigurgiti del passato non mi toccano, ma mi addolorano.   […]   Penso che nel futuro il ruolo della donna sarà decisivo. Più volte mi è capitato di dire che il livello a cui è tenuta la donna, è il barometro della civiltà: più alte sono le potenzialità aperte alle donne, più alto sarà il grado della civiltà.   […]   L’ingegneria genetica a tutt’oggi ha portato soltanto dei vantaggi all’umanità. Invece è immenso il pericolo della manipolazione culturale. Basta pensare ai mass media, all’influsso della televisione sui bambini. Mentre va aumentando in maniera smisurata il pericolo della manipolazione culturale, mi sembra assurdo preoccuparsi della manipolazione genetica.   […]   Sono per la libertà della ricerca. Non si può mettere un lucchetto al cervello umano. Naturalmente deve essere una ricerca fatta bene, onestamente. Ma in libertà. I valori etici, ma anche i valori politici e sociali, devono invece ispirare le applicazioni dei risultati della ricerca. Non tutto ciò che tecnicamente può essere fatto deve necessariamente essere fatto.

Meglio aggiungere vita ai giorni che non giorni alla vita.   […]   Ho perso un po’ la vista, molto l’udito. Alle conferenze non vedo le proiezioni e non sento bene. Ma penso di più adesso di quando avevo vent’anni. Il corpo faccia quello che vuole. Io non sono il corpo: io sono la mente."
Rita Levi Montalcini

Ciao Rita!

domenica 30 dicembre 2012

Il denaro non si mangia


Solo quando l'ultimo fiume sarà prosciugato, quando l'ultimo albero sarà abbattuto, quando l'ultimo animale sarà ucciso, solo allora capirete che il denaro non si mangia.

Ta-Tanka I-Yotank Toro Seduto
(Lakota Sioux)

mercoledì 26 dicembre 2012

Ti ricordi chi è…Stato?


La memoria dei fatti di piazza Fontana dovrebbe essere un patrimonio collettivo ben piantato nelle teste e nei cuori di tutti gli italiani. Eppure, soprattutto tra i più giovani, la conoscenza delle circostanze legate all’orribile strage del 12 dicembre 1969 non è assolutamente scontata.
Dietro a questa inconsapevolezza non ci sono soltanto i depistaggi e le tante menzogne che per anni hanno garantito l’impunità dei massacratori e dei loro complici, ma ci sono anche i vecchi e nuovi revisionismi della storia, le speculazioni di chi vuole confondere l’opinione pubblica per seminare ignoranza e sopprimere lo spirito critico.
Quella di piazza Fontana fu una strage di stato. L’estrema destra fascista e i servizi segreti italiani collaborarono fattivamente per massacrare 17 persone e ferirne 88. Si trattò del primo grande attentato terroristico (già preceduto da altre provocazioni simili) che inaugurò la strategia della tensione. In un momento di grande effervescenza della società italiana (si pensi alle proteste studentesche, alle lotte dei lavoratori, al profondo cambiamento culturale del paese), la risposta dello stato doveva essere durissima e spietata: creare un evento traumatico, terrorizzare l’opinione pubblica, trovare un capro espiatorio, criminalizzare l’opposizione sociale, soffocare la libertà attraverso una svolta autoritaria.
Per questa strage furono subito incolpati gli anarchici. Giuseppe Pinelli, un compagno anarchico che di lavoro faceva il ferroviere, fu interrogato per tre giorni di seguito. La sera del 15 dicembre veniva scaraventato dalla finestra dell’ufficio del commissario Luigi Calabresi, al quarto piano della questura di Milano. Pinelli era innocente, e gli anarchici con quella bomba non avevano proprio niente a che fare.
La campagna di controinformazione promossa dagli anarchici, dalla sinistra extraparlamentare e da autorevoli figure della cultura e del giornalismo del nostro paese riuscì a stabilire quasi subito la realtà dei fatti: la bomba l’avevano messa i fascisti per conto dello stato. Ancora oggi, dopo quarantuno anni, non si è mai arrivati a questa verità giudiziaria anche se – tra le righe di numerose sentenze – sono più volte emerse le responsabilità e le complicità degli apparati dello stato e della manovalanza fascista.
La violenza delle istituzioni è una cosa con cui tutti i cittadini fanno i conti ogni giorno quando si trovano di fronte ai privilegi e all’arroganza di chi gode di potere e impunità. E poi ci sono gli abusi e gli omicidi nelle carceri, le violenze nei centri di trattenimento per immigrati, le schifezze dei politici, i soprusi delle forze dell’ordine, le guerre che combattono gli eserciti.
Dopo quarantuno anni, il copione è sempre lo stesso: quando le istituzioni sono in crisi, la tentazione autoritaria si fa sempre più concreta: oggi la strategia della tensione è nella militarizzazione delle strade, nelle campagne di odio contro i poveri e gli immigrati, nella repressione del dissenso e delle lotte, nel bavaglio all’informazione, nell’attacco alla libertà.
Ecco perché ricordare è importante: per non smettere mai di lottare per una società più libera e più giusta che sappia fare a meno del potere e della sua violenza.
Coordinamento Studentesco Antiautoritario
Coordinamento Anarchico Palermitano