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martedì 27 gennaio 2026
Il giorno di quale memoria?
venerdì 2 gennaio 2026
Eccoti serviti razzismo e guerra tra poveri spiegati terra terra.
Il termine più appropriato da utilizzarsi quando sentiamo parlare di
“MISSIONI DI PACE” “MISSIONI UMANITARIE” o “IMPORTAZIONE DELLA DEMOCRAZIA” è in
realtà COLONIZZAZIONE.
Crei un confine delimitando un territorio tracciando una linea e
crei una divisione, poi fai credere a chi sta dall’altra parte della riga (le
hanno chiamate confini e dogane) che potrebbe essere un tuo potenziale nemico, potrebbe
invadere il “tuo” territorio, e quindi devi assolutamente difenderti e
guardarti dal nemico immaginario, allora con l’”aiuto” delle armi gli dichiari
guerra, se sei più forte ti appropri del territorio, ti ci stabilizzi e lo
sfrutti insieme al colonizzato che ha meno mezzi e armi di te.
C’è però chi non ce la fa più a sopportare l’orrore della guerra
sotto i suoi occhi e allora seppur a malincuore (nessuno lascia volentieri la
sua terra natia) tenta il viaggio della speranza per sfuggire all’oppressione e
alla guerra mettendo a rischio la sua stessa pelle durante la fuga. Nel
frattempo i governi se la ridono perché continuano a costruire e a vendere
armi, le chiamano “missioni di pace” loro, vogliono far credere di poter
ottenere la pace con le armi.
Lo sfruttato sei anche tu, perché per quell’orrendo mercato vengono
negati soldi alla collettività, tagliano la sanità, i posti di lavoro, il tutto
a scapito tuo. Torniamo adesso al nostro potenziale “invasore”. In caso di
successo, se il suo approdo va a buon fine, lo sventurato che ha intrapreso il
viaggio della speranza (li chiamano così) pagando fior di quattrini a qualche
scafista colluso con la mafia, il quale lo trasporta su mezzi fatiscenti
ammassato con altre centinaia di suoi simili, stipato come una scatoletta di
tonno da scaffalare, approda in Italia dove trova l’italiota già accuratamente
preparato dai razzisti della destra che gli mostrano lo “straniero” come colui
che violenterà le donne, che ruberà il lavoro, che spaccerà, ne diranno di
tutte e di più per farlo apparire come un vero delinquente “navigato” come se
l’italiano fosse esente dal delinquere, ed è evidente che per delinquere
debbano trovare il terreno, l’humus già pronto.
A questo punto il giochetto, si è creato e alimentato il razzismo.
C’è però da dire che le pseudo sinistre non sono certo da meno, hanno parte
integrante nella vicenda, si dicono disposti ad accogliere gli sventurati dopo
aver inviato ingenti quantitativi di armi per combatterli. Strano vero?
Funziona proprio così da millenni, adesso che lo “straniero” è qua
dovrà pur mangiare per sopravvivere, quindi si pensa bene allora a come doverlo
sfruttare, lo si fa lavorare pagandolo 3 euro all’ora, lavori che l’italiano
prima rifiuta e sdegna per poi rivendicarli subito dopo, e “lo straniero” con
l’acqua alla gola accetta, al contempo l’italico colpito nel suo orgoglio
nazionalista e patriottico si incazza e il gioco è fatto. Et voilà, eccoti
serviti il razzismo e la guerra tra poveri.
mercoledì 31 dicembre 2025
Pietro Gori - Signori del Tribunale!
