..............................................................................................................L' azione diretta è figlia della ragione e della ribellione

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sabato 16 luglio 2022

16 luglio 1877: the great railroad strike

Il 16 luglio 1877, negli Stati Uniti a Martinsburg iniziò “The Great Railroad Strike”, uno dei più grandi scioperi nella storia degli USA. Lo sciopero vide la sua alba all’annuncio da parte della compagnia ferroviaria Baltimore & Ohio di un taglio degli stipendi del 10%, il secondo nel giro di otto mesi.

La sera del 16 il fuochista, il macchinista e il meccanico di un treno che trasportava bovini abbandonarono il mezzo e nessuno dei lavoratori in loco si diede disponibile a sostituirli. Dopo aver staccato la locomotiva i ferrovieri di Martinsburg fecero arrivare la comunicazione che non sarebbero partiti altri treni fino a che i tagli non sarebbero stati ritirati.

Quasi immediatamente il sindaco prima e poi le forze di polizia tentarono di sboccare il nodo ferroviario, ma il primo tornò a casa mesto e ai secondi fu impedito l’arresto dei ferrovieri dall’intervento di una grande folla di cittadini che rispose alle minacce ridendo in faccia agli agenti.

Su tutte le linee della Baltimore e Ohio i ferrovieri bloccarono i treni e ne impedirono la ripartenza. Lo sciopero però risparmio i treni passeggeri e la posta raccogliendo ancora più consenso popolare di quanto già non godesse.

Il governatore tentò di inviare la milizia locale a sedare la sollevazione, ma i soldati per lo più parte della comunità in lotta si rifiutarono.

Lo sciopero intanto si estese a moltissimi stati vicini, dal Maryland alla Pennsylvania, dall’Illinois al Missouri e coinvolse le compagnie ferroviarie delle relative regioni.

Presto le rivendicazioni si fecero più vaste e compresero nuovi pezzi di welfare e le otto ore per la giornata lavorativa, intanto sempre di più cresceva l’appoggio popolare alla rivolta che costò molti morti e moltissimi giorni di continui scontri.

Lo sciopero si concluse dopo 45 giorni con l’invio delle truppe federali e dei marines dal presidente Hayes che città per città, regione per regione sedarono lo sciopero in un bagno di sangue.

Questa incredibile esperienza nel suolo statunitense di autorganizzazione e lotta capace di tenere testa alla polizia, alle milizie locali e a volte anche alle truppe federali lascerà un enorme segno nella storia degli USA.

giovedì 14 luglio 2022

14 luglio 1896:nasce Benaventura Durruti

Buenaventura Durruti nasce nella città di Léon in Spagna il 14 luglio 1896. Il padre di Buenaventura è un ferroviere iscritto al sindacato dell'UGT, arrestato nel 1903 per aver partecipato ad uno sciopero sindacale. 

All'età di 21 anni Durruti partecipa allo sciopero generale proclamato dall'UGT (Union general de trabajadores), in cui, a seguito degli scontri con le forze di polizia spagnole, 70 persone vengono uccise, 500 ferite e oltre 2000 arrestate. A causa della partecipazione allo sciopero Durruti perde il lavoro. Renitente alla leva, si sposta in Francia per poi rientrare nel 1920 a Barcellona, dove inizia la sua militanza nel CNT. La polizia spagnola è però sulle sue tracce, e Durruti così è di nuovo costretto a lasciare il paese. Passa gli anni dal 1924 al 1926 fra Cuba, Messico, Cile e Argentina, e sempre nel 1926 viene arrestato a Parigi. Un anno dopo viene scarcerato con l'obbligo di lasciare la Spagna. Vi rientrerà solo nel 1931.

Nel 1936, allo scoppio della guerra civile spagnola, Durruti promuove la creazione del Comitato centrale di Milizie antifasciste della Catalogna, e si mette a capo di alcune migliaia di rivoluzionari antifascisti, formando quella che verrà chiamata Colonna Durruti, capace di ottenere una serie di importanti successi sul piano militare contro le truppe del generale Franco.

