..............................................................................................................L' azione diretta è figlia della ragione e della ribellione

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domenica 23 giugno 2013

Canterbury tales: Moon In June e la leggenda di Canterbury


Ieri ho sentito alla radio che la luna avrebbe raggiunto in serata il suo Perigeo, punto di minima distanza dal nostro pianeta. Verso le 11 mi sono affacciato sul balcone, anche per prendere un po’ di fresco, e me la son trovata davanti, una immensa luna piena grande luminosissima e stupenda, cominciai a fissarla quando ad un certo punto mi vennero in mente delle note musicali. E si quella incredibile luna del mese di giugno è il pretesto per ricordare uno dei pezzi tra più belli della storia della musica rock degli anni 70, “Moon in June” dei Soft Machine, pionieri della psichedelica britannica precursori del rock progressivo e colonna portante di quello che poi è stato definito “Canterbury Sound”.
Tutto ebbe inizio nel 1961 quando un gruppo di ragazzi Mike Ratledge, Robert Wyatt, Dave Sinclaie, Pye Hastings e Richard Coughlan tutti allievi della Simon Laughton School ovviamente di Canterbury, città dell’Inghilterra sud orientale nella contea del Kent, decidono di formare un gruppo musicale chiamandolo Wilde Flowers, riunendosi nella casa di Wyatt per ascoltare e suonare musica jazz.
Nel 1962 al gruppo si uniscono i fratelli Brian e Hugh Hopper e Richard Sinclair, fratello di Dave. Intanto da Melbourne (Australia) arriva Daevid Allen, poeta,autore teatrale, studente d’arte e pazzo visionario, dove con Robert Wyatt al Canterbury Collage of Art conoscono Kevin Ayers. Nei vari anni dai Wilde Flowers fuoriescono alcuni dei componenti su citati per formare altri gruppi (tra i quali i Caravan). Nel 1965 Mike Ratledge, Kevin Ayers, Robert Wyatt e Daevid Allen si trasferiscono a Londra mettono su un nuovo gruppo dal nome Daevid Allen Quartet. Poco dopo, ispirandosi al titolo di una novella di William Burroughs si danno il nome di SOFT MACHINE. Da quel momento la canzoncina pop più banale è presa per la camicia, strapazzata e gettata nel cestino dei rifiuti.
La band è ingaggiata dall’UFO-CLUB punto di riferimento senza sede fissa di tutti quelli che facevano parte dell’underground londinese, in esso si incontravano per fare e ascoltare musica i trasgressivi e gli psichedelici di allora. Le prime due serate nel locale furono chiamate “UFO Presents Night Tripper (UFO presenta il viaggiatore della notte)” e vi suonarono i Soft Machine e altri quattro ragazzi allora sconosciuti che avevano formato un gruppo dal nome Pink Floyd.
“Girava talmente tanto acido e tanto fumo a quei tempi che credo che nessuno si ricordi niente di niente. Quelli di noi che sono sopravvissuti ai giorni dell’UFO, ricorderanno sempre per l’UFO e per il continuo beep spaziale di Interstellar Overdrive”. (Roger Waters)
Due parole su l’UFO-CLUB.
L’UFO-CLUB si distingueva per la proiezione, durante i concerti, di diapositive mediante un diascopio. Contemporaneamente uno stroboscopio getta fra il pubblico saette di luce che sono combinate con la musica, essendo programmate in modo da sciogliere e spezzettare i movimenti degli spettatori. Lo stroboscopio è una fonte di luce che lampeggia molto velocemente, costringendo lo spettatore a percepire ogni movimento come una serie di sbalzi. Per le proiezioni si adoperano speciali diapositive inserite tra due vetri molto resistenti, all’interno delle quali è immessa dell’aria o del liquido che, riscaldatosi, alternano continuamente l’immagine. Dopo i continui interventi della polizia, nell’ottobre del ’67, chiude i battenti, interrompendo uno dei sogni più colorati dell’anno.
In quel periodo i Soft Machine iniziano a fare le loro prime registrazioni alla Rondhouse, dove viene prodotto il loro primo e unico 45 giri: Feelin’ Reelin’ Squeelin’ / Love Makes Sweet Music, con Jimi Hendrix alla chitarra ritmica, il quale stava registrando nello stesso studio Hey Joe. Visto lo scarso successo commerciale del loro disco, i Soft scendono in Francia, dove sono scritturati per la produzione della musica di una piéce di Ricasso La desir attrappé par la queuve. Durante il ritorno in Inghilterra nel 1968, il visto sul passaporto di Daevid Allen non è rinnovato dalle autorità e quindi il “folletto” australiano si vede costretto a rimanere nel territorio francese dove dopo qualche tempo forma un gruppo che è stato definito il più bel giocattolo della casa discografica Virgin … i GONG … ma questa è un’altra storia. I tre superstiti della Macchina Morbida accompagnano Hendrix in occasione della prima tournée americana, al termine della quale registrano il loro primo album: SOFT MACHINE.
Al rientro in Inghilterra Kevin Ayers abbandona i Soft, il suo posto viene rilevato da un vecchio compagno: Hugh Hopper. Il nuovo trio registra SOFT MACHINE VOLUME TWO. Con questo album l’orizzonte scelto è quello del Jazz Rock, per quanto può valere il termine. Ne è testimonianza discografica il loro terzo disco THIRD, album doppio edito nel 1970 con un lungo brano per facciata e l’intervento di un nuovo sassofonista: Elton Dean. Third rappresenta un grandioso manifesto creativo, ineguagliato per profondità ed originalità e il suo sound originale ha ispirato generazioni di musicisti, avendo un ruolo d’ispirazione per gli sviluppi delle più importanti correnti della musica rock come la stessa scuola di Canterbury, la psichedelia, il rock-jazz, il progressive-rock, il post-rock. THIRD lancia la formazione ai vertici di quello che sarà definito “art rock” procurando la gloria ai SOFT MACHINE. Il disco è perlopiù strumentale, unica canzone è l’ispiratrice di questo post: Moon In June, splendido vagheggiamento di Robert Wyatt.