Il mio dovere di
amico degli imputati, solidale con le idee da essi professate, il mio pietoso
ufficio di difensore di cotesti uomini e di cotesti principii io li ho
adempiuti non certo con abilità, ma con fede. Alla vostra bella e gloriosa
Genova io tornavo stamane dalla mia Milano, forte ed operosa, con la memoria
piena di impressioni incancellabili riportate a quella mostra di belle arti. Se
è è vero che l'arte rispecchia lo spirito del tempo, là, in quella palestra del
genio italiano, palpita oggi, o signori, una fiera intonazione ribelle, contro
la quale tutti i Sironi e le manette di questo mondo nulla possono. È l'ondata
delle miserie umane, che traboccò come un grido di dolore e di protesta, dai
pannelli e dagli scalpelli degli artisti. Dall'"Ultimo Spartaco"
dello scultore Ripamonti alle "Riflessioni d'un affamato" del pittore
Longoni, tutto il problema dell'epoca nostra serpeggia gigantesco, ed urla e
minaccia, tra quei gessi e quelle tele. Perché il signor Sironi non fa un bel
processo all'arte moderna, come istigatrice all'odio di classe, ed apologista
di crimini? Perché non denunzia tutti quegli artisti, fior fiore del giovine
genio italiano, come un'associazione di malfattori? Ma tu, o Plinio Nomellini,
la sconti per tutti. A te, pittore nato dell'azzurro e della luce, il nome da
anarchia non fece paura. Seguisti con occhio innamorato le fulgide
costellazioni del firmamento, e comprendesti che un codice inedito ma
inviolabile le regola: la legge di natura. Contemplasti la fioritura anarchica
dei prati e là pure leggesti la medesima legge naturale, che nessun legislatore
umano può raccogliere in un libro, se non adulterandola. E nella spontanea
armonia dei colori, delle forme e delle forze della vita divinasti una
spontanea armonia di diritti e d'interessi nella redenta umanità. Adoratore
della verità nuda e bella, l'accarezzasti sulle tele. E il signor Sironi ci
vede il simbolo. Ed odia i simboli. Gl'imperatori torturanti i primi cristiani
odiavano la croce. I subalterni del commendatore poi, nelle tue belle tele,
videro addirittura dei piani di fortificazione. Oggi la realtà brutale t'ha
afferrato, t'ha rapito al mondo ideale dei tuoi sogni luminosi, e t'ha gettato
su cotesto banco di sacrificio tra Galleani, cavalleresco e leale, e Barabino,
nelle cui vene di Gavroche marinaio, scorre certo il bollente sangue del
genovese Balilla. Era bene che l'arte, precorritrice dei tempi, avesse il suo
rappresentante costì, tra l'ingegno e il lavoro. Ma voi, o 35 onesti, alzate la
fronte in faccia i vostri giudici, senza trepidanza e senza paura. Il popolo,
questo giudice sovrano - il popolo audace e tenace di questa nobilissima città,
- vi ha già assolti. Lo dicono i mille fremiti di affetto di simpatia, che vi
accompagnano ogni giorno sino alla porta della prigione. Ed ora, signori del
Tribunale, giudicateli voi. Dite voi, se è delitto reclamare per i diseredati
la loro parte di felicità, se è criminosa la loro visione di libertà,
d'uguaglianza, di pace per l'affaticata razza umana. Voi non vorrete, non oserete
condannare cotesti sereni combattenti d'un'idea, per colpe che non hanno
commesso. Sulla fine di questo secolo, nato da una rivoluzione la quale scrisse
col sangue e promulgò col tuono dei suoi cannoni la dichiarazione dei diritti
dell'uomo - in questa Genova augusta delle memorie di due grandi rivoluzionari:
Cristoforo Colombo, sognante innanzi al vostro bel golfo incantevole un nuovo
mondo da donare alla vecchia Europa, e Giuseppe Mazzini, vagheggiante una
Italia maestra di verità e di giustizia tra le genti - due grandi solitarii,
due grandi perseguitati e derisi dal volgo delle anime sciocche ed imbelli - in
questa Genova, dico, e nel cospetto di questo popolo fedele alle sue tradizioni
di libertà una sentenza di condanna al pensiero, quale sarebbe certamente
l'accettare in tutto od in parte le conclusioni del pubblico Ministero,
suonerebbe oltraggio a coteste solenni memorie. E voi, o magistrati, asolverete
- ne ho fede. Ché se credeste di poter arrestare il cammino delle idee di
redenzione sociale con gli anni di reclusione e di sorveglianza; se vi
dichiaraste competenti a giudicare le imprescrittibili manifestazioni
dell'umano pensiero pugnante per la pace e la felicità degli uomini: se vi
determinaste a bollare le fronti serene di quegli integri lavoratori col
marchio d'una creduta infamia, che non sarebbe infine per loro che un battesimo
di sacrificio - oh allora, anche se io sarò lontano quando pronunzierete la
vostra sentenza, ricordatevi, o giudici, di queste mie ultime modeste ed oneste
parole; al di sopra del vostro responso vi è della storia - al di sopra dei
vostri tribunali sta il tribunale incorruttibile dell'avvenire. (Applausi
fragorosi e prolungati, invano repressi dal Presidente).