Durante la guerra, Durruti cercò in ogni occasione di impedire che si eccedesse nelle violenze. Fece suo "segretario" e collaboratore Jesus Arnal Pena, un prete cattolico che alcuni miliziani intendevano fucilare proprio in quanto prete, anche se nulla aveva a che fare con i fascisti; si rifiutò di colpire indiscriminatamente le popolazioni civili, e impedì ogni volta che gli fu possibile il compimento di "azioni" improvvisate e/o spontanee che avrebbero solo gettato discredito e disaffezione verso la causa rivoluzionaria, come quando a bordo di un aereo in perlustrazione sulla città di Huesca, si oppose al lancio di bombe a mano sui fedeli che stavano uscendo dalla messa. Il non lasciare libero sfogo agli istinti e al desiderio di vendetta dei suoi miliziani, non fu un elemento secondario o esclusivamente "caratteriale" di Durruti, bensì una fra le caratteristiche che già in vita gli valsero il rispetto e l'ammirazione di tutti i sinceri rivoluzionari.

Il 20 novembre 1936, a Madrid, scendendo dall'automobile su cui si trovava, Durruti viene colpito a morte da un proiettile, secondo la versione ufficiale del CNT sparato da un cecchino fascista. Visto il diametro del foro provocato dal proiettile, sorse il sospetto che il colpo fosse stato esploso da molto vicino, facendo sorgere numerose interpretazioni. Qualcuno disse che a sparare furono gli stalinisti, qualcuno che fu un colpo accidentale partito dall'arma di Durruti stesso, qualcuno addirittura che fu ucciso da qualche suo compagno. Qualunque sia la versione corretta, la notizia fu uno shock per tutta la Spagna antifascista. I funerali si tennero a Barcellona il 22 novembre 1936, e vi parteciparono almeno un milione di persone.

Nel suo elogio funebre, lo storico dell'arte e membro della Colonna Durruti Carl Einstein scrisse:

"Durruti, uomo sommamente concreto, non parlava mai di sé, della sua persona. Aveva escluso dalla grammatica il preistorico vocabolo "io". Nella Colonna Durruti si conosce solo la sintassi collettiva. I compagni insegneranno ai letterati a rinnovare la grammatica in senso collettivo. Durruti aveva compreso profondamente la potenza del lavoro anonimo. Anonimato e comunismo sono la stessa cosa. Il compagno Durruti ha operato ad una distanza stellare da ogni vanità delle vedettes di sinistra. Viveva con i compagni, lottava come compagnero. Così ha brillato come un esempio entusiasmante. Noi non avevamo nessun generale, ma la passione della lotta, la profonda dedizione verso la maggior causa, la rivoluzione, scorrevano dai suoi benevoli occhi nei nostri e i nostri cuori erano una cosa sola col suo che per noi continua a battersi sui monti. Sempre sentiremo la sua voce. Adelante, adelante. Durruti non era un generale, era il nostro compagno".

lunedì 11 luglio 2022

11 Luglio 1968: Fondato American Indian Movement

Niente ha cambiato il volto degli indigeni e della loro cultura come l'American Indian Movement, fondato l'11 luglio 1968 a Minneapolis, Minnesota. Tre indiani Ojibwa e diplomati della "Indian Finishing School" - il penitenziario statale del Minnesota - erano Clyde Bellecourt, Dennis Banks e George Mitchell furono le prime figure di spicco. Altri importanti primi membri includevano Eddie Benton Banai, Vernon Bellecourt e più tardi Russell Means. John Trudell è stato portavoce dei media nazionali.

Gli inizi dell'AIM in Minnesota sono stati radicati negli sforzi per combattere la brutalità della polizia a Minneapolis, ma si è rapidamente espansa e si è impegnata a unire tutte le persone indigene per elevare le loro comunità e promuovere l'orgoglio e la sovranità culturale.

Tra il 20 novembre 1969 e l'11 giugno 1971 ebbe luogo l'occupazione di Alcatraz. Su quell'isola prigione, 89 indiani d'America e sostenitori, guidati da Richard Oakes, LaNada Means e altri hanno preso il controllo. Scelsero il nome Indians of All Tribes (IOAT) e John Trudell ne fu il portavoce. Secondo l'IOAT, in base al Trattato di Fort Laramie (1868) tra gli Stati Uniti e i Lakota, tutte le terre federali ritirate, abbandonate o fuori uso dovevano essere restituite ai nativi che un tempo le occupavano. Dal momento che il penitenziario di Alcatraz era stato chiuso il 21 marzo 1963 e l'isola era stata dichiarata proprietà federale in eccedenza nel 1964, un certo numero di attivisti del Potere Rosso rivendicava l'isola come terra indiana.

