..............................................................................................................L' azione diretta è figlia della ragione e della ribellione

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mercoledì 8 marzo 2023

 “Semplice, forte, amorevole l’arte e l'ideale, coraggiosa e anche libera, la donna di domani non vorrà né dominare né essere dominata”.

 Louise Michel


lunedì 26 settembre 2022

Antifascismo anche nei mari

La [nave] Louise Michel è tornata nel Mediterraneo centrale. Mentre i fascisti insorgono in Italia e altrove, la solidarietà e l'azione antifascista sono più importanti che mai.


sabato 29 agosto 2020

Ottantanove migranti salvati: è la prima missione della Louise Michel

Dopo il «debutto» davanti alle coste della Libia, la scorsa settimana, due giorni fa la Louise Michel ha effettuato il suo primo salvataggio di migranti: 89 che erano su un barcone in difficoltà in avaria al largo di Zwara, tra cui 14 donne 4 bambini, e sta cercando un porto sicuro dove attraccare per sbarcare le persone a terra.. La nave si trova adesso al largo della Tunisia e attende un «pos», un porto sicuro in cui sbarcare i migranti. Il giorno prima, l’equipaggio della Louise Michel aveva fatto sapere di avere assistito a un’operazione della Guardia costiera libica con cui migranti a bordo di un gommone di colore nero erano stati riportati indietro: «Siamo stati testimoni di un "pull back", condanniamo fortemente questa violazione della Convenzione di Ginevra per i rifugiati e del diritto di navigazione», hanno twittato dalla nave. Proprio ieri l’Oim Libia ha denunciato che almeno 230 persone sono state riportate indietro dalla Guardia costiera libica nelle ultime 24 ore.

Fino a poche ore prima del salvataggio della Louise Michel nella stessa area di intervento c’era anche la Sea Watch 4, la nuova nave dell’omonima Ong tedesca, che ha a bordo 201 migranti recuperati in mare nei giorni scorsi, in tre diverse operazioni di salvataggio. La prima, avvenuta una settimana fa, su segnalazione e con l’assistenza della stessa Louise Michel che aveva individuato una barca con 7 persone a bordo, assistite fino all’arrivo della nave di Sea Watch. Nei giorni successivi, la Louise Michel ha effettuato un secondo intervento di assistenza a un’altra imbarcazione di migranti, anche questi presi poi a bordo dalla Sea Watch 4 che è anch’essa in attesa di un «Pos» e naviga tra Malta e la Sicilia.

Ecco gli ultimi tre twitt della Louise Michel:

@MVLouiseMichel 11h

Alert! #LouiseMichel assisted another 130 people - among them many women & children - and nobody is helping! We are reaching a State of Emergency. We need immediate assistance, @guardiacostiera & @Armed_Forces_MT. We are safeguarding 219 people with a crew of 10. Act #EU, now!

@MVLouiseMichel 3h

#LouiseMichel is unable to move, she is no longer the master of her manoeuver, due to her overcrowded deck and a liferaft deployed at her side, but above all due to Europe ignoring our emergency calls for immediate assistance. The responsible authorities remain unresponsive.

 

@MVLouiseMichel 44m

We repeat, #LouiseMichel is unable to safely move and nobody is coming to our aid. The people rescued have experienced extreme trauma, it's time for them to be brought to a #PlaceOfSafety. We need immediate assistance.


domenica 23 agosto 2020

La Louise Michel salva migranti

È arrivata nel Canale di Sicilia e sta pattugliando l'area davanti alle coste libiche.

Si chiama Louise Michel. È una motovedetta, ma non ha insegne militari ... e come avrebbe potuto averle con quel nome. È dipinta da Banksy la Louise Michel che salva i migranti nel Mediterraneo. I colori scelti sono il rosa e il bianco, con una serigrafia delle ciambelle di salvataggio a forma di cuore, e poi la scritta, sulle fiancate, “Rescue” e un nome, quello a cui è stata dedicata: Louise Michel, l’anarchica, rivoluzionaria, poetessa e insegnante francese che ha vissuto nell’800 e che è stata protagonista della Comune del 1871 e della lotta contro la Francia di Napoleone III.