domenica 28 dicembre 2025
Pietro Gori avvocato - Signori del Tribunale
Tra il dicembre
del 1893 ed i primi di gennaio del 1894, la polizia genovese spiccò numerosi
mandati di cattura nei confronti di studenti, artisti, operai, etc., sotto
l'imputazione di "associazione a delinquere", per essersi "in
attuazione delle teorie anarchiche da essi professate, associati fra loro per
commettere delitti contro la proprietà, le persone, la incolumità e
l'amministrazione della giustizia". Gli imputati erano 35; Luigi Galleani
ed Eugenio Pellaco erano imputati anche di essere i "capi" dell'associazione.
Il processo si svolse presso il Tribunale di Genova dal 22 maggio sino all'8
giugno 1894. L'arringa del Gori (della quale riportiamo ampi stralci) fu
pronunciata nell'udienza pomeridiana del 2 giugno; oltre alla sua, vi furono
altre 20 arringhe in difesa dei numerosi imputati. Il Galleani fu condannato a
3 anni di reclusione, con un sesto di segregazione cellulare, oltre 2 anni di
sorveglianza. Le altre condanne variarono dai 16 ai 6 mesi di reclusione.
Soltanto 13 imputati vennero assolti.
Signori del
Tribunale!
Dopo la fiammeggiante volata nel cielo della scienza e del sentimento di cotest'aquila del pensiero giuridico italiano, ch'è il mio amico e maestro Antonio Pellegrini, io sorgo commosso, e quasi sgomento, a parlare dal punto di vista sociale di cotesti uomini e di coteste idee, che la folla ingannata ed inconscia così poco osserva ed intende. Ma le mie povere parole, se pure trepidanti per la solennità del momento, zampilleranno dal cuore, ed avranno innanzi a voi il merito, unico forse, della schiettezza e della lealtà. E per dovere di lealtà permettetemi innanzitutto una constatazione ed una dichiarazione. Il comm. Siro Sironi, ex-questore di Genova ed oggi questore nella capitale, si compiacque denunziare me pure come associato a costoro per delinquere contro le persone, la proprietà, l'ordine pubblico, e per commettere tutte le birichinate di cui parla l'art.248 (1) del Codice Penale. La Camera di Consiglio presso il Tribunale di Genova, con un atto di relativa giustizia, mi prosciolse dall'accusa. Or bene, signori, io tengo a dichiararvi: che se il professare le nobili idee dell'anarchia è reato; - se il denunziare le iniquità sociali, analizzare le menzogne di una sedicente civiltà, flagellare ogni forma di tirannide e di sfruttamento, tenere gli occhi rivolti alle aurore dell'avvenire incorruttibile, portare tra le moltitudini dei miseri e degli oppressi la buona novella della liberazione e della giustizia è delitto - io pure di coteste colpe sono colpevole. Male faceste a prosciogliermi. E se le vostre leggi di rito ancora ve lo consentono, ebbene - io vi prego - schiudetemi i cancelli di quella gabbia, in quest'oggi onorata, e permettete a me pure di sedere tra codesti onestissimi malfattori, onde rispondere, come accusatore, alle strane accuse che oggi la società (per modo di dire) muove a costoro. Si è detto dall'accusa che questo non è processo alle idee. Io mantengo: sì! è processo alle idee. Anzi è qualcosa di più e di peggio: è processo alle intenzioni. Il Pubblico Ministero si è sbracciato a sostenere che oggi ognuno è libero di pensare come meglio crede. Ciò si dice, è vero; ma anche questa è null'altro che una di quelle tante menzogne convenzionali su cui si regge la vecchia e scricchiolante organizzazione sociale. Libero di pensare, come esso vuole, tra le impenetrabili pareti del suo cranio?.... Ma allora grazie tante della