..............................................................................................................L' azione diretta è figlia della ragione e della ribellione

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sabato 8 settembre 2012

Sabotare

Questo mondo non piace a nessuno. Gli unici che riescono a farselo piacere sono quelli che comandano, che hanno i conti correnti gonfi, che non hanno problemi di lavoro. Tutti gli altri campano male. Alcuni resistono, pochi lottano, molti si lamentano ma non muovono un dito.
Il Sistema non è modificabile, correggibile, migliorabile. Il Sistema va resettato. Punto.
Come fare? Alcuni pensano che basti mettere una croce su un simbolo elettorale ogni cinque anni per cambiare le cose. Sbagliano.
Altri pensano che bisogna mettere le bombe a destra e a manca. Sbagliano.
Altri ancora ritengono che è necessaria una rivoluzione. O un colpo di stato. O una bella dittatura che rimetta le cose a posto. Sbagliano.
Sbagliano tutti quelli che credono che ci sia una sola strada percorribile: la via elettorale e legalitaria; la via terroristica; la via rivoluzionaria o reazionaria. Errore madornale. Perchè se questo Sistema ha fatto qualcosa di buono è stato generare coloro che lo distruggeranno. E ha dato a costoro tutti i mezzi, da quelli legali a quelli illegali, per realizzare quest'opera di distruzione.
Vorrei chiedere a quelli la cui attività politica si riduce all'espressione del voto: pensate davvero che basti? O bisogna impegnarsi ogni giorno, in ogni luogo, senza limitarsi a votare per il partito X o il candidato Y?
Vorrei chiedere a quelli che sparano, gambizzano, mettono bombe: pensate davvero che sia sufficiente per far crollare il Sistema? La paura allontana il Popolo da voi e dalle piazze, dai luoghi di confronto e dai luoghi di conflitto.
Vorrei chiedere a quelli che parlano di rivoluzione delle masse o di dittatura dell'ordine e della disciplina: vedete le masse interessate alla prospettiva rivoluzionaria? Il Sistema non è già abbastanza ordinato e disciplinato, tanto dal lobotomizzare le masse impedendogli di diventare Popolo?

E' una questione di tattica, fratelli e sorelle, non di strategia. L'obiettivo strategico è sempre lo stesso: cambiare il mondo, abolire lo stato di cose presente, realizzare una comunità di Uomini Liberi ed Eguali. Questo obiettivo può essere raggiunto in ogni modo, basta che la modalità prescelta non sia realizzata in via esclusiva. Non c'è SOLO la via elettorale, oppure SOLO la via terroristica o SOLO la via rivoluzionaria. Altrimenti si rischia di scadere nel parlamentarismo, nel brigatismo/stragismo, nel velleitarismo. E nessuna di queste tre cose cambierà mai il Sistema, anzi gli darà nuova forza. Il parlamentarismo consentirà al Sistema di dimostrare di essere democratico, perchè concede l'esistenza di una minoranza su cui la maggioranza esercita una dittatura; il brigatismo/stragismo consentirà al Sistema di realizzare ed applicare leggi repressive e di imporre politiche antipopolari, in nome della "sicurezza" e della "salvaguardia della libertà"; il velleitarismo accenderà gli animi per un poco, vincerà qualche battaglia ma perderà alla lunga la guerra. Perchè la guerra al Sistema è una guerra di trincea: lenta, costante, inesorabile. Una guerra di Resistenza e di Liberazione.

L'unico modo conosciuto per vincere guerre così lunghe è il sabotaggio. Bisogna sabotare il Sistema. Ci consentono di presentarci alle elezioni? Presentiamoci. Ci permettono di candidarci e magari essere eletti e di usare le loro tribune per parlar male di loro? Facciamolo. Ci danno un muro dove affiggere manifesti? Tappezziamolo di slogan incendiari. Ci fanno usare il web? Usiamolo contro il Sistema, creando blog\e informando i cittadini. Costruiscono un palazzo o una piazza? Occupiamola. Ci caricano con la polizia? Resistiamo e reagiamo. Distruggono il lavoro? Opponiamoci. Licenziano i lavoratori e ledono i diritti? Scioperiamo. Fanno le parate? Alziamo le barricate. Ci tappano la bocca? Urliamo più forte. Ci arrestano o ci uccidono? Rendiamo libere e immortali le nostre idee.

