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giovedì 10 novembre 2016

Antimilitarismo anarchico

Una tematica sempre attuale e ricorrente, proporzionale purtroppo a tutte le volte che l’uomo ha considerato “l’altro” un nemico da abbattere, in nome di un confine, di una bandiera, della retorica della razza o della nazione. Lo Stato, o l’autorità in generale, ha opportunisticamente ed ossessivamente eretto sempre un muro, una gabbia, un carcere, tra un uomo ed un suo “simile”. La convinzione della natura intrinsecamente malvagia dell’uomo, lupo verso l’altro, è stata ampiamente confutata da una ricca corrente filosofica, antropologica e sociologica capace di svelare la strumentalità di tale concezione a solo discapito del potere, come garanzie di controllo e stabilità raggiunte, inducendo ed imponendo nella psiche dell’uomo il terrore sociale, al punto tale da generare incessantemente divisioni, leggi, guerre e paure.
Tutti gli anarchici non possono che essere antimilitaristi, perché tutti gli anarchici rifiutano l’autoritarismo, la gerarchia militare e l’uso degli eserciti come strumento di repressione o di sostegno al capitale. Tutti gli anarchici odiano la violenza ed auspicano una società  pacifica ed egualitaria.
Con il termine Antimilitarismo si cerca di delineare e definire un movimento sociale, e al contempo un ideale, che si pone in netta opposizione alla guerra e alle sue istituzioni militari, e si schiera fortemente contro le pratiche di esaltazione e diffusione dello spirito militaristico.
Gli eserciti “moderni” nascono accanto alla nascita, ma soprattutto all’affermazione delle Entità Statali, con il compito della repressione tramite l’utilizzo della forza. In sostanza il compito principale degli eserciti è sempre storicamente stato quello di difendere le classi dominanti e i loro interessi, arrivando con l’affermarsi del Capitalismo a livello nazionale e mondiale a difendere sempre più l’interesse del capitale, rimanendo di fatto assoggettati ad esso.
Bisogna cominciare a muoversi seriamente per la costruzione di società non più militarizzate, dove perda di senso l’esistenza stessa degli eserciti e dei corpi paramilitari. Il bisogno della difesa è innanzitutto bisogno di difesa dalle logiche di guerra e da chi le sostiene e le organizza. Basta dunque con l’esistenza degli eserciti, di ogni base militare e di caserme su tutti i territori. La lotta contro le basi militari non può limitarsi a non volerle dalle proprie parti, per tutti i problemi di presenza territoriale che comportano, bensì deve chiaramente esprimersi per il ripudio della loro esistenza da qualsiasi parte. Bisogna inoltre cominciare a lottare per la fine della ricerca tecnologica e della costruzione di armi. La richiesta forte di riconversione delle industrie di armi in luoghi di fabbricazione e costruzione di cose utili a vivere meglio e in pace è sempre più urgente. Se il pacifismo vuole veramente essere coerente e diventare efficiente, deve così collegarsi a logiche e a pratiche generali di emancipazione e di ricerca di nuovi modelli di vita e di convivenza, fondati sulla solidarietà, su relazioni reciproche e condivise e avulsi da logiche di sopraffazione, di egemonia e di dominio.