libertà delle vostre leggi, o accusatore pubblico. Il pensiero umano di cotesta concessione non ha bisogno. Esso esercita nel segreto d'ogni organismo ragionante i diritti imprescrittibili di un sovrano che non teme prepotenze di sospetti inquisitori o di pavide polizie. È adunque la libertà di propagarlo e di diffonderlo cotesto pensiero, che le leggi savie e libere (se possono esservi savie e libere leggi) devono consentire non solo, ma garantire. Ma voi, o egregio avversario, così non la intendete ed arrivate sino ad affermare che questo non è processo politico. Perché?.... Forse politica deve intendersi solo l'arte meschina di fare e disfare i ministeri? E non sentite, dagli infiniti regni del tempo, che tutta la questione politica è oggi questione essenzialmente sociale? Non vi accorgete che gli intelletti acuti e le anime assetate di idealità alte ed umane, mirando alla sostanza delle cose anziché all'arida forma, attendono alla grande opera di rinnovamento, attraverso le modeste e perenni constatazioni della ingiustizia economica che colpisce i lavoratori, i quali sono (piaccia o non piaccia al Pubblico Ministero) i soli produttori di tutta la ricchezza sociale.
(Continua)
giovedì 25 dicembre 2025
Il corpo umano: la nuova frontiera del capitale
Fin dalle prime
spedizioni capitalistiche occidentali la civilizzazione è stata rappresentata
come una categoria purificante, una categoria che libera il culturalmente
diverso dalle condizioni profane e immonde del vivere selvaggio e barbaro. Il
processo inizia con il rimodellamento del territorio dell’altro attraverso i
segni della civilizzazione: metodi di produzione, merci, gestione delle risorse
e tutta la schiera di relazioni sociali che accompagnano questi processi e
questi materiali sotto le insegne della provvidenza o del progresso. Il
progresso assicura che l’avvento di questo ordine simbolico sia presentato come
sommamente positivo e insindacabile nella sua generosità, mentre i segni dei
regimi indigeni sono derisi, ridicolizzati, assimilati o distrutti. Si tende a
classificare quelli che rifiutano l’assimilazione e/o resistono al proprio
collocamento nel sistema appena introdotto come eccessi disfunzionali, pronti
per essere eliminati. Che si usi il modello tradizionale dell’intervento
militare o il più recente modello della richiesta di prodotti associata alle
pressioni del mercato globale (sostituto dei moschetti e degli arieti), il
risultato non cambia: la separazione tra primo e terzo mondo è mantenuta, la
commistione culturale è strutturata per il vantaggio materiale e sociale del
«civilizzato». Per quanto questa formula di imperialismo economico/culturale
possa essere efficace e vincente, vi sono dei limiti che rendono ancora
imperfetto il sistema. Innanzi tutto la frontiera terrestre è spazialmente
limitata, e sta per esaurirsi. Al momento non c’è alcun luogo non soggetto
all’invasione del capitalismo. Tutto quello che rimane sono, in verità, delle
zone di contestazione (come nelle culture islamiche o maoiste). Il corpo invece
non può essere adattato per riflettere i segni della civilizzazione, la carne
in sé non è pienamente razionalizzata per approssimare al meglio le richieste
ideali del capitale, in termini di adattabilità ed efficienza del mercato. Di
conseguenza, relativamente a quest’ultima difficoltà, a partire dalla fine del
XIX secolo il capitale ha posto una grande enfasi sul costruire un apparato che
produca corpi congeniali ai suoi bisogni e alle sue priorità.