L'occupazione ha avuto un effetto breve ma in qualche modo diretto sulle politiche federali indiane e ha stabilito un precedente per l'attivismo indiano. Oakes è stato colpito a morte nel 1972 e l'AIM è stato preso di mira dal governo federale e dall'FBI nelle operazioni COINTELPRO.

L'esposizione nazionale di AIM è cresciuta nel 1972 durante il loro Trail of Broken Treaties. I membri iniziarono a San Francisco e finirono a Washington, DC proprio il 3 novembre, proprio mentre Richard Nixon stava per essere rieletto. La processione di quattro miglia è arrivata la mattina presto e ha presentato all'amministrazione Nixon una proposta di 20 punti per migliorare le relazioni tra Stati Uniti e Indiani.

Il primo dei 20 punti degli indiani richiedeva il ripristino dei loro poteri costituzionali di stipulazione di trattati, rimossi da una disposizione nell'Indian Appropriations Act del 1871. I successivi sette riguardavano il riconoscimento della sovranità delle nazioni indiane e la riconvalida dei trattati, compreso il Trattato di Fort Laramie. La richiesta fondamentale al centro di tutto questo era che gli indiani fossero trattati secondo i "nostri trattati".

Altri punti riguardavano questioni come la legge sulla riforma agraria e il ripristino di una base fondiaria che avrebbe permesso agli indiani che lo desideravano di tornare a uno stile di vita tradizionale. Dal punto di vista del governo degli Stati Uniti, riconoscere o negoziare rivendicazioni di trattati in tutto il paese potrebbe richiedere la restituzione di vasti tratti dell'America ai veri proprietari, un'idea davvero molto pericolosa!

venerdì 8 luglio 2022

La fine della gerarchia

Al periodo preistorico della raccolta del cibo succede il periodo della caccia nel corso del quale si formano i clan cercando di aumentare le loro probabilità di sopravvivenza. Una tale epoca vede costituirsi e delimitarsi delle riserve e dei terreni di caccia sfruttati a profitto del gruppo e dai quali gli stranieri restano esclusi, interdizione tanto più assoluta in quanto su di essa poggia la salvezza di tutto il clan. In modo che la libertà ottenuta grazie ad una collocazione più confortevole nell’ambiente naturale, e il tempo stesso con una protezione più efficace contro i suoi rigori, genera a sua volta la propria negazione al di fuori dei limiti fissati dal clan e costringe il gruppo a limitare la sua attività lecita organizzando i rapporti con i gruppi esclusi che costituiscono una minaccia costante. Fin dalla sua apparizione, la sopravvivenza economica socialmente costituita postula l’esistenza di limiti, di restrizioni, di diritti contraddittori. Bisogna ricordarlo come si ripete l’abc, fino ad oggi il divenire storico non ha cessato di definirsi e di definire in funzione del movimento di appropriazione privativa, dell’assunzione da parte di una classe, di un gruppo, di una casta o di un individuo, di un potere generale di sopravvivenza economico – sociale la cui forma resta complessa, a partire dalla proprietà di una terra, di un territorio, di una fabbrica, di capitali, fino all’esercizio puro del potere sugli uomini (gerarchia). Al di là dell’opposizione contro i regimi che pongono il loro paradiso in un welfare – state cibernetico, appare la necessità di estendere la lotta contro uno stato di cose fondamentale e inizialmente naturale, nel cui movimento il capitalismo non gioca che un ruolo episodico, e che non scomparirà senza che scompaiano le ultime tracce del potere gerarchizzato, o i “cinghialetti dell’umanità”, ben inteso.

