[…] Lo zelo di Louis
nel soccorrere le sofferenze altrui non si ferma all'umanità, ma tenta di
abbracciare perfino l'animalità.
E mi raccontava certe sue
ingenuità commoventi verso bestiole malate o fameliche, per le quali la casa
ospitale della comunarda diventava prima un rifugio, e poi un condominio con
tutti gli altri esseri colà sospinti dalla risacca sociale.
Una volta – era stata
gravemente malata di bronchite quell'inverno – tornò a casa, dopo una
conferenza; si sentiva affaticata, sfinita. La buona Carlotta, la fida compagna di lei, aveva preparato del
latte caldo. Esso fumava lì presso, sulla tavola. Ma intanto che Luisa parlava
con alcuni amici, che l'avevano accompagnata, una gatta malaticcia, salita sulla
tavola, aveva tranquillamente vuotato la tazza.
Quando Carlotta se ne
accorse, non fu a tempo che a regalare un solenne scapaccione alla bestiola, la
quale chissà per quali complicazioni tra la bevuta furtiva e lo scappellotto
giustiziero nella notte morì.
Fu tutto un piccolo
dramma domestico di rimpianti per il quadrupede defunto in seguito a quell'atto
di tirannide padronale, ed anche una sequela di rimbrotti verso Carlotta, che
se ne era resa colpevole. Si dovettero immischiare nella faccenda parecchi amici;
e la pacificazione degli animi non riuscì completa, se non dopo che fu
convenuto che là in quella casa, nessun atto di violenza sarebbe stato più
commesso da inquilini o da ospiti verso gli animali inferiori.
Da quel giorno
anch'io, a cui molto Luisa perdonava per la mia giovanile impetuosità, dovetti
tenere a me le mani ed i piedi – giacché una sera che un cane, insopportabile
per petulanza, eppur cittadino libero sotto quel tetto ideale, provocò il mio
piede ad assestargli un rapido correttivo, dovetti ascoltare dalla cara vecchia
tutta una calda allocuzione in difesa degli esseri inferiori.

« – Ah, gli esseri inferiori, ecco il pretesto d'ogni dominazione!...
Inferiori perchè? Perchè altri più violenti, o più astuti, riuscirono ad
assoggettarli o ad ucciderli?...O non sono invece inferiori di senso morale
quelli che formano la felicità propria sulla infelicità altrui divorando,
sfruttando, asservendo?... Voi mi risponderete con la dura legge di selezione, col trionfo del
più adatto, con l'impero del più forte. Ma io conosco un'altra legge, che non è
di oppressione nè di morte – ma di libertà e di vita: quella della
solidarietà... Voi vi deliziate degli uccellini allo spiedo, ed io preferisco
il trillo del cardellino, che canta là, su quell'albero, a tutte le orazioni di
voi avvocati... Diversi sì, inferiori no...»
« – Ma tra l'umanità, e le altre specie zoologiche...» azzardai io.
« – Ebbene – incalzò l'ardente vegliarda – è appunto perchè l'umanità volle calpestare gli altri esseri, che
voi chiamate inferiori, che essa si trovò esercitata ad inferocire e a dilaniar
se stessa. Le razze inferiori, le classi inferiori, il sesso inferiore, che per
dileggio chiamate gentile – ecco la stessa classificazione trasportata dal
campo animale a quello umano... Ma la lotta, direte, fu la condizione d'ogni
progresso... Sì, ma io non amo la lotta per la lotta; la voglio solo perchè da
essa scaturisca invece dell'antagonismo la fratellanza di tutti gli esseri...»
E le labbra della vergine
dolorosa tremolavano ancora, nell'improvviso silenzio – come se avessero
proseguito il filo mentale di quella sua corruscante visione di ardimenti e di
tenerezze...
[…] Nel processo
di beatificazione di San Martino uno dei titoli, che più gli valse la laurea di
beatissimo, fu l'aver donato, una volta in sua vita, metà del proprio mantello
ad un mendico.
Luisa, centinaia e centinaia di volte (Carlotta
ormai aveva perduto ogni lena a riprenderla) aveva dato via l'ultima camicia al
primo indigente che bussava alla porta. E tutta la pena degli amici era sempre
di trovare una maniera delicata, onde sostituire, almeno l'indispensabile, al
gettito, ch'ella faceva di ogni suo avere.
Un inverno, ch'essa aveva molto sofferto di petto, i
suoi antichi compagni di deportazione alla Nuova Caledonia, allora residenti in
Londra, pensarono di donarle un pesante e ricco mantello, per l'anniversario
della Comune parigina, tanto più, ch'ella doveva recarsi appunto la sera del
18marzo, al Mass-Meeting commemorativo, che si teneva nel centro della
metropoli, a sì grande distanza dal sobborgo, ove essa e Carlotta abitavano.
Quando Luisa entrò nella sala gremita, i compagni,
che avevano fatto il dono, stupirono nel vederla ravvolta in un meschino
scialletto, e Charles Malato ebbe l'incarico di fare le dovute rimostranze.
«– Voi
venite a sgridarmi, Carlo – si affrettò a dir Luisa al veniente – però avete
torto. Il pensiero fu gentile, ma quel ricco mantello sarebbe stato un rimorso
per me...»
E Carlotta spiegò, come non le fosse stato possibile
impedire che Luisa regalasse il mantello (non la metà come S. Martino, ma tutto
intero) ad una povera vedova del vicinato, sovraccarica di cinque piccini, la
quale tremando era venuta a chieder la carità, in memoria dei poveri
assassinati della Comune di Parigi.
[…] Parecchi
anni or sono, a Parigi si costituì un Comitato di soccorso in pro' dei profughi
russi – in seguito ad uno dei periodici deliri acuti della reazione autocratica
– e del comitato facevano parte le personalità culminanti della scienza,
dell'arte, della politica. Ne erano presidente Victor Hugo e cassiera Luisa Michel.
Ebbene: alla casa di lei era un continuo
pellegrinaggio di sollecitatori, che si qualificavano profughi russi, per
quanto essi non avessero oltrepassato i boulevards
di Montmartre, e le buvettes del
quartiere Latino.
E nessuno tornava indietro, per quanto poco russo
egli fosse, con le mani vuote.
Victor Hugo, che grandemente amava e stimava la
Michel, credette opportuno esortarla a qualche cautela nella erogazione dei
soccorsi, onde i veri proscritti russi non ne fossero defraudati da codesti
russi... d'occasione.
Luisa, dopo avere ascoltato con deferenza l'autore
dei Miserabili, gli chiese con quel suo fervore traboccante di ingenua pietà:
«– Posso io domandare alla
miseria che invoca aiuto, la carta di nazionalità?»
Il poeta
sorrise, e la sua fronte radiosa si chinò perplessa. Da quel giorno però non si
parlò più di controllare la nazionalità degli indigenti – anche a costo che
qualche mariuolo sfruttasse il fondo raccolto per la Russia fuggiasca e
martire.