lunedì 22 dicembre 2025
I Pirati e la Repubblica corsara di Salé
La Repubblica
corsara di Salé, in Marocco composta da corsari, confraternite sufi, pederasti,
"irresistibili" donne moresche, piratesse, schiavi, avventurieri,
ribelli irlandesi, ebrei eretici, spie inglesi, eroi radicali proletari e altri
ancora è la forma politica più evoluta tra le comunità di pirati del periodo
(tra il XVI e il XIX). La storia ha teso vedere quella dei rinnegati come priva
di significato, un semplice contrattempo nell'inevitabile progredire senza
scosse della cultura europea verso il dominio mondiale. I pirati non erano
istruiti, ma poveri e marginalizzati, e quindi (si suppone) non avrebbero
potuto avere vere idee o intenzioni. Vengono visti come particelle
insignificanti, spazzate via dal flusso principale della storia da uno strano mulinello
o da un vortice d'irrazionalità esotica. Migliaia di conversioni verso la fede
dell'Altro non significano nulla, secoli di resistenza all'egemonia
cristiano-europea non significano nulla. Nessuno storico (forse) ha mai
presupposto una connessione tra l'islamofilia intellettuale dei Rosacroce,
l'Illuminismo e il bizzarro fenomeno dei rinnegati. Nessuno ha mai interpretato
la loro; conversione all'Islam come una specie di forma definitiva di
ranterismo, o anche quale mezzo di fuga da (e di vendetta contro) una civiltà
d'infelicità economica e sessuale, da una cristianità "rispettabile",
basata sulla schiavitù, la repressione e il privilegio delle élite. L'apostasia
dei rinnegati quale autoespressione, l'apostasia di massa quale espressione di
classe, i rinnegati come una sorta "avanguardia" protoproletaria.
L'"avanguardia" ha fallito, i rinnegati sono svaniti, e l'iniziale
cultura di resistenza evapora con loro. Ma la loro esperienza non è stata senza
senso, né merita d'essere sepolta nell'oblio. Qualcuno dovrebbe rendere omaggio
alloro fervore insurrezionale e alla loro "zona autonoma temporanea"
sulle rive del fiume Bou Regreg in Marocco. Lasciamo che i rinnegati facciano
di nuovo il loro ingresso nei sogni agitati della civiltà.
giovedì 18 dicembre 2025
La Strategia eversiva e i suoi responsabili
Apparentemente,
la strategia eversiva sarà condotta sul terreno da un coacervo di forze di
destra civili, settori dell'economia, strutture militari e paramilitari e vere
centrali terroristiche come Ordine Nuovo e Avanguardia Nazionale — che ne
saranno gli effettivi bracci armati — ma non mancheranno addentellati con la
mafia, sempre vicina ai servizi americani. Vere coordinatrici e promotrici
della strategia si riveleranno però alcune organizzazioni politico-militari,
formalmente clandestine ma con altissimi livelli di copertura politica e
cospicui mezzi economici. Si tratta di strutture eversive ufficialmente non
istituzionali, ma di fatto para-istituzionali, parastatali si potrebbe dire,
avendo al loro interno funzionari ed esponenti di spicco delle realtà
economiche, politiche, istituzionali e militari. Questi organismi controllano
ingenti depositi di armi e centri di addestramento attrezzati per operazioni
clandestine e di sabotaggio e fanno capo direttamente o indirettamente a una
più vasta rete "coperta" e ramificata, creata negli anni '50 in
ambito Nato-Cia, nota come Stay Behind Net, "la rete che sta dietro",
una rete in origine pensata per essere attivata in caso di invasione sovietica,
ma che avrebbe potuto tornare utile anche in caso di vittoria o possibile
vittoria elettorale di partiti comunisti, e/o qualora ci fosse la necessità di
ristabilire un ordine sociale. Fa parte formale della rete, fin dal lontano
1956, la Gladio, struttura paramilitare "coperta" coordinata dal
Ministero della Difesa, mentre vi si riferiscono in modo non formale altre
strutture più recenti, dai nomi ormai noti. composte sia da civili che da