martedì 5 luglio 2022

Lo Stato il Capitale e la Rivoluzione

La dottrina dello Stato di Bakunin è ciò che differenzia, fin dalla loro formazione, le due correnti del socialismo ottocentesco e novecentesco. Lo Stato, per definizione di ambedue le fazioni, rappresenta quell'insieme di organi polizieschi, militari, finanziari ed ecclesiastici che permettono alla classe dominante (la borghesia) di rimanere in possesso dei suoi privilegi. La differenza si presenta però nell'utilizzo dello Stato durante il periodo rivoluzionario. Per i marxisti, infatti, si sarebbe dovuta presentare una situazione in cui lo Stato sarebbe stato arma in mano al proletariato per eliminare la controrivoluzione. Solo allora, con la dissoluzione dell'apparato statale si sarebbe passati all'assenza di classi. La posizione di Bakunin (e, con lui, di tutti gli anarchici) è che lo Stato, strumento prettamente in mano alla borghesia, non può essere usato che contro il proletariato: dato che l'intera classe sfruttata non può amministrare l'infrastruttura statale, ci vorrà una classe burocratica che lo amministri. Bakunin temeva l'inevitabile formazione di una "burocrazia rossa", padrona dello Stato e nuova dominatrice. L'ugualianza e quindi la libertà, secondo il pensatore Russo, non possono esistere nella società marxista. Lo Stato va quindi abbattuto in fase rivoluzionaria. Se lo Stato è l'aspetto politico dello sfruttamento della borghesia, il Capitale ne è quello economico. Qui le differenze del marxismo sono inesistenti (basti pensare che il primo libro de Il Capitale fu tradotto in Russo proprio da Bakunin). La differenza tra la concezione marxiana e quella bakuniana del Capitale, è che per Bakunin questo non è elemento fondante dello sfruttamento. Anche se non esplicitato, nella sua opera non viene fatto riferimento alcuno alla concezione materialistica della storia (che prevede l'aspetto economico della società come basilare per l'analisi della stessa). Un aspetto importante del pensiero di Bakunin è l'azione rivoluzionaria. Bakunin ha perseguito per tutta la vita questo scopo e, in alcune parti della sua opera, sono rintracciabili le linee guida della concezione rivoluzionaria del pensatore russo. In primo luogo la rivoluzione deve essere essenzialmente popolare: il senso di questa affermazione va ricercato ancora nel contrasto con Marx. I comunisti credevano in un'avanguardia che dovesse guidare le masse popolari attraverso il cammino rivoluzionario. Bakunin invece prevedeva una società segreta che avrebbe dovuto solamente sobillare la rivolta, la quale poi si sarebbe auto-organizzata dal basso. Altra differenza con il marxismo è l'identificazione del soggetto rivoluzionario. Se Marx vedeva nel proletariato industriale spina dorsale della rivoluzione (mettendolo in contrapposizione con una classe agricola reazionaria), Bakunin credeva nell'unione tra il ceto contadino e il proletariato l'unica possibilità rivoluzionaria. Marx, in alcuni suoi scritti, non nega la possibilità che il trionfo del proletariato possa giungere senza spargimenti di sangue. Bakunin è invece categorico su questo punto: la rivoluzione, essendo spontanea e popolare, non può essere altro che violenta.

sabato 2 luglio 2022

Jean-Jacques Liabeuf l'ammazza-sbirri

 

Jean-Jacques Liabeuf (1886-1910) era calzolaio con alcuni piccoli precedenti per furto contro il quale la polizia di Parigi si accanì con particolare attenzione.

Dopo diversi brevi soggiorni in galera e dopo il servizio militare in Africa, Liabeuf si innamorò di una prostituta il cui magnaccia era però un informatore di polizia. Sicché, ancora una volta, il povero Liabeuf fu arrestato e sbattuto in galera, questa volta con l’accusa per lui infamante di essere il protettore della sua amata.

Uscito di prigione nel gennaio del 1910, incazzato come una iena, il calzolaio decise di vendicarsi dei poliziotti, tali Maugras e Vors, che avevano voluto incastrarlo. Armato di tutto punto si mise alla loro caccia ma fu intercettato da un’altra pattuglia. Nello scontro che ne seguì Liabeuf uccise un poliziotto e ne ferì un altro, prima di essere a sua volta ferito e quindi arrestato.

