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mercoledì 1 giugno 2022

1 giugno 1307: Fra Dolcino e Margherita arsi vivi

Fra Dolcino fu un eretico che si batte contro la gerarchia ecclesiastica e i poteri costituiti.

I dolciniani credevano che non fosse possibile riformare la Chiesa senza modificare radicalmente la stessa società, per questo il suo programma poteva essere riassunto in questo modo:

-ritorno alla Chiesa della origini;

-abolizione di tutte le gerarchie (in primis quelle ecclesiastiche) e di ogni potere costituito;

Questo significava distruggere il sistema di dominio feudale e la sua sostituzione con una società egualitaria (in primis quella dei sessi) fondata sulla comunione dei beni. Per raggiungere quest'obiettivo essi non disdegnavano l'uso della forza.

Per sconfiggerlo fu organizzato un imponente esercito costituito da circo 8 mila uomini, per difendersi dai quali i dolciniani scelsero di riunirsi ed appostarsi sul Monte Rubello, una montagna delle Alpi Biellesi oggi conosciuto come monte San Bernardo. Dopo una strenua resistenza, il 23 marzo 1307 i crociati penetrarono nelle fortificazioni erette dai seguaci di Dolcino e catturarono gran parte di loro. Quasi tutti i prigionieri furono passati per le armi; Dolcino, torturato, processato e condannato a morte, fu arso vivo pubblicamente il 1º giugno 1307 dopo aver assistito al rogo di Margherita e di Longino da Bergamo.

Alla fine dell'800, il monte Rubello, dove si era svolta l'ultima battaglia dei dolciniani, comincia a diventare luogo prescelto di incontro dei sovversivi biellesi (mazziniani, radicali, anarchici, socialisti...). Nel 1907, diecimila persone si riunirono sul monte Rubello per celebrare il seicentesimo anniversario della morte di Dolcino e Margherita, dove eressero un obelisco alto dodici metri in memoria dei comunitari apostolici.

Nel 1927, quando l'Italia si trovava sotto la dittatura di Mussolini, l'obelisco fu abbattuto sprezzantemente dal regime fascista. Cinquant'anni dopo, nel 1974, un gruppo di attivisti del movimento operaio biellese collocarono una croce catara in sostituzione dell'obelisco. Alla festa popolare organizzata per celebrare l'evento parteciparono Dario Fo e Franca Rame che con la commedia teatrale Mistero Buffo avevano fatto ritornare in auge Dolcino e Margherita, precursori del socialismo.

mercoledì 9 marzo 2022

9 Marzo 1306: Fra Dolcino verso il biellese

«Or di' a fra Dolcin dunque che s'armi, tu che forse vedrà il sole in breve, s'ello non vuol qui tosto seguitarmi, sì di vivanda, che stretta di neve non rechi la vittoria al Noarese, che altrimenti acquistar non saria leve».

Anche Dante Alighieri volle ammonire Dolcino: l'inverno nelle Alpi è terribile, ricorda di armarti di cibo; sarai bloccato dalla neve. Dolcino ricordalo altrimenti raggiungerai tutti gli eretici che bruciano all'inferno. Gli apostolici vissero nelle balme e nelle grotte messe a disposizione dalla comunità montanara. L'inquisizione sembrò giocata, battuta. Arrivò l'inverno sulle montagne, e con esso il freddo e il gelo che tutto blocca e tutto distrugge. Devastò il morale degli uomini ancor prima che la loro resistenza fisica. Il cibo non bastò, troppe bocche da sfamare. Dolcino decise di scendere a valle con alcuni uomini. La parte finale dell'avventura apostolica ebbe così inizio. Il capo dei guerriglieri decise di scendere a Varallo per rastrellare risorse, soldi. Quale migliore occasione che catturare il Podestà del piccolo borgo ai piedi della Valsesia e chiedere denaro per il riscatto? L'inverno inesorabile avanzò ghiacciando i torrenti e distruggendo i ponti di collegamento tra le valli. Troppe persone erano giunte al Forte della Speranza e tra essi una moltitudine di donne e bambini. Il 9 marzo del 1306 il rifugio di Parete Calva fu abbandonato. Con esso i cadaveri di coloro che non avevano resistito al lungo inverno. La direzione del nuovo pellegrinaggio della speranza furono le montagne del Biellese. Un cronista del tempo definì impensabili le vie battute dai fuggitivi, tra ghiaccio e neve. Alla fine dell'inverno del 1306 la carità umana fu irrimediabilmente abbandonata.

Alcuni giorni dopo i fuggitivi s'insediarono a Monte Rubello. Dolcino ringhiava nella valle sottostante tutto il suo odio, il suo disprezzo per quelle gerarchie che, secondo lui, l'avevano portato in quella parte del mondo. Saccheggiarono dapprima Trivero e in seguito i paesi limitrofi. Necessitavano di cibo per resistere. Gli eserciti schierati per la sua cattura furono nuovamente giocati. Ma la Chiesa ha mille risorse, non solo economiche. Trasformò la guerriglia in guerra a viso aperto. Dolcino, ringhiante, decise d'attendere le milizie vescovili. Monte Rubello si trasformò. Le grotte e le balme divennero case; furono scavati pozzi e gallerie sotterranee. Le vette limitrofe furono dotate di piccoli fortilizi di difesa, ma soprattutto di guardia. All'interno della contesa si affacciò l'uomo forte che la Chiesa tanto desiderava: il vescovo di Vercelli Raniero Avogadro. L'uomo di chiesa, trasformato in combattente, decise di guidare personalmente le milizie vescovili, inquisitoriali e comunali. Raniero Avogadro decise di chiedere l'aiuto del Papa, degli inquisitori lombardi, del Duca di Savoia e dell'arcivescovo di Milano. La battaglia finale ebbe inizio. Dolcino e i suoi si muovono come cani rabbiosi. Il primo scontro avvenne presso Mosso, dove l'esercito di Avogadro fu duramente sconfitto. Ma giunse un altro inverno. Il freddo bussava, i denti battevano. Gli uomini di Dolcino arrivarono ad un tale punto di miseria che una volta morto un loro compagno, gli prendevano le carni, le mettevano a bollire e le mangiavano a causa della penuria di cibo. Malgrado quest'ultimo disperato tentativo di salvezza i ribelli cedettero, nella mente prima ancora che nel fisico. Tra il dicembre del 1306 e il marzo del 1307 si consumarono le ultime tragedie. L'esercito del vescovo Avogadro partì all'attacco. Erano organizzati e ben nutriti. Dolcino e i suoi uomini, disperati, scesero a valle ricordando le bestie selvatiche affamate di sangue. Il 23 marzo del 1307 fu l'ultimo giorno da uomo libero del predicatore divenuto combattente. Si consumò una sola giornata di guerra. La Chiesa vinse. Furono catturati vivi oltre 140 apostolici, tra cui Dolcino e Margherita Boninsegna. Furono tradotti nelle carceri vescovili di Biella. 