militari, fra le quali l'"Aginter Presse", la loggia massonica
"P2", l'organizzazione "Rosa dei venti", il "Movimento
azione rivoluzionaria" (Mar), l'"Anello" noto anche come
"Sid parallelo" o 'Noto servizio", i "Nuclei di difesa
dello Stato" ed altri gruppi minori. Dietro e/o dentro queste
organizzazioni si muovono oltre ai servizi "di capi di governo, Ministri
(di Interno e Difesa in particolare), politici di primo piano (della Dc, del
Psdi e del Msi in primis), pezzi di magistratura e molti alti funzionari
dell'esercito, della finanza, della polizia e dei carabinieri — specifico di
questi ultimi è nel 1964 il famoso "Piano solo" — oltre a
giornalisti, spie, giornalisti-spia, cani sciolti, ex repubblichini e nuovi
fascisti, in un reticolo di connessioni, complicità e ricatti i cui intrecci,
nonostante le numerose inchieste giudiziarie, rimangono in gran parte avvolti
da una spessa nebbia. Consultando i documenti dell'UAAR si rimane sconcertati
dalla quantità di gruppi e organizzazioni, dichiaratamente fasciste e più o
meno colluse con strutture istituzionali, sulle quali i burattinai
dell'eversione e il "partito americano" potevano contare e che
potevano agevolmente manipolare. Certamente i servizi di sicurezza e i loro
settori segreti e supersegreti, nazionali e non, vi giocarono un ruolo
primario, ma ricordiamo sempre che nessuno di loro giocava in modo autonomo
come si è poi cercato di far credere. I fantomatici servizi deviati avevano
tutti, direttamente o no, un referente istituzionale, che in molti casi era lo
stesso Presidente del Consiglio in carica. "Io avevo la P2, Cossiga la
Gladio e Andreotti l'Anello", ha detto in una intervista nel 2011 il capo
della P2 Licio Gelli. È ormai risaputo che le supposte deviazioni rispondevano
in realtà a vertici politico-istituzionali ed a esigenze di ordine
sovrannazionale (leggi Nato, Cia...) legate alla logica dei blocchi, alle quali
questa Repubblica era sottomessa. Dopo il fallimento della strategia della
tensione e delle stragi, tanto i "fascisti" quanto i "servizi
deviati" saranno il comodo alibi dello Stato e dei suoi apparati.
(Tratto da “La finestra è ancora
aperta” Gabriele Fuga - Enrico Maltini)
lunedì 15 dicembre 2025
Giuseppe Pinelli e la questura di Milano
Testimonianza di Pasquale Valitutti
Io sottoscritto Pasquale Valitutti dichiaro
che: giunto in questura all'ufficio politico verso le ore 11 di sabato 13 dicembre,
sono rimasto due o tre ore in sala d'attesa. Spostato quindi nel salone seguente
quello dove vi è la macchina del caffè ho visto Pinelli seduto vicino ad Eliane
Vincileone.
In seguito, da informazioni datemi da Sergio
Ardau e dallo stesso Pinelli ho saputo che Pinelli era stato fermato venerdì sera
e interrogato lungamente nella stessa serata di venerdì. Nella notte di venerdì
non aveva dormito. Pinelli mi è parso seccato e stanco, ma in condizioni normali.
Mi ha parlato del suo alibi e mi è apparso sicuro. Più tardi gli è stata fatta una
sfuriata da parte di un agente, che saprei riconoscere, perché aveva gettato della
cenere per terra (numerosi i testimoni) e lui si è chinato a raccoglierla.
Più tardi, a sera inoltrata, per ordine di
Calabresi siamo stati divisi nella stanza in tavoli diversi, mentre Pinelli e Moi
sono stati fatti mettere nella stanza del caffè.
Verso le 24 sono stati fatti andare via tutti
gli altri e siamo rimasti io, l'Eliane e Lorenzo. In seguito io e Lorenzo siamo
stati portati in cella di sicurezza: non ho più visto Pinelli fino alla domenica
dopo pranzo, mi ha detto che lo avevano interrogato la notte di sabato e fatto riposare
qualche ora in camera di sicurezza nella giornata di domenica. Nel frattempo io
ero stato interrogato e mi avevano portato nel mio abbaino per una perquisizione.