MOON IN JUNE è un canto libero, musica totale, canzoni tonde, malinconiche, vicine al soul, alla psichedelia patafisica col tono surreale e nello steso tempo umoristico tipico della musica di Wyatt.
Ma non finisce qui, la leggenda continua …

sabato 22 giugno 2013

Sequestrato il CSO Murazzi di Torino

Mercoledì 19 giugno, di prima mattina, le “forze dell’ordine” hanno sequestrato il centro sociale Murazzi di Torino, in attività dal 1989.L’operazione di polizia è stata imponente, con decine di mezzi e uomini, e i locali del “Murazzi” sono stati posti sotto sequestro e gli ingressi sono stati murati.
Ci spiega cosa è successo, e cosa succederà, Vincenzo, del centro sociale “Murazzi” di Torino.
Di seguito, il comunicato di Murazzi: 
Questa mattinale forze dell’ordine stanno murando le entrate del CSA Murazzi. Il centro sociale, che aveva subito pochi mesi fa il sequestro dell’impianto, è al centro di un’azione giudiziaria che ha portato sostanzialmente alla desertificazione completa della zona dei Murazzi del Po, luogo centrale della movida estiva e primaverile per molti giovani torinesi.
Il CSA Murazzi ha risposto a questa azione con fermezza lanciando la campagna Que Viva Murazzi per riuscire a difendere un luogo storico e centrale del divertimento, della cultura e della socialità. Anche dopo il sequestro dell’impianto la musica non si è spenta, si è contestata duramente la scelta tutta politica e non solo giudiziaria di lasciare all’abbandono e allo spaccio le arcate che per molte generazioni di torinesi hanno rappresentato la possibilità di incontrarsi, conoscersi e socializzare. Questa politica di desertificazione puzza di speculazione da molto lontano, i progetti per la riassegnazione delle arcate parlano chiaro, l’obbiettivo del Comune è quello per l’ennesima volta di una “riqualificazione” che in realtà vede solo soldi espropriati dalle tasche dei cittadini e ben pochi pro per gli stessi.
In questo contesto l’anomalia del CSA ancora aperto e ormai da mesi frequentato da migliaia di giovani ogni weekend, vissuto dagli studenti per le feste di fine anno, da artisti e famiglie durante le giornate, è sicuramente una spina nel fianco sia rispetto ai progetti della procura sia rispetto a quelli del comune. Nella città di Torino vantata come “città dei giovani” un centro sociale che costruisce aggregazione, che permette l’accesso al divertimento a tutti a prezzi popolari, che organizza cultura, musica e divertimento in maniera autogestita non ha posto. E’ chiaro che la chiusura degli accessi al CSA di questa mattina ci indica chiaramente come ci sia uno scontro tra due visioni diverse della città di Torino, una, quella che governa malamente nell’era Fassino, che privilegia la speculazione, le grandi opere e i grandi eventi, che taglia sui trasporti, sul welfare, e l’altra che invece costruisce dal basso forme di solidarietà, cooperazione sociale e cultura altra che siano accessibili per tutti. Lo schieramento di polizia notevole che ha accompagnato il sequestro di questa mattina ne è testimonianza.
Certamente non basteranno queste azioni di intimidazione da parte della questura e della procura per chiudere un progetto ormai ventennale come quello del CSA. Non si fermeranno sicuramente adesso le molte inziative che da anni il centro sociale promuove con costanza.