Jean-Jacques Liabeuf fu ghigliottinato il 2 luglio 1910 ma la sua esecuzione si trasformò in una grande manifestazione in suo sostegno, con durissimi scontri tra polizia e circa 10.000 persone che erano intervenute per impedirla.

giovedì 30 giugno 2022

Scolarizzazione e mito sociale

L’istituzione scolastica al giorno d’oggi rappresenta una nuova religione inattaccabile e universalizzata, capace di preparare l'individuo a un consumo disciplinato, diventando così il maggior datore di lavoro della nostra società. Oggi la maggior parte degli uomini sono utilizzati nella produzione di richieste che possano essere soddisfatte da un'industria a forte intensità di capitale. La maggior parte di questa operazione si realizza all’interno del perimetro scolastico durante la scolarizzazione obbligatoria. La scolarizzazione serve efficacemente a creare/diffondere/difendere il mito sociale dato, essa é il rituale di fabbricazione del mito, un rituale su cui la società contemporanea costruisce se stessa. Ne deriva una società che crede nella conoscenza, nel confezionamento della conoscenza che crede nell'invecchiamento della conoscenza e nella necessita di aggiungere conoscenza alla conoscenza.

La conoscenza non come bene, ma come valore quindi concepita in termini commerciali: conoscenza come merce.

Gli ultimi 50 anni di scolarizzazione obbligatoria hanno creato nel mondo occidentale accaniti consumatori di merce e televisione.

E' stato dimostrato che non c'è nessuna connessione tra le materie che gli individui hanno studiato a scuola e l'efficienza degli stessi nei lavori che richiedono una preparazione in quelle materie.

La scolarizzazione è un investimento di capitale della società della merce che ha come fine il controllo sociale, la stratificazione e la creazione di una società di classe suddivisa in livelli.

Le scuole finiscono inevitabilmente a produrre un gran numero di emarginati, un numero limitato di successi e una netta preponderanza di fallimenti. Una sorta di lotteria dove quelli che non ce la fanno perdono non soltanto quello per cui hanno pagato, ma rimangono segnati per il resto della loro vita come individui inferiori.

martedì 28 giugno 2022

28 giugno 1969: i moti di Stonewall

È il giugno 1969. La situazione per gli omosessuali americani è particolarmente difficile, le irruzioni della polizia nei locali gay sono all'ordine del giorno, fino a pochi anni prima l'identità di tutti i presenti al momento di una retata veniva pubblicata sui quotidiani locali, qualsiasi scusa viene usata dalle forze dell'ordine per procedere ad un arresto per "pubblica indecenza", i poliziotti addirittura sono soliti usare l'entrapment (adescamento), per spingere le persone ad infrangere la legge e quindi arrestarle.

Proprio in quest'anno esce il Manuale diagnostico e statistico dell'Associazione americana di psichiatria che ancora definisce l'omosessualità come una malattia mentale. A tutto il '69 non esiste nessun movimento di diritti per gli omosessuali, proprio mentre la questione dei diritti civili (per i neri, per le donne, per i poveri, per le minoranze in genere) raggiunge la massima importanza negli Stati Uniti e in molte altre parti del mondo.

A New York i locali gay sono molto numerosi, soprattutto nel quartiere Greenwich Village, e la maggior parte di essi si sono vista revocare la licenza per la vendita degli alcolici proprio a causa delle frequentazioni omosessuali. Lo Stonewall Inn, in Cristopher Street, è sicuramente uno dei locali più famosi, ed è gestito dalla mafia newyorkese che ha fiutato nella clientela omosessuale un lauto guadagno, e che spesso riesce a contenere i danni delle retate e a continuare a vendere alcolici con qualche bustarella.

Venerdì 27 giugno lo Stonewall Inn è come sempre strapieno: ci sono alcune drag queen, ma soprattutto tantissimi giovani clienti. Verso l'una del 28 giugno sei agenti irrompono nel locale, rompendo gli oggetti a colpi di manganello e minacciando gli avventori. Circa duecento clienti vengono identificati e fatti uscire uno a uno mentre tre travestiti vengono fermati (la legge impone infatti che sia illegale indossare meno di tre capi di vestiario "adatti al proprio genere").