Fanno il deserto e lo chiamano Pace? Sabotiamoli.

Li chiamavano liberisti

Finalmente hanno gettato la maschera. Ci son voluti venti anni, ma alla fine hanno mostrato il loro vero volto: parassiti sociali, pronti a lamentarsi dell'ingerenza del "pubblico" in economia, salvo poi attingere alla mammella pubblica per salvare le loro banche.
L'ultimo, eclatante episodio di immissione di denaro pubblico (cioè mio, cioè tuo) per salvare le banche spagnole è davvero incredibile: nel bel mezzo di una crisi europea generata dall'eccessiva "finanziarizzazione e bancarizzazione" dell'economia, ci ritroviamo con l'Unione Europea che decide di destinare 100 miliardi di euro per salvare le banche spagnole.
Ma come! Le aziende licenziano i lavoratori e chiudono; le banche non erogano credito alle attività produttive; i servizi sociali vengono tagliati a causa della riduzione dei fondi; e i buontemponi di Bruxelles pensano bene di dare soldi alle banche?
 Non c'è stato un liberale e liberista italiano che si sia scandalizzato. Non ho letto sui giornali i soliti strali antistatalisti (che sono giusti nel merito, perchè lo statalismo è un male; pessimi nel metodo, perchè il liberismo è peggio dello statalismo) delle varie penne liberali, nè ho ascoltato i neocons in salsa italiana criticare l'intromissione pubblica, nè ho visto il Sole 24 Ore e Milano Finanza pubblicare editoriali di condanna. Li chiamavano liberisti, si chiamavano liberisti, e poi abbiamo scoperto che non lo erano manco per niente: nemmeno loro hanno fiducia nelle magnifiche sorti e progressive del mercato; neanche loro credono che il mercato si autoregolamenti, realizzando una sorta di darwiniana evoluzione della specie. Chi si evolve o si adatta, sopravvive; chi non ce la fa, viene salvato dai soldi pubblici.
Gli spagnoli hanno tassi di disoccupazione altissimi e uno stato sociale fortemente debilitato. Qualora essi, a seguito di questo salvataggio delle banche, scendessero in piazza e facessero ciò che anni fa fecero i greci (assalti alle banche, incendi di bancomat, scontri di piazza, guerriglia urbana), sarebbero ancora da considerare "violenti antidemocratici"? Qualora gli spagnoli decidessero di trasformarsi da Indignados ad Incazzados, andrebbero colpevolizzati? Qualora i popoli europei cominciassero ai loro governi e al super governo centralista europeo, esercitando il sacrosanto diritto alla resistenza, sarebbero dei terroristi antidemocratici?

"Noi riteniamo che …tutti gli uomini sono stati creati uguali, che il Creatore ha fatto loro dono di determinati inalienabili diritti….che ogni qualvolta una determinata forma di governo giunga a negare tali fini, sia diritto del popolo il modificarla o l’abolirla, istituendo un nuovo governo che ponga le basi su questi principi…Allorchè una lunga serie di abusi e di torti…tradisce il disegno di ridurre l’umanità ad uno stato di completa sottomissione, diviene allora suo dovere, oltre che suo diritto, rovesciare un tale governo…".
Dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti d’America, 5 luglio 1776

"Contro le leggi in contrasto con la morale e l’umanità sussiste un diritto di resistenza".
Art. 6 della Costituzione del Lander di Brandeburgo del 31.1.1947

"Qualora il governo violi la libertà ed i diritti garantiti dalla costituzione, la resistenza, sotto ogni forma, è il più sacro dei diritti ed il più imperioso dei doveri”.
Costituzione Francese

CRASS - Do they owe us a living


Fuck the politically minded, here's something I want to say,
About the state of nation, the way it treats us today.
At school they give you shit, drop you in the pit,
You try and try and try to get out, but you can't because they've fucked you about.
Then you're a prime example of how they must not be,
This is just a sample of what they've done to you and me.