Consigli operai di Rosa Luxemburg

Nella storia universale, la creazione di una civiltà socialista è la missione più difficile che mai sia stata affrontata da una classe e da una rivoluzione. Questo compito richiede un completo sovvertimento dello Stato e un totale rivoluzionamento delle basi economiche e sociali della società. Questo non può essere decretato da una autorità quale che sia, commissione o parlamento. Solo le masse dei lavoratori possono intraprenderlo e realizzarlo. Finora in tutte le rivoluzioni la lotta è stata condotta da una piccola minoranza che ha definito scopi e tappe. Essa si appoggiava alle masse che considerava solamente uno strumento per la realizzazione dei propri interessi.
Al proletariato non si chiede soltanto di definire in modo responsabile e cosciente gli obiettivi della rivoluzione e la strada da percorrere per conseguirli; è anche suo compito quello di impegnarsi per introdurre nella pratica, passo dopo passo, il socialismo nella società.
L'essenza della società socialista consiste nel fatto che la grande massa dei lavoratori cessa di essere diretta da altri e comincia a vivere in prima persona la vita politica ed economica, determinandone liberamente e consapevolmente il corso. Così, dal più alto vertice dello Stato al più piccolo dei Comuni, il proletariato deve sostituire gli organi ereditati dalla dominazione borghese, consigli federati, parlamenti e consigli comunali  con i propri organi di classe, i consigli degli operai. Deve occupare tutte le cariche, esercitare il proprio controllo su tutte le funzioni, commisurando ogni atto dello Stato agli interessi della classe operaia e ai compiti del socialismo. Solo una costante e intensa interazione tra il proletariato e i suoi organi  i consigli permetterà di giungere a uno Stato di tipo socialista.
Soltanto i lavoratori possono trasformare le parole in fatti concreti con il loro operato. Nella lotta tenace, faccia a faccia, con il capitale in ogni azienda, con la pressione diretta esercitata dalle masse, con gli scioperi e la creazione dei loro organi rappresentanti permanenti, i lavoratori potranno prendere il controllo della produzione e infine assumerne la direzione effettiva.
La socializzazione dell'economia può essere realizzata in tutta la sua pienezza dalla lotta tenace e instancabile delle masse operaie in ogni ambito in cui il lavoro è opposto al capitale e il proletariato al dominio della borghesia. L'emancipazione della classe operaia deve essere opera del proletariato stesso.