L’ha voluta appunto così, l'artista e writer inglese, considerato uno dei maggiori esponenti della street art, la cui vera identità rimane ancora sconosciuta. A quanto confermano fonti francesi, Banksy, insieme ad un gruppo di attivisti europei, avrebbe partecipato all’operazione, rimettendo a nuovo una nave della Guardia costiera francese, riconfigurata per operazioni civili.

Era febbraio quando, nel porto di Camaret, in Bretagna, è ormeggiata una vecchia barca pronta a cambiare non solo nome e colore ma anche missione (umanitaria). Ed è lì che Banksy si presenta dicendo: «Lasciatemi vuoto il cantiere per un paio di giorni, resto solo io con i miei collaboratori». Così ha cominciato a rendere unica quella nave dipingendola di rosa e bianco e aggiungendo la scritta “rescue” (soccorso) sulle fiancate e il nome con cui è stata battezzata, quello di Louise Michel.

Nome migliore, per una imbarcazione utilizzata per missioni umanitarie, non poteva essere scelto; ecco, di seguito, un aneddoto su Louise scritto da Pietro Gori:

 

[[…] Parecchi anni or sono, a Parigi si costituì un Comitato di soccorso in pro' dei profughi russi – in seguito ad uno dei periodici deliri acuti della reazione autocratica – e del comitato facevano parte le personalità culminanti della scienza, dell'arte, della politica. Ne erano presidente Victor Hugo e cassiera Luisa Michel.

Ebbene: alla casa di lei era un continuo pellegrinaggio di sollecitatori, che si qualificavano profughi russi, per quanto essi non avessero oltrepassato i boulevards di Montmartre, e le buvettes del quartiere Latino.

E nessuno tornava indietro, per quanto poco russo egli fosse, con le mani vuote.

Victor Hugo, che grandemente amava e stimava la Michel, credette opportuno esortarla a qualche cautela nella erogazione dei soccorsi, onde i veri proscritti russi non ne fossero defraudati da codesti russi... d'occasione.

Luisa, dopo avere ascoltato con deferenza l'autore dei Miserabili, gli chiese con quel suo fervore traboccante di ingenua pietà:

«Posso io domandare alla miseria che invoca aiuto, la carta di nazionalità?»

Il poeta sorrise, e la sua fronte radiosa si chinò perplessa. Da quel giorno però non si parlò più di controllare la nazionalità degli indigenti – anche a costo che qualche mariuolo sfruttasse il fondo raccolto per la Russia fuggiasca e martire.

 

Adesso la motovedetta solca il Mediterraneo Centrale, un’opera d’arte galleggiante che con i suoi quasi 30 nodi di velocità massima arriverà con il motore avanti tutta sui barconi in difficoltà, dando filo da torcere alla cosiddetta guardia costiera libica per soccorrere migranti in fuga dalla Libia.

Ieri la nave, nella quale sono coinvolti attivisti internazionali, ha iniziato la sua missione umanitaria e ha già fatto il suo primo salvataggio. Nel tardo pomeriggio la "Louise Michel" ha avvistato un barchino in vetroresina con sette persone a bordo. In realtà non ha potuto prenderli a bordo ma, dopo aver chiesto aiuto alle autorità competenti, che non hanno risposto, si è rivolta alla Sea Watch 4 che ha subito provveduto al salvataggio, prendendoli in carico.

Il rapporto tra la Louise Michel e la Sea Watch sarebbe stretto, visto che nella nuova umanitaria ci sarebbero alcuni soccorritori che prima hanno collaborato con la Ong tedesca.

Un’operazione, quella della Louise Michel, che sarebbe dovuta rimanere ancora segreta: la sua prima missione è stata a circa 30 km dalla costa tra Tripoli e Al-Zawiya. E, invece, la notizia è trapelata subito.

Nei prossimi giorni si apprestano ad arrivare nell’area anche Mare Jonio, della missione italiana Mediterranea, e il veliero Astral di Open Arms.

Nelle settimane scorse una delle volontarie aveva spiegato alla stampa d’Oltralpe che si tratta di “una piccola squadra internazionale di circa dieci marinai, professionisti del settore marittimo e del soccorso”. La motovedetta “è stata recentemente acquistata a Saint-Malo da un mecenate che per ora vuole rimanere anonimo ma che vuole creare un team di soccorritori professionali”. Tuttavia “non siamo associati a nessuna Ong o organizzazione. Siamo solo una buona squadra pronta ad uscire e ad aiutare in mare".