Domenica pomeriggio ho parlato con Pino e con Eliane e Pino mi ha detto che facevano
difficoltà per il suo alibi, del quale si mostrava sicurissimo. Mi ha anche detto
di sentirsi perseguitato da Calabresi e che aveva paura di perdere il posto alle
ferrovie. Verso sera un funzionario si è arrabbiato perché parlavo con gli altri
e mi ha fatto mettere nella segreteria che è adiacente all'ufficio del Pagnozzi:
ho avuto occasione di cogliere alcuni brani degli ordini che Pagnozzi lasciava ai
suoi inferiori per la notte. Dai brani colti posso affermare che ha detto di riservare
al Pinelli un trattamento speciale, di non farlo dormire e di tenerlo sotto pressione
tutta la notte. Di notte il Pinelli è stato portato in un'altra stanza e la mattina
mi ha detto di essere molto stanco, che non lo avevano fatto dormire e che continuavano
a ripetergli che il suo alibi era falso. Mi è parso molto amareggiato. Siamo rimasti
tutti il giorno nella stessa stanza, quella del caffè e abbiamo potuto scambiare
solo alcune frasi, comunque molto signicative. Io gli ho detto: "Pino, perché
ce l'hanno con noi?" e lui molto amareggiato mi ha detto: "Si, ce l'hanno
con me". Sempre nella serata di lunedì gli ho chiesto se avesse firmato dei
verbali e lui mi ha detto di no. Verso le otto è stato portato via e quando ho chiesto
ad una guarda dove fosse mi ha risposto che era andato a casa. Io pensavo che stesse
per toccare a me di subire l'interrogatorio, certamente il più pesante di quelli
avvenuti fino ad allora: avevo questa precisa impressione.
Dopo un po', penso verso le 11.30, ho sentito
dei rumori sospetti come di una rissa e ho pensato che Pinelli fosse ancora lì e
che lo stessero picchiando. Dopo un po' di tempo c'è stato il cambio di guardia,
cioè la sostituzione del piantone di turno fino a mezzanotte. Poco dopo ho sentito
come delle sedie smosse ed ho visto gente che correva nel corridoio verso l'uscita,
gridando "si è gettato". Alle mie domande hanno risposto che si era gettato
il Pinelli; mi hanno anche detto che hanno cercato di trattenerlo ma non vi sono
riusciti. Calabresi mi ha detto che stavano parlando scherzosamente del Pietro Valpreda,
facendomi chiaramente capire che era nella stanza nel momento in cui Pinelli cascò.
Inoltre mi hanno detto che Pinelli era un delinquente, aveva le mani in pasta dappertutto
e sapeva molte cose degli attentati del 25 aprile. Queste cose mi sono state dette
da Panessa e Calabresi mentre altri poliziotti mi tenevano fermo su una sedia pochi
minuti dopo il fatto di Pinelli. Specifico inoltre che dalla posizione in cui mi
trovavo potevo vedere con chiarezza il pezzo di corridoio che Calabresi avrebbe
dovuto necessariamente percorrere per recarsi nello studio del dottor Allegra e
che nei minuti precedenti il fatto Calabresi non è assolutamente passato per quel
pezzo di corridoio.
domenica 14 dicembre 2025
Anarchia al polo sud: Santiago Sierra pianta la bandiera nera per distruggere tutti i confini.
"Viaggio molto", dice l'artista spagnolo Santiago
Sierra, noto per la performance art e l'arte delle installazioni, “ma entrare
in un paese è come andare in prigione. I confini mi disgustano – come idea e
come esperienza personale. Questo lavoro nega tutto questo". È
un'osservazione tipicamente schietta di Santiago Sierra, che una volta ha
causato tumulto pompando monossido di carbonio in un'ex sinagoga in Germania,
quindi invitando i visitatori a indossare maschere antigas per entrare in
questa camera della morte simulata. Così parlò Sierra della sua installazione,
inaugurata al Dundee Contemporary Arts. Chiamata Black Flag, documenta i suoi
tentativi di far piantare il simbolo dell'anarchismo ai poli nord e sud. Qual è
stato il motivo del progetto? “Per occupare il mondo, suppongo. Piantare una
bandiera nazionale in un luogo finora sconosciuto non è mai stato un gesto
innocente"...