giovedì 20 giugno 2013

Da Istanbul a Rio De Janeiro la protesta popolare non ha confini

Intellettuali d'oggi,
idioti di domani
ridatemi il cervello
che basta alle mie mani,
profeti molto acrobati
della rivoluzione
oggi farò da me
senza lezione.
(Fabrizio De André, “Il Bombarolo”)

ISTANBUL 2013 

RIO DE JANEIRO 2013


Provos

Il movimento Provo (Provo è traducibile come «provocazione») è stato un gruppo contestatario, con forte venature libertarie, attivo politicamente e socialmente nei Paesi-Bassi durante gli anni 1965-1970: rivendicavano un'anima ecologista e libertaria; le sue azioni erano spesso umoristiche.
Venne fondato da Robert Jasper Grootveld e dagli anarchici Roel van Duyn e Rob Stolk nel 1965. Grootveld era un ex-lavavetri, artista di strada ed attivista anti-tabagista che si "divertiva" a dipingere una K (simbolo di Kancer) sui manifesti pubblicitari di sigarette. Attorno alla sua figura, che aveva fondato nel 1965 uno pseudo centro-magico, si coagularono tantissimi giovani pacifisti, anarchici, antimilitaristi e anti-sistema in genere. Nacque così il movimento dei provo.
Un ruolo molto importante nella nascita del movimento lo ebbe anche Roen van Duyn, un filosofo molto introverso, ispirato dall'anarchismo, dal Dadaismo, da Herbert Marcuse e dal Marchese de Sade. Van Duyn divenne elemento decisivo nella pubblicazione dell'omonima rivista, che portava come indicazione: «Provo, mensile degli anarchici». Fu il sociologo olandese Buikhuizen a coniare per primo il termine «Provo» (in italiano il termine può essere tradotto in "provocazione") in una descrizione assecondante dei Nozems, una delle prime subculture olandesi moderne, nata e sviluppata a cavallo degli cinquanta-sessanta, che sarà alla base della nascita del movimento. L'anarchico Roel Van Duyn fu il primo a riconoscere il potenziale nascosto dei Nozems, affermando nel 1965: «È nostro compito convertire la loro aggressione in una coscienza rivoluzionaria».
I simboli che li caratterizzarono furono le biciclette bianche (significante il comportamento antisociale degli automobilisti) e la mela, che veniva frequentemente offerta ai passanti e che i provos mangiavano frequentemente (secondo diverse fonti storiche la A cerchiata spesso veniva utilizzata per simboleggiare la mela dei provos). Il movimento ebbe immediatamente una caratterizzazione molto libertaria, d'altronde la città in cui spesso si riunivano, Amsterdam, era un simbolo stesso di libertà in quel periodo. La piazza in cui si incontravano era la Spuipplatz, al centro della quale c'era una piccola statua (Lieverdje), raffigurante un fanciullo. Essendo stata donata da un mercante di tabacco, i Provos si divertivano nel "profanarla" lanciandole contro oggetti vari o dipingendola di bianco. I veri e propri happenings a cui partecipavano centinaia di persone, talvolta terminavano con l'arrivo della polizia e con l'arresto di qualche persona.
Nel giugno 1965 apparve ad Amsterdam per la prima volta il giornale Provo, sotto la direzione di Roel van Duyn. Annunciando l'uscita del loro giornale, pubblicarono il loro manifesto programmatico:

«PROVO è un foglio mensile per anarchici, provos, beatniks, nottambuli, arrotini, avanzi di galera, semplici simoni stiliti,maghi, pacifisti, mangiatori di patatine fritte, ciarlatani, filosofi, portatori di germi, stallieri reali, esibizionisti, vegetariani, sindacalisti, babbi natale, maestri d'asilo, agitatori, piromani, assistenti dell'assistente, gente che si gratta e sifilitici, polizia segreta e altra plebaglia del genere.
PROVO è qualcosa contro il capitalismo, il comunismo, il fascismo, la burocrazia, il militarismo, il professionismo, il dogmatismo e l'autoritarismo.
PROVO deve scegliere tra una resistenza disperata ed una estinzione sottomessa.
PROVO incita alla resistenza ovunque sia possibile.
PROVO è cosciente del fatto che alla fine perderà, ma non può lasciarsi scappare l'occasione di compiere almeno un ennesimo sincero tentativo di provocare la società.
PROVO considera l'anarchia come fonte d'ispirazione alla resistenza.
PROVO vuol ridar vita all'anarchia ed insegnarla ai giovani.
PROVO È UN'IMMAGINE.»

