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martedì 27 gennaio 2026

Il giorno di quale memoria?

Anche quest’anno il 27 gennaio si celebra il Giorno della Memoria.
Come ogni anno, la memoria europea si concentra su un evento che pur essendo di enorme importanza non è il solo Olocausto della storia. Si ricordano le sofferenze degli ebrei (e molto, molto meno le sofferenze subite dagli zingari, dagli omosessuali, dai prigionieri politici anch’essi/e rinchiusi/e nei vari campi di concentramento nazisti e fascisti), mentre non c’è una giornata dedicata a ricordare, per esempio, le sofferenze immense e prolungate degli africani, la tratta dei neri e lo schiavismo.
Non si parla delle grandi ondate di sterminio razzista: dello sterminio dei quattro quinti della popolazione indigena del Sud America da parte dei colonizzatori spagnoli. Del genocidio perfetto delle popolazioni indigene del Nord America. Non si parla del fatto che i colonizzatori inglesi del continente australiano fino a settant’anni fa potevano legalmente uccidere a fucilate un aborigeno. Non si parla delle vittime dell’inquisizione.
Ricordare l’Olocausto degli ebrei dovrebbe significare anche rinnovare la memoria di tutti coloro che, in ogni continente, hanno subito la violenza della razza sterminatrice, bianca, cristiana e occidentale.
Ricordare l’Olocausto dovrebbe significare onorare la memoria di coloro che sono stati vittime di genocidio.
Quindi dopo il genocidio di Gaza chiunque intenda celebrare (come è giusto fare) il giorno della memoria, deve ricordare che Hitler non è che uno dei tanti sterminatori di cui la storia moderna è gremita, e che Netanyahu è un antisemita come fu Hitler.
Nel suo Discorso sul colonialismo del 1951 Aimé Césaire scriveva:
Quel che gli europei non perdonano a Hitler non è il crimine in sé, il crimine contro l’umanità, l’umiliazione dell’umano in sé, ma il crimine contro l’uomo bianco, l’umiliazione dell’uomo bianco. Quel che non si perdona a Hitler è il fatto di avere applicato in Europa le tecniche coloniali accettate con gli arabi in Algeria, i coolies dell’India e i neri dell’Africa.
La Giornata della Memoria è un’impostura occidentalista, direi che sei milioni di ebrei uccisi dal nazismo hanno lo stesso valore dei non sappiamo quanti milioni di africani uccisi, deportati e violentati dai bianchi schiavisti portoghesi inglesi e americani.
Hanno lo stesso valore dei milioni di indigeni del centro e del sud America sterminati dai colonizzatori europei.
Hanno lo stesso valore dei milioni di pellerossa massacrati dagli yenkees americani.
Hanno lo stesso valore dei milioni di palestinesi che Israele ha cacciato, depredato, umiliato, incarcerato torturato e sterminato.
Hanno lo stesso valore degli africani uccisi dai militari schiavisti al servizio di Leopoldo re del Belgio, che secondo Mark Twain furono dieci milioni, e a cui nessuno ha dedica­to un Museo della Memoria.

venerdì 2 gennaio 2026

Eccoti serviti razzismo e guerra tra poveri spiegati terra terra.

Il termine più appropriato da utilizzarsi quando sentiamo parlare di “MISSIONI DI PACE” “MISSIONI UMANITARIE” o “IMPORTAZIONE DELLA DEMOCRAZIA” è in realtà COLONIZZAZIONE.

Crei un confine delimitando un territorio tracciando una linea e crei una divisione, poi fai credere a chi sta dall’altra parte della riga (le hanno chiamate confini e dogane) che potrebbe essere un tuo potenziale nemico, potrebbe invadere il “tuo” territorio, e quindi devi assolutamente difenderti e guardarti dal nemico immaginario, allora con l’”aiuto” delle armi gli dichiari guerra, se sei più forte ti appropri del territorio, ti ci stabilizzi e lo sfrutti insieme al colonizzato che ha meno mezzi e armi di te.

C’è però chi non ce la fa più a sopportare l’orrore della guerra sotto i suoi occhi e allora seppur a malincuore (nessuno lascia volentieri la sua terra natia) tenta il viaggio della speranza per sfuggire all’oppressione e alla guerra mettendo a rischio la sua stessa pelle durante la fuga. Nel frattempo i governi se la ridono perché continuano a costruire e a vendere armi, le chiamano “missioni di pace” loro, vogliono far credere di poter ottenere la pace con le armi.

Lo sfruttato sei anche tu, perché per quell’orrendo mercato vengono negati soldi alla collettività, tagliano la sanità, i posti di lavoro, il tutto a scapito tuo. Torniamo adesso al nostro potenziale “invasore”. In caso di successo, se il suo approdo va a buon fine, lo sventurato che ha intrapreso il viaggio della speranza (li chiamano così) pagando fior di quattrini a qualche scafista colluso con la mafia, il quale lo trasporta su mezzi fatiscenti ammassato con altre centinaia di suoi simili, stipato come una scatoletta di tonno da scaffalare, approda in Italia dove trova l’italiota già accuratamente preparato dai razzisti della destra che gli mostrano lo “straniero” come colui che violenterà le donne, che ruberà il lavoro, che spaccerà, ne diranno di tutte e di più per farlo apparire come un vero delinquente “navigato” come se l’italiano fosse esente dal delinquere, ed è evidente che per delinquere debbano trovare il terreno, l’humus già pronto.

A questo punto il giochetto, si è creato e alimentato il razzismo. C’è però da dire che le pseudo sinistre non sono certo da meno, hanno parte integrante nella vicenda, si dicono disposti ad accogliere gli sventurati dopo aver inviato ingenti quantitativi di armi per combatterli. Strano vero?

Funziona proprio così da millenni, adesso che lo “straniero” è qua dovrà pur mangiare per sopravvivere, quindi si pensa bene allora a come doverlo sfruttare, lo si fa lavorare pagandolo 3 euro all’ora, lavori che l’italiano prima rifiuta e sdegna per poi rivendicarli subito dopo, e “lo straniero” con l’acqua alla gola accetta, al contempo l’italico colpito nel suo orgoglio nazionalista e patriottico si incazza e il gioco è fatto. Et voilà, eccoti serviti il razzismo e la guerra tra poveri.