Expo 2015, l’evento che si terrà a
Milano a partire dal 1° Maggio (un’altra data saccheggiata), incombe da tempo
sulle nostre vite. Con un crescendo, che pare senza limiti, l’evento prende
forma, ai nostri occhi, sotto forma di convegni, sponsorizzazioni, manifesti,
manifestazioni di strada, manchette pubblicitarie, spot televisivi, articoli di
stampa, e chi più ne ha, più ne metta. Il bombardamento mediatico è tale da
fare apparire l’appuntamento di Milano come irrinunciabile, imperdibile, quasi
che i destini dell’alimentazione umana – argomento di per sé, più che nobile,
essenziale – dipendessero da una serie di baracconi fieristici messi su in
quattro e quattr’otto.
Occorre allora metterci il naso, capire
meglio cosa rappresenta realmente questa esposizione per coglierne il senso e
la portata.
Forse non tutti sanno che Expo è una
manifestazione promossa da un ente privato,il BIE, un organismo internazionale
non governativo che cura dal 1928 l’organizzazione delle cosiddette Esposizioni
Universali in varie città del mondo, con cadenza quinquennale . Queste
esposizioni devono avere per contratto temi di portata globale, una durata di
sei mesi, nessun limite di spazio e la spesa per i padiglioni a carico dei
paesi partecipanti. E’ ovvio che la gran parte di tutti gli altri costi sono a
carico della spesa pubblica del paese ospitante che deve garantire il buon
successo dell’operazione. Come contropartita si presenta l’esposizione come
volano per il rilancio dell’economia, del turismo e conseguentemente
dell’occupazione.
La storia delle Esposizioni Universali
inizia nei tempi immediatamente successivi alla rivoluzione industriale e
all’affermazione della borghesia manifatturiera come classe dominante. La
necessità di costruire momenti pubblici e ridondanti per mostrare al mondo la
potenza dello sviluppo delle industrie, dei trasporti e dei commerci favorisce
l’istituzione di queste grandi fiere, che , non a caso, prendono vita, prima in
forma ridotta, nella Parigi napoleonica e poi a Londra, cuore pulsante
dell’industria moderna. Da allora molte cose sono cambiate; la necessità di
mostrare al mondo, in un unico grande contenitore, gli sviluppi della tecnica e
della scienza, ha lasciato il campo a ben più redditizie fiere di settore, per
lo più rivolte strettamente agli operatori del campo; inoltre la nascita e lo
sviluppo delle reti telematiche ed informatiche, con la massa di informazioni
che, in tempo reale e quotidianamente, vengono messe a disposizione, rendono di
fatto vana la riproposizione di una Esposizione Universale se non nella forma
di un gigantesco luna park, dove passare una giornata tra cibarie varie,
intrattenimenti per l’infanzia, seduzioni turistiche e quant’altro.
Ma lo spettacolo deve andare avanti. La
gallina dalle uova d’oro deve continuare la sua produzione. Al limite bisogna
ridefinirne i contorni ed i contenuti, magari abbandonando la dimensione
prettamente industrialistica e tecnologica che ha caratterizzato i primi eventi
ed arrivare a definire nuovi campi di interesse, quali ad esempio il rapporto
tra la vita umana e l’ambiente che la sostiene, in un’epoca contrassegnata
proprio dalle devastazioni che l’epoca precedente ha provocato.
In Corea si è tenuta recentemente
un’esposizione dal titolo ‘Costa e oceani che vivono’, a Milano sarà ‘il cibo’
il tema del mega evento, titolo ‘Nutrire il pianeta, energia per la vita’. Ma
come è stato nel passato, si confermerà un’altra volta che, al di là dei temi
trattati, sarà l’egemonia dei ceti dominanti, delle multinazionali, a essere
santificata e celebrata come unica in grado di garantire il benessere
dell’umanità. Così come verrà confermato quanto il carattere di mega evento
dato all’iniziativa, si esprime in netta continuità con la politica delle
grandi opere che sta infestando, da tempo, il paese Italia. Ed ecco la
devastazione del territorio ove si svolgerà Expo 2015: un enorme estensione di
terreno agricolo trasformato in edificabile, la costruzione di infrastrutture
quali strade, autostrade, sia di collegamento con l’area che in tutta l’area
lombarda, la costruzione apposita di una stazione per TAV in prossimità della
fiera stessa, la canalizzazione, sia pur parziale, delle acque. Ed insieme a
questi frutti avvelenati, tutto il contorno di traffici politico-affaristici
dei quali le cronache ci hanno informato sia pure parzialmente.
Ma non è solo l’aspetto meramente
materiale che ci può interessare: c’è ben altro. Il mega evento, la grande
opera, soprattutto quando deve realizzarsi in tempi certi, è portatrice di una continua
modificazione e stravolgimento delle regole del gioco, tali da comportare
modelli di comportamento a se stanti. Appalti affidati senza gara, condizioni
di lavoro precarie, supersfruttamento, ‘oliatura’ dei meccanismi burocratici,
deleghe in bianco, super poteri alla protezione civile, ecc.: quando
l’eccezionalità diventa una condizione permanente cresce fortemente il rischio
che si pongano le basi per nuove forme autoritarie e gerarchiche. Per non
parlare poi della prevedibile militarizzazione del sito e del territorio
circostante, con la scusa dell’antagonismo sociale e del terrorismo
internazionale, per imporre un modus operandi che vuole limitare libertà di
movimento e di espressione, in linea con l’evoluzione oligarchica della
democrazia parlamentare, alle prese con una conflittualità crescente a partire
dai territori, sempre più in sofferenza in seguito al continuo saccheggio delle
risorse e dei beni collettivi.

In effetti l’Expo milanese rappresenta
un’opportunità, così come politici, imprenditori, sindacalisti e gazzettieri di
turno ci stanno ripetendo da tempo. Ma è un’opportunità per ridisegnare i
poteri, di arricchimento e di speculazione, di cementificazione e di
privatizzazione; non è un’opportunità per i cittadini. Ricordiamoci che l’evento
è stato voluto dal centro destra (duo Moratti-Formigoni) e sostenuto dal centro
sinistra (Romano Prodi allora al governo) e oggi, in plancia di comando, c’è il
centrosinistra di Pisapia con il leghista Bobo Maroni. Tutti insieme
appassionatamente per cogliere l’opportunità. E per farlo hanno costituito una
società ad hoc, denominata Expo Spa, società per azioni a prevalenza pubblica
(con prevalenza di Ministero dell’Economia, Regione e Comune), che dovrà
garantire il successo dell’iniziativa, progettando e finanziando tutte le opere
necessarie.
Quindi denaro pubblico a favore di un
evento privato. E’ stato calcolato che solo nel periodo 2008-2010 Expo Spa è
costata, solo tra costi di gestione e personale, circa 40 milioni di euro. E il
grosso doveva ancora arrivare…