Do they owe us a living?
Of course they do, of course they do.
Owe us a living?
Of course they do, of course they do.
Owe us a living?
of course they fucking do.

Don't want me anymore, cos I threw it on the floor.
They used to call me sweet thing, I'm nobody's plaything,
And now that I am different, they'd love to bust my head,
They'd love to see me cop-out, they'd love to see me dead.

Do they owe us a living?
Of course they do, of course they do.
Owe us a living?
Of course they do, of course they do.
Owe us a living?
of course they fucking do.

The living that is owed to me I'm never going to get,
They've buggered this old world up, up to their necks in dept.
They'd give you a lobotomy for something you aint done,
They'll make you an epitomy of everything that's wrong.

Do they owe us a living?
Of course they do, of course they do.
Owe us a living?
Of course they do, of course they do.
Owe us a living?
of course they fucking do.

Don't take any notice of what the public think,
They're so hyped up with T.V., they just don't want to think.
They'll use you as a target for demands and for advice,
When you don't want to hear it they'll say you're full of vice.

Do they owe us a living?
Of course they do, of course they do.
Owe us a living?
Of course they do, of course they do.
Owe us a living?
of course they fucking do.
Che i politici vadano a farsi sfottere, questo è qualcosa che voglio dire.
Riguardo allo stato di nazione, il modo in cui ci trattano oggi
A scuola ti danno merda, ti spingono nel baratro,
Tu provi, e provi, e provi ad uscirne, ma tu non ci riesci ti hanno proprio incastrato,
Allora tu sei un esempio tipico di come loro non devono essere
Questo è solo un esempio di quello che loro hanno fatto a te e a me
  
Ci permettono di vivere così
Oh certo che lo fanno, certo che lo fanno
Ci permettono di vivere?
Oh certo che lo fanno, certo che lo fanno
Ci permettono di vivere?
Oh si cazzo se lo fanno!

Non mi vogliono più, perchè l'ho gettata sul pavimento.
Erano soliti chiamarmi "dolce", io non sono il giocattolo di nessuno,
E adesso che ho scoperto di essere diverso da loro, vorrevvero schiacciarmi la testa,
Vorrebbero vedermi in prigione, vorrebbero vedermi morto.


Ci permettono di vivere così
Oh certo che lo fanno, certo che lo fanno
Ci permettono di vivere?
Oh certo che lo fanno, certo che lo fanno
Ci permettono di vivere?
Oh si cazzo se lo fanno!

Non riuscirò mai a vivere nel mondo in cui loro dicono che è giusto,
Sono riusc,iti a sfottere il mondo
Ti hanno fatto una lobotomia per colpe che non hai mai commesso
Ti incolperanno per di tutto quello che è sbagliato



Ci permettono di vivere così
Oh certo che lo fanno, certo che lo fanno
Ci permettono di vivere?
Oh certo che lo fanno, certo che lo fanno
Ci permettono di vivere?
Oh si cazzo se lo fanno!

Non far caso a quello che dice la gente,
Sono tutti assuefatti alla T.V., non vogliono imparare a pensare
Ti vogliono usare come bersaglo ti interrogheranno e ti minacceranno,
Quando non vorrai ascoltarli ti diranno che sei finito.