In questa maniera il movimento Provo venne fatto conoscere alla città: essi intendevano portare in Olanda, ritenuto un paese simbolo di benessere e tranquillità, un vento rivoluzionario che quantomeno criticasse l'esistenza stessa di quest'ordine precostituito. Per queste ragioni ebbero atteggiamenti molto provocatori, anche se sempre non-violenti: la violenza era, infatti, intesa come una pratica d'azione politica non consona alle loro peculiarità. Atteggiamenti volti alla ridicolizzazione delle autorità furono quasi all'ordine del giorno, l'azione era sempre improntata sull'ironia (chiesero che la polizia girasse disarmata e portasse cibo da donare ai poveri al posto dei manganelli), il sarcasmo e la disobbedienza. I metodi creativi dei Provos erano tanto originali ed anomali quanto altamente sovversivi; la sinistra e i sindacati non li comprendevano e la polizia li considerava alla stregua dei peggiori sovversivi.
Una delle azioni più eclatanti fu da loro compiuta il 10 marzo 1966: durante il passaggio del corteo nuziale della principessa Beatrice, i provos fecero esplodere alcuni fumogeni. La protesta serviva ad attirare l'attenzione sul fatto che la principessa si stava unendo in matrimonio con l'ex-nazista Claus von Amsberg. La polizia caricò pesantemente i giovani “provocatori”, ci furono molti feriti e qualche arresto. Il giorno seguente molti olandesi si dichiararono scandalizzati dalla violenza della polizia olandese.
I Provos elaborarono diverse proposte politiche conosciuti come "Progetti bianchi", attraverso i quali si intendevano socializzare i mezzi di trasporto, le abitazioni (nelle pagine della rivista PROVOS venivano elencati gli appartamenti sfitti da occupare), i metodi contraccettivi, ecc. Il primo di questi progetti prese il nome di Piano delle Biciclette Bianche (1965), che proponeva di sostituire progressivamente le automobili e le moto con le biciclette di proprietà comune. Sulla rivista Provo n.9 del 1965 l'artista Constant Nieuwenhuys (già fondatore del gruppo CO.BR.A.) pubblicò alcune progetti di urbanizzazione che mettevano in primo piano i bisogni dell'essere umano. Altri "progetti bianchi" portarono nomi curiosi, come il "Piano dei Piedi Scalzi", "Piano dei Camini Bianchi", "Piano delle Abitazioni Bianche".
Alle elezioni amministrative del 1° giugno 1966 uno dei provos, De Vries, fu eletto nel consiglio comunale di Amsterdam, suscitando polemiche interne al movimento; critiche che venivano soprattutto dall'anima anarchica del movimento. Il 22 marzo 1967 De Vries si dimise e venne sostituito da Luud Schimmelpennick, l'ideatore del piano per le biciclette bianche. Si pensava ad una sorta di cambio della guardia, invece il 13 maggio 1967 i provos olandesi annunciarono pubblicamente il loro scioglimento.
Nel periodo successivo in molti si aspettavano la rinascita improvvisa del movimento; alla fine del 1969, Roel van Duyn, portandosi dietro il suo saggio Sabotaggio come arma alternativa di difesa, prese personalmente il posto vacante nel Consiglio Comunale di Amsterdam che spettava ai provos. Molti militanti oramai avevano preso altre strade, del gruppo originale rimasero in pochi, e questi diedero vita al movimento Kabouters, che però si differenziò notevolmente nei modi e nei fini rispetto ai Provo. Questi erano sostanzialmente pessimisti mentre i Kabouters, nonostante usassero un linguaggio più aggressivo e catastrofico, pensavano che la società potesse essere cambiata e quindi si adoperavano per questo. Anche loro però furono accusati di avventurismo e di aver partecipato alle elezioni amministrative, così nel giro di pochi anni anche la loro esperienza terminò definitivamente.
L'esperienza dei provos olandesi fu subito imitata da altre realtà che si diffusero rapidamente in tutta Europa, specialmente in Belgio, Germania e nel nord Europa. Anche in Italia nacquero nel 1967 alcuni gruppi che si ispiravano alle azioni dei Provos: il più noto di questi è il collettivo milanese Onda Verde, fondato, tra gli altri, da Andrea Valcarenghi, futuro animatore della rivista Re Nudo.