Non si sa ancora esattamente chi la finanzi: è certo che usi fondi privati, che non dipenda da organizzazioni internazionali e che ha acquistato la nave da «un mecenate che vuole restare anonimo». Forse Banksy stesso? Chissà. Basta guardare le sue opere per capire quanto l’artista sia, da sempre, sensibile al tema dell’immigrazione.

Adesso, la nostra compagna Louise Michel non verrà solo ricordata negli ambienti dell’anarchismo, ma il suo spirito rivoluzionario verrà riconosciuto dal mondo intero.

giovedì 28 marzo 2019

La Comune di Louise Michel

La proclamazione della Comune fu splendida. Non era la festa del potere, ma la cerimonia del sacrificio: si sentiva che gli eletti erano votati alla morte. Il pomeriggio del 28 marzo, sotto un sole magnifico che ricordava l'alba del 18, il 7 germinale, anno 79 della repubblica, il popolo di Parigi che il 26 aveva eletto la propria Comune, inaugurò la sua entrata nel palazzo di città.
Un oceano umano sotto le armi, le baionette ritte e spesse come le spighe di un campo; lo squillare delle trombe e i tamburi che rullavano sordamente, battuti dai due inimitabili tamburini di Montmartre, quegli stessi che nella notte in cui entrarono i Prussiani svegliarono Parigi: le bacchette spettrali e i loro pugni di acciaio evocavano suoni strani. Ma questa volta le campane erano mute: il rombar pesante dei cannoni, ad intervalli regolari, salutava la rivoluzione. E le baionette si abbassavano davanti alle bandiere rosse, che a gruppi circondavano la statua della Repubblica. In alto un gran vessillo rosso. I battaglioni di Montmartre, Belleville, La Chapelle hanno le loro bandiere sormontate dal berretto frigio: si direbbero le reclute del 93. Negli squadroni, soldati di ogni arme, rimasti in Parigi: fanteria, marina, artiglieria, zuavi. Le baionette sempre più fitte occupano anche le vie laterali; la piazza è piena: sembra un campo di grano. Tutta Parigi è in piedi: il cannone a intervalli tuona. In una tribuna sta il comitato centrale: davanti i membri della Comune, tutti con la sciarpa rossa. Poche parole fra un colpo e l'altro dell'artiglieria. – Il Comitato dichiara scaduto il proprio mandato, e rimette il potere alla Comune. Si fa l'appello degli eletti. Un urlo immenso si eleva: «Viva la Comune». – I tamburi battono a battaglia, i cannoni rompono i raggi del sole.– In nome del Popolo – dice Ranvier – la Comune è proclamata! Viva la Comune!
Tutte le musiche suonano la Marsigliese e il Canto della partenza. Un uragano di voci ne ripete il ritornello. Tanti vecchi abbassano la testa verso terra: si direbbe che ascoltino la voce dei martiri della libertà. L'unico potere che avrebbe potuto far qualcosa era la Comune, composta d'uomini d''intelligenza, di coraggio, di onestà a tutta prova, i quali tutti avevano dato incontestabili prove di devozione e di energia. Il potere invece li annientò, non lasciando loro che un'indomabile volontà per il sacrificio: seppero morire eroicamente. Ma il potere è maledetto, e per questo io sono anarchica.
La sera stessa del 28 marzo, la Comune tenne la sua prima seduta, inaugurata con atto degno della grandezza di quel giorno: fu deciso infatti, per evitare questioni personali, nell'ora in cui gli individui dovevano entrare nella massa rivoluzionaria, che i manifesti non avrebbero portato altra firma che questa: La Comune.
Fin da questa prima seduta, alcuni non vollero compromettersi oltre, e dettero le loro immediate dimissioni. E siccome queste dimissioni obbligavano a delle elezioni complementari, così Versailles poté mettere a profitto il tempo che Parigi perdeva intorno alle urne. Ecco la dichiarazione fatta alla prima seduta della Comune:
“Cittadini, La nostra Comune è costituita: il voto del 26 marzo
sanziona la Repubblica vittoriosa. Un potere vigliaccamente oppressore vi aveva preso alla gola, voi dovevate nella nostra legittima difesa respingere questo governo che voleva disonorarvi, imponendovi un re. Oggi i delinquenti, che voi non avete voluto neppure perseguitare, abusano della vostra magnanimità per organizzare alle porte della città un focolare di cospirazione monarchica; invocano la guerra civile, mettendo in opera tutte le corruzioni, accettando tutte le complicità, osando mendicare persino l'appoggio dello straniero. Noi ci appelliamo, contro questi raggiri, al giudizio della Francia e del mondo.
Cittadini, voi ci avete dato degli statuti che sfidano tutti i tentativi. Voi siete padroni del vostro destino; e forte del vostro appoggio, la rappresentanza che avete eletta riparerà ai disastri causati dal potere caduto. L'industria compromessa, il lavoro sospeso, i trattati di commercio paralizzati stanno ora per ricevere nuovo vigoroso impulso. Fin da oggi è stabilita l'attesa deliberazione sugli affitti, domani avrete quella sulle scadenze. Tutti i servizi pubblici ristabiliti e semplificati. La guardia nazionale, ormai unica forza armata a difesa della città, sarà organizzata. senza indugio. Questi saranno i nostri primi atti. Gli eletti dal popolo altro non domandano, per il trionfo della Repubblica, che di essere sostenuti dalla vostra fiducia. Quanto ad essi, faranno il loro dovere”.
Tratto da La Comune di Parigi, di Louise Michel