Ci permettono di vivere così
Oh certo che lo fanno, certo che lo fanno
Ci permettono di vivere?
Oh certo che lo fanno, certo che lo fanno
Ci permettono di vivere?
Oh si cazzo se lo fanno!


martedì 4 settembre 2012

L'utopia


L’utopia è là, all’orizzonte.
Mi avvicino di due passi, lei si allontana di due passi.
Faccio dieci passi e l’orizzonte si sposta di dieci passi.
Per quanto cammini, mai la raggiungerò.
A che serve l’utopia?
Serve a questo: a camminare.
Eduardo Galeano

Einstein e la religione dell’umanità


Einstein aveva la “religione dell’umanità”: cioè che la vita individuale ha un senso solo se la possiamo considerare il frammento di una vita più vasta, cominciata prima di noi e destinata a durare dopo di noi. Egli scriveva: “Mi sento a tal punto partecipe di tutta la vita che non mi preoccupo affatto dell’inizio o della fine dell’esistenza concreta di una particolare persona, chiunque sia, in questa fiumana infinita”.

I conflitti di comodo

In ogni nazione la classe che sta al potere, per distogliere l’attenzione del popolo e dei media, inventa dei conflitti di comodo. In ogni tempo un conflitto di comodo ha calamitato l’attenzione della gente, impedendole di prendere coscienza del vero conflitto in atto. Prendiamo la storia occidentale. Il primo conflitto di comodo che nascose alla gente il conflitto vero (disuguaglianza sociale, povertà, malattie, fame, .....) è stato il millenario conflitto tra mussulmani e cristiani. Cristiani e mussulmani si combattevano in nome di due concezioni del mondo assolutamente analoghe. L’islam era la cristianità rovesciata. La crociata dei cristiani era l’esatto rovescio della guerra santa dei mussulmani. Nell’uno e nell’altro caso chi ci andava di mezzo erano i poveri diavoli, ai quali veniva fatto credere che il vero nemico era al di là del mare, il turco oppure il bianco: l’infedele, insomma; tutti i mali venivano da lui, tutti i beni dai potenti che ti offrivano protezione. Qui da noi, finché la gente ebbe paura dei turchi fu facile tenerla sottomessa. In altre parole l’odio contro gli infedeli era instillato artificialmente nella gente, in modo da tenerla buona. È una grande invenzione quella del nemico: la gente non si accorge più che il vero nemico ce l’hai in casa.
Venne finalmente il momento in cui la gente non ebbe più paura dei turchi; allora le borghesie nazionali, al potere ormai dappertutto, per rinnovare la paura, il terrore nella popolazione, trasmisero loro l’odio contro un altro nemico. Col passare degli anni (secoli) vari “nemici” si assecondarono: streghe, eretici, rivoluzionari, anarchici, ed ogni volta che una paura finiva ecco inculcarne un’altra ..... “i veri amici sono quelli che hanno un nemico in comune”; e ad ogni nemico inventato il governante di turno ci faceva credere che lui, in qualità di protettore, era nostro amico. Tra noi bisognava stare buoni, che importava se uno era sfruttato e l’altro sfruttatore? L’essenziale era essere uniti contro il nemico accampato al di là delle frontiere (il tedesco per i francesi, l’austriaco per noi italiani). E per carità che non ci si facesse ingannare da chi parlava di lotta di classe e voleva sostituire l’odio di classe all’odio contro lo straniero; Dio patrie e famiglia innanzitutto.
Nel secondo dopoguerra, si è sentito più che mai il bisogno di mettere in piedi un conflitto di comodo, che distraesse la gente dai veri problemi del nostro tempo: disuguaglianza sociale (ancora, sempre), razzismo, disoccupazione, miseria, .....
Ci è stato quindi fatto credere che la pace dipendesse unicamente dai rapporti tra due superpotenze. Noi italiani non essendo in grado di influenzare le due nazioni padroni del mondo, seguivamo gli eventi davanti il televisore. Divisi in due schiere opposte ed uguali, diciamo meglio: divisi in due tifoserie opposte ed uguali, non ci restò che far tifo per gli uni o per gli altri, credendo in tal modo di far tifo per la salute del mondo. Chi faceva tifo per l’America doveva sorbirsi il clericalismo nostrano e l’appoggio del Dipartimento di Stato ai regimi più vergognosi, alle dittature fasciste, alle dittature militari, alle monarchie feudali; chi era per l’URSS doveva chiudere gli occhi sulle infamie dello stalinismo. Noi italiani, come tutti gli altri popoli della terra, eravamo ridotti al frustrante ruolo di spettatori. Davvero non avremmo potuto fare altro? Caduto il muro di Berlino, finita la guerra fredda, cosa si poteva inventare per farci stare calmi e buoni?  Le menti perverse del potere hanno trovato la soluzione: terrorismo, black block, al qaeda ..... E la disoccupazione? E l’inquinamento? E la crisi economica? E le tasse che aumentano? E la perdita del posto di lavoro? E la corruzione? E le donne violentate? E la mancanza dei diritti degli omosessuali e degli immigrati? Tutto questo passa in secondo piano, se non nel dimenticatoio, e il tutto con la complicità di televisioni e giornali che non fanno altro che il gioco dei padroni e del potere, facendoci diventare sempre più ciechi per non vedere il nostro reale nemico: il potere.
Sono forse in malafede questi giornalisti? Non tutti, ma i più sono ciechi anch’essi, ecco tutto. Ciechi che indottrinano altri ciechi. Risultato: il buio totale.