mercoledì 19 giugno 2013

Polizia e terrore di Stato in scena a Istanbul, ma la lotta cresce


11 Haziran 2013
Gli occupanti di Piazza Taksim Square e del Parco di Gezi sono stati attaccati stamattina dalla polizia. Dopo la riunione di ieri del Consiglio dei Ministri, la polizia si è presentata in piazza alle 7 del mattino. Mentre sparava lacrimogeni, annunciava che non avrebbe attaccato chi era nel parco. Centinaia di poliziotti sono entrati in Piazza Taksim assicurando che non avrebbero attaccato il parco a dicendo che avrebbero rimosso solo i cartelli. Ma poi hanno iniziato a rimuovere anche le tende. Allora abbiamo cercato di fermarli e la polizia ci ha attaccato con i lacrimogeni.
Mentre la polizia attaccava, molte persone iniziavano ad affluire in piazza per protestare contro questo attacco fascista. Per fermare questa folla di manifestanti in arrivo, la polizia ha sparato lacrimogeni nella stazione della metropolitana e la fermata metro di Piazza Taksim è stata chiusa.
La polizia sta facendo uso massiccio di lacrimogeni, di bombe assordanti, di proiettili di plastica e di getti di acqua compressa.
Un gruppo di manifestanti ha fatto una catena umana che è stata presa di mira dai lacrimogeni della polizia sparati da breve distanza. In molti sono stati feriti dai candelotti ma, svaniti i gas, molti manifestanti si sono ricompattati ed hanno ricostituito la catena umana.
Sebbene la polizia avesse annunciato che non avrebbe fatto "nessun intervento" nel parco, hanno fatto uso massiccio di lacrimogeni nel parco, persino sull'infermeria allestita nel parco, tanto da dover portare via quelli che vi erano ricoverati.
Molti manifestanti sono stati feriti dai candelotti e dai proiettili di plastica. Alp Altınörs, che è un esponente di Taksim Solidarity Initiative è stato ferito alla fronte da un proiettile di plastica ed è stato ricoverato. Si sa che la polizia non spara a caso.
Dall'altra parte, la polizia ha iniziato a perquisire le sedi politiche. La sede del SDP (Partito Socialista Democratico) è stata perquisita e molti attivisti sono ora in stato di custodia forzata. La polizia ha ammanettato i manifestanti e li ha picchiati brutalmente
mentre li portava via.
Nonostante il duro attacco della polizia a Piazza Taksim ed al Parco Gezi, la resistenza non si piega. Lo Stato fascista, la repressione ed il terrore poliziesco non ci scoraggiano, la nostra lotta va avanti, la nostra rabbia cresce insieme alla nostra lotta.