martedì 9 agosto 2016

Louis Michel raccontata da Pietro Gori

[…] Lo zelo di Louis nel soccorrere le sofferenze altrui non si ferma all'umanità, ma tenta di abbracciare perfino l'animalità.
E mi raccontava certe sue ingenuità commoventi verso bestiole malate o fameliche, per le quali la casa ospitale della comunarda diventava prima un rifugio, e poi un condominio con tutti gli altri esseri colà sospinti dalla risacca sociale.
Una volta – era stata gravemente malata di bronchite quell'inverno – tornò a casa, dopo una conferenza; si sentiva affaticata, sfinita. La buona Carlotta, la   fida compagna di lei, aveva preparato del latte caldo. Esso fumava lì presso, sulla tavola. Ma intanto che Luisa parlava con alcuni amici, che l'avevano accompagnata, una gatta malaticcia, salita sulla tavola, aveva tranquillamente vuotato la tazza.
Quando Carlotta se ne accorse, non fu a tempo che a regalare un solenne scapaccione alla bestiola, la quale chissà per quali complicazioni tra la bevuta furtiva e lo scappellotto giustiziero nella notte morì.
Fu tutto un piccolo dramma domestico di rimpianti per il quadrupede defunto in seguito a quell'atto di tirannide padronale, ed anche una sequela di rimbrotti verso Carlotta, che se ne era resa colpevole. Si dovettero immischiare nella faccenda parecchi amici; e la pacificazione degli animi non riuscì completa, se non dopo che fu convenuto che là in quella casa, nessun atto di violenza sarebbe stato più commesso da inquilini o da ospiti verso gli animali inferiori.
Da quel giorno anch'io, a cui molto Luisa perdonava per la mia giovanile impetuosità, dovetti tenere a me le mani ed i piedi – giacché una sera che un cane, insopportabile per petulanza, eppur cittadino libero sotto quel tetto ideale, provocò il mio piede ad assestargli un rapido correttivo, dovetti ascoltare dalla cara vecchia tutta una calda allocuzione in difesa degli esseri inferiori.
« – Ah, gli esseri inferiori, ecco il pretesto d'ogni dominazione!... Inferiori perchè? Perchè altri più violenti, o più astuti, riuscirono ad assoggettarli o ad ucciderli?...O non sono invece inferiori di senso morale quelli che formano la felicità propria sulla infelicità altrui divorando, sfruttando, asservendo?... Voi mi risponderete con la dura legge di selezione, col trionfo del più adatto, con l'impero del più forte. Ma io conosco un'altra legge, che non è di oppressione nè di morte – ma di libertà e di vita: quella della solidarietà... Voi vi deliziate degli uccellini allo spiedo, ed io preferisco il trillo del cardellino, che canta là, su quell'albero, a tutte le orazioni di voi avvocati... Diversi sì, inferiori no...»
« – Ma tra l'umanità, e le altre specie zoologiche...» azzardai io.
« – Ebbene – incalzò l'ardente vegliarda – è appunto perchè l'umanità volle calpestare gli altri esseri, che voi chiamate inferiori, che essa si trovò esercitata ad inferocire e a dilaniar se stessa. Le razze inferiori, le classi inferiori, il sesso inferiore, che per dileggio chiamate gentile – ecco la stessa classificazione trasportata dal campo animale a quello umano... Ma la lotta, direte, fu la condizione d'ogni progresso... Sì, ma io non amo la lotta per la lotta; la voglio solo perchè da essa scaturisca invece dell'antagonismo la fratellanza di tutti gli esseri...»