sabato 1 settembre 2012

Pane, libertà, amore, scienza ...

“Noi vogliamo dunque abolire radicalmente la dominazione e lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, noi vogliamo che gli uomini affratellati da una solidarietà cosciente e voluta cooperino tutti volontariamente al benessere di tutti; noi vogliamo che la società sia costituita allo scopo di fornire a tutti gli esseri umani i mezzi per raggiungere il massimo benessere possibile, il massimo possibile sviluppo morale e materiale; noi vogliamo per tutti pane, libertà, amore, scienza (…)”.
Errico Malatesta

Chi sono gli anarchici???

Gli anarchici sono persone che rifiutano tutte le forme di governo o d'autorità coercitiva, tutte le forme di gerarchia e dominazione. Gli anarchici vogliono la nascita di una società di uomini liberi e uguali. Libertà e eguaglianza sono i due concetti-chiave attorno ai quali si articolano tutti i progetti libertari. L'anarchismo è una teoria politica, con l'obiettivo di creare l'anarchia: "l'assenza di un padrone, di un sovrano". In altre parole, l'anarchismo è una teoria politica che cerca di creare una società di cui ogni individuo collabora liberamente con i suoi simili. Per questo, l'anarchismo indica tutte le forme di controllo gerarchico, che sia controllo statale o capitalista, come non necessarie e dannose all'individuo e alla sua individualità.
Il processo di travisamento non è senza paralleli storici. Per esempio, in nazioni dove esistono governi di una persona (monarchia), le parole "repubblica" o "democrazia" sono state usate precisamente come "anarchia" per indicare disordine e confusione. Quelli che desiderano mantenere lo stato attuale, ovviamente useranno quest'opposizione, ad una nuova proposta di società, indicando come questa porterà solo caos:"siccome fu pensato che un governo era necessario e che senza governo ci sarebbe solo disordine e confusione, era naturale e logico che l'anarchia, che vuol dire assenza di governo, suonasse come assenza d'ordine."
Al modo di organizzazione della vita sociale, governativo e centralizzatore, gli anarchici oppongono un modo di organizzazione federalista che permetta di sostituire lo Stato, e tutta la sua macchina amministrativa, attraverso la presa in carico collettiva da parte della gente di tutte le funzioni inerenti alla vita sociale che si trovano attualmente monopolizzate e gestite da organismi statali, posti al di sopra della società. Il fatto che un "anarchico" sia favorevole all'organizzazione potrà sembrare strano a chi ha sempre visto l'anarchico come un violento nichilista, che pretende di fare esattamente ciò che vuole. Ma ci sono diversi tipi d'organizzazione, anche se viviamo in una società dove quasi tutte le forme d'organizzazione sono autoritarie e gerarchiche, facendole sembrare come l'unica alternativa possibile.

