Pubblichiamo la
traduzione di questa lettera giunta al settimanale francese Lundi.am in omaggio
a quello che verrà identificato come Cristophe Dettinger, il pugile che ha
difeso i gilet gialli durante la mobilitazione di sabato scorso a Parigi.

«Non ero a Parigi questo weekend.
Portavo il mio Gilet Giallo in una città del sud, dove eravamo più numerosi
delle scorse settimane. Ciò che ha illuminato la mia giornata, però, non è
stata la visione delle centinaia di casacche fosforescenti ma, tornando a casa,
la scoperta del video di Cristophe, il pugile parigino. Non firmerò questa
lettera col mio nome, mi dispiace per quelli che l’avrebbero apprezzato, ma è a
causa della (attenzione giornalisti, turatevi le orecchie) repressione. Ciò che
dirò non piacerà alla folla odiosa dei macronisti, ne a quelli che hanno
cambiato casacca gialla. Ma, sì, Cristophe è un supereroe. Non perché sa
ristabilirsi come Spiderman o perché tira saracche come Sagat. Più
semplicemente, ed è cosa rara, perché ci ha mostrato una maniera degna di
agire.
Non parlerò del famoso
“contesto”. I GG e i loro sostenitori lo conoscono. Il contesto generale: le
migliaia di feriti e di arresti arbitrari, le mani strappate e gli occhi
spappolati nel silenzio mediatico e con la benedizione del governo. Il contesto
particolare: dei gendarmi che bloccano il corteo dei Gilet su un ponte, e che
fanno non si sa bene cosa (che buona idea!). I commentatori, loro, se ne
fregano del contesto. O meglio, se ne servono esattamente come vogliono, purché
permetta loro di far passare i poliziotti come vittime o scusare le loro
violenze. A Mantes-la-Jolie la polizia filma dei ragazzini inginocchiati per
ore con le mani sulla testa? Si impugna il contesto (de brutti scontri da parte
di cattivi ragazzi delle banlieue). A Parigi dei manifestanti tirano oggetti
sulla polizia in moto? Si metterà il contesto e le granate (tirate su una folla
che non gli aveva chiesto nulla) sotto il tappeto.
No, poco importa il contesto, i
video sono bastati a rendermi felice, vedendo Cristophe tuffarsi di testa per
cominciare a far indietreggiare una linea di robocop da solo.
In una prima sequenza, si vede
quest’uomo, grande, vestito di nero e con un cappello, effettuare una figura
aerea, atterrare nonostante tutto sulle gambe, riaggiustare il suo copricapo e
poi far susseguire i jab contro lo scudo di un gendarme, che cede sotto i colpi
ed è obbligato a indietreggiare mentre i suoi colleghi rinunciano a sostenerlo.
Questo video ha provocato la mia ilarità ma anche la solita cacofonia:
“violenza”, “inaccettabile”, “intollerabile”, blablabla. Persino la Federazione
di Boxe ha fatto un comunicato.

Di quale violenza parliamo? Di
quella di un uomo che non ha protezioni, né armi che boxa, in uno contro
quattro, contro un poliziotto dotato di gilet rinforzato, scudo, casco con
visiera anti-proiettili, ginocchiere, robe sulle spalle, manganello, granate
disposte sulla schiena e decine di colleghi intorno. Un uomo a mani nude
davanti a un robot (dove è la fessura per infilare i soldi dell’aumento
[concesso da Macron per continuare a reprimere le proteste]?). Quali ferite si
inventeranno?
Allora si dirà che il tipo è un
pugile e che, benché non sia armato, è il suo corpo ad essere un’arma! È vero…
è vero che dopo aver eseguito cosi tanti arresti di GG per “attruppamento
armato” perché avevano quattro cavolate nel portabagagli, dopo aver confiscato
delle maschere a gas (perché comunque se i GG non sputano i polmoni non vale),
si potrebbe arrestare i manifestanti a causa del loro corpo o delle loro
competenze. Un punching-ball da fiera al pedaggio e si testano i GG uno a uno.
Troppo forte? Divieto di manifestare.
Si potrebbe anche imporre i
guantoni in corteo.
In realtà non c’è storia. Nel
combattimento di Cristophe, c’è sempre la stessa disproporzione tra una polizia
sovra-armata da un lato e dei manifestanti che non hanno altro che loro mani.
Non c’è neanche lo scatenarsi di
una violenza in quelle immagini. Perché in realtà ciò che “sconvolge” la
maggior parte dei politici e dei giornalisti (in fusione da due mesi a questa
parte) è che non siamo deboli. Che non diamo l’immagine di gente debole. Quando
è ciò che vorrebbero vedere. Ci vorrebbero vedere in primo luogo poco numerosi.
Grande è stata la delusione quando a fine giornata il Ministero è stato
obbligato di ammettere che si assisteva a una “ripresa” del movimento. Sabato,
all’inizio del pomeriggio, il canale LCI titolava “meno di mille manifestanti
in tutta la Francia, a parte Parigi”. Meno di mille! Perché mille? Perché non
due? “Due gilet gialli avvistati ai lati della D332 con un cric” sarebbe stato
quasi più credibile.
Ci vogliono vedere poco numerosi
e inoffensivi. Prima ci avrebbero voluto veder fare un pic-nic (il 24
novembre), poi manifestare in gabbia (l’1 dicembre), poi manifestare in stato
di fermo (l’8 dicembre), poi non manifestare affatto (durante le feste). Visto
che non abbiamo esaudito nessuno di questi desideri dei poliziotti e degli
editorialisti, ogni nuova manifestazione delle nostra determinazione è un
oltraggio. Ed è dunque qui il vero scandalo: questo sabato non eravamo deboli.