E le labbra della vergine dolorosa tremolavano ancora, nell'improvviso silenzio – come se avessero proseguito il filo mentale di quella sua corruscante visione di ardimenti e di tenerezze...
[…] Nel processo di beatificazione di San Martino uno dei titoli, che più gli valse la laurea di beatissimo, fu l'aver donato, una volta in sua vita, metà del proprio mantello ad un mendico.
Luisa, centinaia e centinaia di volte (Carlotta ormai aveva perduto ogni lena a riprenderla) aveva dato via l'ultima camicia al primo indigente che bussava alla porta. E tutta la pena degli amici era sempre di trovare una maniera delicata, onde sostituire, almeno l'indispensabile, al gettito, ch'ella faceva di ogni suo avere.
Un inverno, ch'essa aveva molto sofferto di petto, i suoi antichi compagni di deportazione alla Nuova Caledonia, allora residenti in Londra, pensarono di donarle un pesante e ricco mantello, per l'anniversario della Comune parigina, tanto più, ch'ella doveva recarsi appunto la sera del 18marzo, al Mass-Meeting commemorativo, che si teneva nel centro della metropoli, a sì grande distanza dal sobborgo, ove essa e Carlotta abitavano.
Quando Luisa entrò nella sala gremita, i compagni, che avevano fatto il dono, stupirono nel vederla ravvolta in un meschino scialletto, e Charles Malato ebbe l'incarico di fare le dovute rimostranze.
«– Voi venite a sgridarmi, Carlo – si affrettò a dir Luisa al veniente – però avete torto. Il pensiero fu gentile, ma quel ricco mantello sarebbe stato un rimorso per me...»
E Carlotta spiegò, come non le fosse stato possibile impedire che Luisa regalasse il mantello (non la metà come S. Martino, ma tutto intero) ad una povera vedova del vicinato, sovraccarica di cinque piccini, la quale tremando era venuta a chieder la carità, in memoria dei poveri assassinati della Comune di Parigi.
[…] Parecchi anni or sono, a Parigi si costituì un Comitato di soccorso in pro' dei profughi russi – in seguito ad uno dei periodici deliri acuti della reazione autocratica – e del comitato facevano parte le personalità culminanti della scienza, dell'arte, della politica. Ne erano presidente Victor Hugo e cassiera Luisa Michel.
Ebbene: alla casa di lei era un continuo pellegrinaggio di sollecitatori, che si qualificavano profughi russi, per quanto essi non avessero oltrepassato i boulevards di Montmartre, e le buvettes del quartiere Latino.
E nessuno tornava indietro, per quanto poco russo egli fosse, con le mani vuote.
Victor Hugo, che grandemente amava e stimava la Michel, credette opportuno esortarla a qualche cautela nella erogazione dei soccorsi, onde i veri proscritti russi non ne fossero defraudati da codesti russi... d'occasione.
Luisa, dopo avere ascoltato con deferenza l'autore dei Miserabili, gli chiese con quel suo fervore traboccante di ingenua pietà:
«– Posso io domandare alla miseria che invoca aiuto, la carta di nazionalità?»
Il  poeta sorrise, e la sua fronte radiosa si chinò perplessa. Da quel giorno però non si parlò più di controllare la nazionalità degli indigenti – anche a costo che qualche mariuolo sfruttasse il fondo raccolto per la Russia fuggiasca e martire.

martedì 9 ottobre 2012

Perchè - (di Louise Michel)


Louise Michel (Vroncourt, 29 maggio 1830 - Marsiglia, 9 gennaio 1905), è stata una scrittrice, un'insegnante, una comunarda e un'anarchica francese.