Il tentativo di Sierra di occupare il mondo è iniziato sei anni fa quando ha inviato una spedizione nella remota isola norvegese delle Svalbard. Da lì, i suoi collaboratori si sono recati alla base russa di Barneo che, poiché si trova su un lastrone di ghiaccio alla deriva, deve essere ricostruita ogni anno per servire i turisti in arrivo. Da lì, il team di Sierra si è avventurato al vicino polo nord e, il 14 aprile 2015, ha piantato una bandiera nera, oltre a catturare il paesaggio in audio e video. Otto mesi dopo, il 14 dicembre, esattamente 104 anni dopo che il norvegese Roald Amundsen aveva battuto il capitano britannico Robert Falcon Scott per diventare la prima persona a raggiungere il polo sud, gli scagnozzi di Sierra ne piantarono un altro al polo sud geografico. Le due bandiere nere sono state entrambe lasciate sul posto, in parte come un rimprovero, come la vede Sierra, ai nazionalisti che hanno insozzato le estremità altrimenti incontaminate della Terra con i loro simboli nazionali fuori posto. Il progetto suona come un incubo logistico, ma Sierra esita. "Non ci sono state battute d'arresto di alcun tipo", dice Sierra, parlando al telefono da Madrid, dove ha sede. “È relativamente semplice poiché esiste un servizio di elicotteri per il turismo d'élite. Se puoi pagare a modo tuo, puoi andare a entrambi i poli".
Sierra non ha preso parte, scegliendo di organizzare il progetto dal
suo studio. "La mia presenza potrebbe solo causare problemi e duplicare i
costi", afferma, e aggiunge: “Piantare una bandiera nazionale in un luogo
finora sconosciuto non è mai stato un gesto innocente. È così che iniziano
sempre i processi coloniali”. Sierra alla domanda: "Sei, o sei mai stato,
un anarchico?" "Considero l'anarchismo come una filosofia politica e
comportamentale con la quale mi identifico pienamente", risponde.
“Tuttavia, l'anarchismo è, prima di tutto, moralità e implica uno stile di vita
senza concessioni. In questo senso non lo sarei tanto perché la mia vita è
lontana da quella di qualsiasi militante anarchico».
venerdì 12 dicembre 2025
Un fatto di cronaca
Nel 1973 quando
era in prima media, Claudia Pinelli, la minore delle due figlie di Licia e
Pino, raccontò la sua versione dei fatti in un compito in classe.
Tema: Un fatto
di cronaca
Svolgimento
Erano verso le
h. 4 del pomeriggio, a un tratto echeggiò una esplosione, molta gente accorse
dove si era sentito il boato; davanti a loro stavano le macerie di una banca
distrutta e qua e là corpi straziati. Così avvenne quella che noi ora
definiamo: La strage di Piazza Fontana. La polizia non sapeva dove mettere le
mani, così decise di addossare la colpa agli anarchici. Li vennero a prendere
per portarli in questura. In quelle tragiche notti perse la vita il ferroviere
anarchico Giuseppe Pinelli fermato dalla polizia come tanti altri suoi
compagni. La moglie (Licia Pinelli) ora si sta battendo per scoprire la verità
sulla morte del marito, perché lei è convinta con le sue figlie, che Giuseppe
Pinelli non si è suicidato, ma sia stato ucciso. La polizia, vedendo la
reazione della moglie, si affrettò subito a dire che Pinelli era un bravuomo e
che il giorno seguente lo dovevano liberare. Ma alla vedova Pinelli non
bastavano le loro assicurazioni; ora era sola e doveva provvedere al
mantenimento delle sue due bambine, Silvia di 9 anni e Claudia di 8. Intanto
per la strage di Piazza Fontana era stato accusato Valpreda. Sono passati tre
anni dalla strage di Piazza Fontana e Valpreda è stato rilasciato in libertà
provvisoria senza un vero processo (ben due processi sono stati rinviati).
Speriamo che il terzo processo sia quello che faccia trionfare la giustizia
liberando gli innocenti e imprigionando i veri colpevoli.