Nonostante la conta falsa eravamo numerosi. E nonostante le intimidazioni, le
minacce, i blocchi, le perquisizioni non ci siamo lasciati fare. Soprattutto
Cristophe.
In un secondo video si vede sulla
passerella un corpo a corpo tra Gilet Gialli e gli stessi agenti in assetto
anti-sommossa. In mezzo a questa rissa, Cristophe tira dei calci a un gendarme
cascato a terra. Secondo scandalo. Oltre a essere violento sarebbe quindi un
vigliacco. È vero che non è un gesto di gran classe. Deve saperlo Cristophe
visto che pratica la nobile arte. È squalifica assicurata. La zuffa è catturata
dalle telecamere sotto-televisive di internet. Che si affretteranno a
diffondere gli estratti hollywodiani quasi in diretta. Come qualche settimana
prima con gli scontri tra GG e motociclisti della polizia sugli Champs. Con
questi video attira-mosche, i merdaioli del governo formeranno la pillolina da
far ingoiare alle agenzia di stampa: “linciaggio”, “fazioso”, “antisemiti”!
Macron ne ha fatto un rosario il primo dell’anno: è la “folla odiosa” che se la
prende contro “gli eletti, le forze dell’ordine, i giornalisti, gli ebrei, gli
stranieri, gli omosessuali”. Nei salotti televisivi si richiede a bocca aperta
questo genere di zuccherini, i videoclip di “violenze” trovati su internet,
titolati in sovraimpressione col linguaggio del partito del presidente.
L’ineguaglianza dei mezzi a
disposizione dei belligeranti: un gilet giallo davanti a un’armatura, può
spiegare questo genere di colpi bassi. Forse anche la curiosità, che spinge a
muovere con la punta di piedi una carcassa di plastica e metallo come a
verificare se c’è davvero qualcosa di umano là dentro. Certo di poca classe ma
vigliacco pertanto? I GG si ricordano tutti di un evento che permette forse
meglio di stabilire cosa è la vigliaccheria. Il primo dicembre (giornalisti:
copritevi gli occhi parlerò di violenza della polizia) un uomo è picchiato al
suolo da 8 agenti in anti-sommossa. L’hanno inseguito in una strada. Erano
armati e l’hanno picchiato a più riprese con i manganelli. Se quest’atto è un
una vigliaccheria innominabile non è perché l’uomo era a terra. Non è perché
erano 8 contro 1, perché avevano delle armature e lui solo un cappello, perché
avevano dei manganelli e lui assolutamente nulla. È perché quei poliziotti
sapevano che sarebbero stati coperti. Potevano picchiare senza timore.
Cristophe è stato arrestato dopo
qualche ora, perché è stato celermente identificato (non era nemmeno a viso
coperto). Se i poliziotti violenti potessero essere identificati altrettanto
rapidamente sarebbero puniti non è vero? Il giorno stesso degli exploit di
Cristophe, un poliziotto è stato filmato mentre prendeva a pungi un
manifestante senza protezioni. La sua identità è stata rapidamente resa nota
sui social. Il Procuratore della Repubblica ha comunque deciso di non aprire
alcuna inchiesta contro di lui. È libero.
Chi sono i deboli e vigliacchi?
Su una rotonda, poi in un corteo, due poliziotti diversi mi hanno detto: “non
bisognerà venirci a chiamare quando ci saranno degli attentati”. Sui social
diversi poliziotti invitavano Cristophe a un duello, a dei combattimenti di
boxe uno contro uno. A Nantes lo stesso sabato un poliziotto portava una
maschera di Punisher. È tutto il dramma dei poliziotti: si vedono come degli
eroi, degli uomini forti, l’ultima barriera della Francia davanti al caos
quando ciò che fanno, da due mesi, tutti i sabati, è tirare proiettili di gomma
sulla testa dei liceali, lanciare granate esplosive senza mirare e nella folla,
dare colpi di manganello ai vecchi, strappare i telefoni che li filmano,
trascinare giovani donne al suolo e per i capelli, confiscare occhialetti da
piscina, bloccare la gente su un ponte perché vuole arrivare al parlamento.
Abbiamo visto supermen migliori.
Che le cose siano chiare. La
debolezza e la vigliaccheria non sono le saracche di Cristophe. È sfigurare
manifestanti mentre si nega di mirare alla testa. È fare tutti i giorni il
provocatore su Twitter e scappare dalla porta sul retro del Ministero quando
qualcuno viene a suonare. È fare una denuncia per “violenza” contro qualcuno
che si è appena picchiato. È dire “che mi vengano a prendere” con due
elicotteri pronti a decollare nel cortile. È lanciare granate disaccerchianti
sulla folla e poi reclamare 45 giorni di prognosi per choc psicologico perché
ti hanno lanciato contro due monopattini. È dire “forza e onore” e non avere né
l’una né l’altro.
Mi hanno avvertito di “non
sostenere Cristophe senza sapere chi è”. Forse è un pedo-nazi o peggio un
macronista inflitrato. La questione non è quella dell’uomo né del pugile ma del
suo gesto. Che ci ha ridato coraggio e che deve ispirarci. Non significa
mettersi a fare boxe inglese. Vuol dire: avanzare, non indietreggiare, restare
determinati.»
da Lundi.am