RIVOLTA, RIVOLUZIONE, ANARCHIA!
Devrimci Anarsist Faaliyet

Traduzione a cura di FdCA-Ufficio Relazioni Internazionali

Ovunque è Taksim. Ovunque è Anarchia

Il 28 maggio scorso ad Istanbul un gruppo di manifestanti occupava il parco di Gezi nella centrale Piazza Taksim ad Istanbul. Un’azione di protesta si opponeva alla costruzione di un centro commerciale che vorrebbe distruggere un’importante area verde della città. Un progetto che si inserisce nel più ampio processo di sventramento di vecchie zone storiche e ristrutturazione urbana trasformandole in zone di edilizia di lusso e commerciali, espellendo i poveri verso le periferie.
Il costo della vita aumenta, aumenta la schiera degli emarginati, aumentano i profitti degli speculatori legati al partito di governo,l'AKP. Il 30 maggio la polizia interveniva sgomberando brutalmente il presidio, sparando gas lacrimogeni ed idranti ad alta pressione, incendiando le tende degli occupanti distruggendo gli alberi che questi avevano piantato nel parco nei giorni precedenti. Il terrorismo di Stato innesca la rivolta. Nonostante la repressione violenta della polizia, sempre più persone si univano ai manifestanti che resistevano nella piazza. Dopo giorni di scontri ininterrotti, nei quali la polizia ha usato mezzi sempre più duri e violenti, alle 16 del primo giugno, i blindati iniziavano a ritirarsi da Piazza Taksim, i cordoni dell'antisommossa arretravano e abbandonavano la piazza. La resistenza di oltre un milione di manifestanti, la solidarietà praticata nelle strade, ha costretto la polizia ad indietreggiare. La piazza è ancora presidiata dai manifestanti, in altri quartieri di Istanbul e in decine e decine di altre città continuano gli scontri e le proteste. Ormai si tratta di un'estesa rivolta contro un governo autoritario e conservatore del primo ministro Erdoğan, contro il terrorismo di stato, contro la devastazione capitalista.
La devastazione ambientale e sociale, la repressione a l'autoritarismo, le sempre più feroci condizioni di sfruttamento sul lavoro, l'oppressione religiosa imposta dal governo, l'attacco alla libertà delle donne, la propaganda nazionalista e l'interventismo di in Siria sono i fattori del malcontento che hanno fatto esplodere in Turchia una vera e propria rivolta di massa.
Gli anarchici partecipano al movimento in tutta la Turchia, sono presenti nella resistenza nelle strade e difendono i manifestanti. In questo momento la rivolta è ancora in atto e in decine di città continuano imponenti manifestazioni. La brutalità della polizia non si ferma. Non è ancora chiaro quale sia il numero dei morti. Un giovane è stato ucciso ad Ankara da un colpo di pistola alla testa sparato a bruciapelo dalla polizia, altre tre vittime sono state confermate. Gli arrestati e i feriti sono ormai incalcolabili.
Per questo è importante promuovere ovunque iniziative di solidarietà internazionale, denunciare il terrorismo di Stato in Turchia, sostenere chi lotta per la libertà.
In Turchia, in Italia, in Spagna, in Grecia e in ogni parte del mondo, uniamoci nella lotta!
Sosteniamo i movimenti di protesta in Turchia contro la devastazione capitalista, il terrore di stato e l'oppressione religiosa.

Her yer Taksim. Her yer Anarşi
Ovunque è Taksim. Ovunque è Anarchia
Dayanışma!
Solidarietà!