lunedì 17 settembre 2012

Dolcino e Margherita

Nell’anno giacomita 1260, un negoziante di Parma, Gherardo Segarelli, rinuncia ai suoi beni e fonda la setta degli apostolici. Alla morte di Gennaro Gegarelli, bruciato a Parma il 18 luglio 1300, un francescano dissidente, Dolcino da Novara, prende la testa degli Apostolici.

Dolcino e la sua compagna Margherita organizzano una comune contadina in cui, sotto il discorso millenarista, si delinea un programma di sopravvivenza collettivista che trova adesione fra le popolazioni delle Alpi, da Trento al Piemonte. Attorno alla coppia, gli apostolici sono chiamati a formare il nucleo di un mondo nuovo dove i beni di sussistenza sono messi in comune, la proprietà è abolita ed il matrimonio, che riduce la donna ad un oggetto di appropriazione, soppresso (ciò che la rimozione degli inquisitori traduce in termini di “stupro collettivo”).

Grazia al fondamentale aiuto, alla solidarietà delle popolazioni montane che li avevano accolti, ala sostanziale adesione che questa popolazioni avevano dimostrato alle loro idee antiautoritarie, per oltre due anni riuscirono a fronteggiare e sconfiggere gli eserciti sempre più potenti inviati dalla chiesa e dagli stati.

Furono infine sconfitti e tutti uccisi con l’eccezione di Dolcino e Margherita.. Fu chiamato Carnasco, quel piccolo ruscello. Il giovedì santo del 1307, la sua acqua divenne rossa come sangue, il sangue dei ribelli, il sangue degli eretici. Dolcino e margherita furono catturati vivi. Lo sarebbero rimasti per poco. La loro morte era già scritta, fu solo rimandata. Sarebbe stata molto più atroce, il 2 luglio 1307, dopo infinite torture, furono messi al rogo.

Le idee antiautoritarie dolciniane comunque resisteranno. Dolcino, Margherita e gli apostolici diverranno simboli di libertà ed emancipazione fino ad i giorni nostri, e la memoria popolare non li dimenticherà.

Nel 1907, per il seicentesimo anniversario della morte di Dolcino, alla presenza di una folla di diecimila persone riunitesi sui luoghi dell'ultima battaglia, un obelisco alto dodici metri fu eretto in memoria dei dolciniani. Nonostante il successo ottenuto nella ricorrenza non vi fu alcuna reale adesione popolare al "mito di Dolcino" e già l'anno successivo, nel 1908, le celebrazioni andarono pressoché deserte.
Nel 1927 l'obelisco fu abbattuto da un gruppo di fascisti. La volontà di riedificare il monumento acquistò grande valore simbolico dopo la caduta del regime fascista e nel 1974 un monumento più piccolo fu edificato nello stesso punto del monte Rubello. Da allora ogni anno, nella seconda domenica di settembre, viene organizzato un convegno dolciniano.
Nel 1977 Dario Fo e Franca Rame fecero tornare in auge, con la commedia teatrale Mistero Buffo, nella giullarata di Bonifacio VIII, la leggenda di fra' Dolcino e del suo maestro, visti come precursori del socialismo. Nel 1980 Umberto Eco inserì nella trama del celebre romanzo Il nome della rosa due personaggi (il cellario Remigio da Varagine e il suo aiutante Salvatore) che vengono giudicati (ed infine condannati al rogo) per il loro passato di seguaci dolciniani.

 

I cristiani sostengono che ebrei e mussulmani sono destinati all’inferno perché eretici.

Gli ebrei sostengono che cristiani e mussulmani sono destinati all’inferno perché eretici.

I mussulmani sostengono che cristiani ed ebrei sono destinati all’inferno perché eretici.

Non importa di che religione siate, andrete comunque all’inferno.

 

“Eresia” – dal greco haìresis, a sua volta dal verbo hairèo, “afferrare, prendere, scegliere”.

Dunque l’eretico è colui che sceglie, colui che è in grado di valutare, colui che in definitiva ha il coraggio di dissociarsi, di contrapporsi al pensiero comune, al pensiero dominante.

Eretici erano Dolcino e Margherita e i loro seguaci che resistettero, si contrapposero al potere fino alla morte.

Eretici siamo tutti noi che scegliamo, che resistiamo, che ci contrapponiamo al pensiero globale, al potere degli stati, delle religioni, delle finanze, al potere della merce, al potere dello spettacolo, della finzione.

Eretici siamo tutti noi che scegliamo di vivere in contrapposizione ad una logica di morte.