"Anarchica, sono diventata quando siamo stati deportati in Caledonia e dovevamo sopportare i tormenti fisici.
Questo non ci impressionava, però. Nella nostra coscienza saremmo stati dei veri criminali se avessimo agito diversamente da come abbiamo fatto.
Piuttosto avremmo dovuto rimproverarci di non esserci strappati il cuore dal petto, perché in certe circostanze l’autocommiserazione è tradimento.
In ogni caso ci tenevano in gabbie come tigri e leoni, affinché noi ci pentissimo della nostra giusta lotta per la libertà. Volevano anche prendere ulteriori precauzioni contro "malfattori" come me. Nel corso di quattro mesi non vedemmo che cielo e acqua e solo di rado appariva all’orizzonte la vela bianca di una nave, come un uccello: queste immagini di estensioni immense mi toccavano profondamente. Avevamo molto tempo.
Dondolati dal ritmo leggero delle onde che si alzavano a volte come se due braccia le avessero prese e poi riscaraventate nelle profondità del mare, come la pasta nella madia. E il vento, che suonava tra le vele, cadeva ad intervalli molto brevi in bassi immensi, per poi rilanciarsi con un fischiare stridente; la nave gemeva tra le onde. Eravamo esposti agli elementi e c’era tempo per pensare.
Dato che paragonavo continuamente le cose, gli avvenimenti e le persone e poiché ho visto i nostri compagni della Comune all’opera, sono arrivata ben presto alla conclusione che addirittura gli onesti, una volta al potere, sono tanto incompetenti quanto i bricconi dannosi e vedevo l’impossibilità che la libertà si potesse associare con un potere qualsiasi. Il potere è maledetto: ecco perché sono anarchica.
Sentivo che una rivoluzione che prendesse una forma governativa qualsiasi non potesse essere che un’apparenza ingannevole potendo segnare solo un passo, ma non in grado di aprirsi completamente al progresso. Sentivo che le istituzioni del passato, che sembravano già svanite, rimanevano, solo con un’altra etichetta e che tutto nel vecchio mondo giacesse incatenato e rappresentasse perciò un tutt’uno che dovesse crollare nel suo insieme per lasciare spazio ad un mondo nuovo, felice, libero sotto i cieli.
Io sono quindi anarchica perché solo l’anarchia può rendere felici gli uomini e perché l’idea suprema che possa essere pensata dalla ragione umana è l’idea anarchica. Così come passano le epoche seguiranno progressi ancora sconosciuti. Non sanno poi tutti che ciò che può sembrare utopia ad una o due generazioni, potrebbe già verificarsi per la terza generazione?
Solo l’anarchia può rendere l’uomo cosciente perché solo essa lo rende libero, essa sarà allora il passo compiuto da un branco di schiavi verso una società umana.
Per ogni uomo, raggiunto il potere, lo stato non è che l’immagine speculare di se stesso, lo guarda come un cane guarda l’osso che sta masticando e solo per il suo vantaggio lo difenderà. Così come il potere rende duro, egoistico e crudele, allo stesso modo la schiavitù umilia. L’anarchia sarà quindi la fine della miseria spaventosa di cui da sempre soffre l’umanità. Essa sola non sarà una ripresa delle sofferenze; sempre di più attirerà i cuori colmi di giustizia ed autenticità per la lotta.
L’umanità vuole vivere e si rivolge all’anarchia nella lotta disperata per evitare l’abisso: questa sarà una scalata dura. Qualunque altra idea però, assomiglia alle pietre che scivolano via e all’erba che si calpesta scalando la montagna.
E non dovremmo combattere solo in modo coraggioso ma anche ragionevolmente. E’ arrivato il tempo che l’ideale, più grande e più bello di tutte le finzioni che lo hanno preceduto, si avveri in piena grandezza, affinché il popolo privato dei suoi diritti non abbeveri più col proprio sangue quella chimera ingannevole. Sì, per questo sono anarchica."