martedì 18 giugno 2013

Lo sciopero

Lo sciopero si giustificava storicamente in un sistema di produzione, come violenza organizzata per strappare alla violenza inversa del capitale una frazione del plusvalore, se non il potere. Ora, questo sciopero è morto:
1) Perchè il capitale è in grado di lasciare marcire tutti gli scioperi - e questo perché non si è più in un sistema di produzione (massimizzazione del plusvalore). Perisca il profitto, purché la riproduzione della forma del rapporto sociale sia salva!
2) Perché questi scioperi in fondo non cambiano niente: il capitale ridistribuisce oggi da se stesso, è per lui una questione di vita o di morte. Nel migliore dei casi, lo sciopero strappa al capitale ciò che questo avrebbe comunque concesso a termine, secondo la propria logica.
Se quindi i rapporti di produzione, e con essi la lotta di classe, affondano nelle sabbie mobili dei rapporti sociali e politici orchestrati, è chiaro che può fare irruzione in questo ciclo solo ciò che sfugge all'organizzazione e alla definizione della classe come: istanza storica rappresentativa, istanza storica produttiva.
Solo quelli che sfuggono al mulinello della produzione e della rappresentazione possono guastarne i meccanismi e fomentare, dal fondo della loro condizione cieca, un capovolgimento della "lotta di classe" che potrebbe essere la sua fine pura e semplice come luogo geometrico del "politico". E' qui che l'intervento degli immigrati acquista il suo senso negli scioperi recenti.
Poiché milioni di lavoratori, a causa del meccanismo della loro discriminazione, si trovano privi di qualsiasi istanza rappresentativa è, la loro irruzione sulla scena occidentale della lotta di classe a portare la crisi a livello cruciale della rappresentanza. Tenuti "fuori classe" da tutta la società, ivi compresi i sindacati (e con la complicità economico-razziale della loro "base" su questo punto: per la "classe" proletaria organizzata, centrata sul proprio rapporto di forza economico-politica con la classe borghese capitalistica, l'immigrato è "oggettivamente" nemico di classe), gli immigrati fungono, a causa di questa esclusione sociale, da analizzatori del rapporto fra lavoratori e sindacati e, più generalmente, del rapporto fra la "classe" e qualsiasi istanza rappresentativa della "classe". Devianti per quanto riguarda il sistema della rappresentanza politica, essi infettano della loro devianza tutto il proletariato, che impara anch'esso a poco a poco a fare a meno del sistema della rappresentanza e di qualsiasi istanza pretenda di parlare in suo nome.

martedì 11 giugno 2013

Lo stato di Michail Bakunin

Ma cos’è lo Stato? Ogni sua teoria logica e conseguente è fondata essenzialmente sul principio di autorità, che è idea eminentemente teologica, metafisica e politica. Lo Stato è l’autorità, la forza, l’ostentazione della forza e l’infatuazione per essa. Lo Stato non è la società, ma una sua forma storica tanto brutale quanto astratta. È nato storicamente in tutti i paesi dal matrimonio tra la violenza, la rapina, il saccheggio, in breve la guerra, la conquista, e gli dei creati dalla fantasia teologica delle nazioni. Esso è la sanzione divina della forza bruta e dell’iniquità trionfante, la storica consacrazione di ogni dispotismo e privilegio, la ragione politica di ogni servitù economica e sociale, il centro e l’essenza stessa di ogni reazione. Come suprema impersonificazione del principio di autorità sulla terra, lo Stato è per natura ente assoluto, espressione intrinseca della sovranità tout-court. In quanto astrazione politica è la negazione generale della società e degli interessi positivi delle regioni, dei comuni, delle associazioni e del più gran numero degli individui. Esso è un’universalità divorante, un’astrazione distruttrice della comunità vivente e dunque un grande macello e un immenso cimitero, ove generosamente, serenamente, vengono a lasciarsi immolare e seppellire tutte le aspirazioni reali, tutte le forze vive di un paese.
Il rapporto tra Stato e società è dunque un rapporto alienato, che scaturisce precisamente dalla natura astratta dell’entità statale rispetto alla concretezza reale della vita sociale. In virtù di questo Logos intrinseco, lo Stato esprime la sua profonda vocazione nell’espansione interna ed esterna: interna verso la società, esterna verso gli altri Stati sovrani. Verso la società perché la domina e tende ad assorbirla completamente, verso gli altri Stati sovrani perché vorrebbe espandersi a spese loro, con la conseguenza di una permanente tensione di guerra. L’esistenza di uno Stato sovrano ed esclusivo presuppone infatti l’esistenza e, se necessario, provoca la formazione di altri Stati similari, poiché è ovviamente naturale che gli individui al di fuori di esso e da esso minacciati nella loro esistenza e nella loro libertà, si associno, a loro volta, contro di lui. Abbiamo così l’umanità divisa in un numero indefinito di Stati stranieri, tutti ostili e minacciosi tra loro, per cui si deve concludere che Lo Stato è la più flagrante, la più cinica, la più completa negazione dell’umanità. Esso frantuma la solidarietà universale di tutte le persone sulla terra e li spinge all’associazione al solo scopo di distruggere, conquistare e rendere schiavi tutti gli altri.