Che cos'è la mafia

La mafia è chi tace. La mafia è chi si gira dall'altra parte. La mafia è chi abbassa la voce. La mafia è chi scende a patti col potere. La mafia è chi si vende. La mafia è chi compra chi si è venduto. La mafia è chi minaccia. La mafia è chi non denuncia la minaccia. La mafia è chi mette bombe. La mafia è chi copre chi mette le bombe. La mafia è chi compie stragi. La mafia è depistaggio. La mafia è menzogna. La mafia è buttare fango sulla verità. La mafia è chi trucca le elezioni. La mafia è chi è egoista. La mafia è chi pensa al proprio pane mentre gli altri muoiono di fame. La mafia è povertà con tanti soldi. La mafia è sperare che sia la mafia a mettere le bombe, e non lo Stato. La mafia è lo Stato che uccide i propri cittadini. La mafia è la strategia della tensione. La mafia è non conoscere i colpevoli, ma solo le vittime. La mafia è sfiducia nel prossimo, nell'altro. La mafia è una montagna di merda, ma è una montagna altissima. La mafia è chi muore ogni giorno. La mafia è fatta da uomini, quindi può e deve morire.


Il sindacalismo rivoluzionario di Errico Malatesta


Per evitare ogni confusione teorica, Malatesta fu costretto a fare chiarezza epistemologica sul rapporto fra anarchia e l’azione sindacale. Applicando la fondamentale distinzione tra giudizi di fatto e giudizi di valore, Malatesta rivendicò come giusta e necessaria la sostanziale divisione fra movimento politico e movimento economico. Il movimento politico persegue fini universali, la sua valenza è rivoluzionaria perché le sue motivazioni sono ideali; il movimento economico persegue fini particolari, la sua valenza non può che essere riformista. Questa divisione, a sua volta, è la conseguenza della differenza tra movimento operaio e dottrina sindacale. Il movimento operaio è un fatto che nessuno può ignorare, mentre il sindacalismo è una dottrina e un sistema. Poiché il movimento è solo un fatto, sia pure fondamentale, si deve applicare nei suoi confronti un giudizio di fatto, che non va confuso come giudizio di valore, in questo caso la dottrina del sindacalismo. Si tratta soltanto di constatare la sua importanza storica, senza caricarla di significati metafisici, come fanno invece i sindacalisti puri o rivoluzionari. È necessario perciò che l’organizzazione sindacale rifletta tale giudizio di fatto, delineandosi, per l’appunto, come una semplice realtà, cioè mantenendo la sua intrinseca e naturale non intenzionalità ideologica. La conclusione, pertanto è che i sindacati siano aperti a tutti i lavoratori senza distinzione di opinioni, dei sindacati assolutamente neutri. Naturalmente affermando che il sindacato è per sua natura corporativo o, a dir meglio, riformista. Malatesta arriva a concludere che esso è intrinsecamente non rivoluzionario, per cui anche se lo si rinforza con l’attributo del tutto inutile di rivoluzionario, il sindacalismo è e sarà sempre un movimento legalitario e conservatore, dato che vive senza altro scopo possibile che il miglioramento delle condizioni di lavoro.
Malatesta esprimeva dunque il più classico punto di vista anarchico, fondato sulla consapevolezza che solo la dimensione politica era veramente universale e rivoluzionaria e che pertanto non si poteva pretendere che la classe lavoratrice, tutta tesa al legittimo miglioramento delle proprie condizioni di vita, si facesse carico dell’intera trasformazione sociale. Troppo semplice era la credenza che lo scontro sociale tra operai e classe padronale dovesse necessariamente coinvolgere tutta la società, la cui realtà era assai più complessa e diversificata.