Ma per la prima volta qualcuno reagisce. La miccia si accende , forse quando la trans gender Sylvia Riveira lancia una bottiglia contro un'agente, oppure quando una lesbica oppone resistenza all'arresto: la folla riunitasi davanti al locale attacca la polizia con un fitto lancio di pietre, i bidoni vengono dati alle fiamme, e i poliziotti sono costretti a barricarsi dentro al locale per alcune ore, fino al sopraggiungere di ingenti rinforzi.

Il giorno successivo i giornali parleranno di tredici persone arrestate e tre agenti feriti.

Nelle serate successive, quelle di sabato e domenica, il neonato movimento omosessuale si fortifica, dando vita ad altre manifestazioni davanti allo Stonewall Inn, e ad altre tumulti con le forze dell'ordine: il seme è gettato, per la prima volta gli omosessuali utilizzano il termine gay nelle proprie rivendicazioni e non chiedono più solo di "essere lasciati in pace", ma rivendicano parità di diritti. Gli scontri, una sorpresa per tutti, dimostrano per la prima volta che la comunità omosessuale è diventata movimento, deciso a combattere e a rifiutare il ruolo canonico di vittime.

Ben presto, dopo la svolta segnata dalla rivolta dello Stonewall, vedranno la luce altri gruppi ed organizzazioni come la "Gay Activists Alliance" dapprima a New York, quindi nel resto del paese. In altri paesi ci saranno negli anni successivi simili rivolte, come ad esempio in Canada nel 1981, quando a seguito dell'irruzione della polizia in un locale gay, ci sarà quella che sarà ancora ricordata come la "Stonewall canadese".

domenica 26 giugno 2022

26 Giugno 1839: La rivolta della Amistad

 

Nel giugno del 1839 dalla nave negriera Teçora, circa 500-700 schiavi catturati in Sierra Leone, sbarcarono all’Avana. Il 26 giugno, 53 di loro di origine mendi, furono imbarcati sulla Amistad.

La goletta stava viaggiando lungo la costa cubana quando i prigionieri africani riuscirono a liberarsi dalle catene e presero il controllo della nave. Uccisero dapprima il cuoco di bordo e poi il capitano, mentre altri due membri dell'equipaggio riuscirono a fuggire su una lancia. Gli africani chiesero agli uomini dell'equipaggio sopravvissuti di ricondurli a casa ma questi li ingannarono, navigando di notte verso nord. La Amistad fu quindi abbordata da una nave della marina americana nei pressi di Long Island, dove gli ammutinati avevano fatto gettare l'ancora per recarsi sulla costa e procacciarsi così acqua e cibo. Gli schiavi ribelli furono catturati e condotti in porto a New London nel Connecticut.

Quello che seguì fu un caso giudiziario che cambiò la storia degli Stati Uniti.

Le parti in causa erano diverse.

In primis José Ruiz e Pedro Montez dell’equipaggio della Amistad che chiedevano la restituzione degli schiavi e delle merci. Poi l’ufficio del Procuratore degli Stati Uniti per il Distretto del Connecticut che la restituzione del carico e degli uomini alla Spagna. In tal caso gli schiavi sarebbero stati uccisi. Infine, gli africani, che supportati dal movimento abolizionista, negavano di essere schiavi o proprietà e sostenevano che la corte non poteva "restituirli" al controllo del governo spagnolo.

Preoccupato per le relazioni con la Spagna e soprattutto per le sue prospettive di rielezione, legate ad un calo di consensi nel Sud schiavista, il presidente democratico Martin Van Buren si schierò con Madrid. La corte distrettuale di Hartford, Connecticut, però si pronunciò a favore degli africani. Il procuratore degli Stati Uniti per il distretto del Connecticut, per ordine di Van Buren, fece immediatamente appello, ma in aprile il ricorso fu rigettato e la sentenza di primo grado venne confermata. Allora su pressioni del Presidente il Procuratore Generale degli Stati Uniti portò il caso davanti alla Corte Suprema. Anche quest’ultima confermò che il trasporto degli africani rapiti attraverso l'Atlantico era stato in violazione delle leggi e dei trattati contro la tratta atlantica degli schiavi africani da parte di Gran Bretagna, Spagna e Stati Uniti d'America. I prigionieri vennero considerati aver agito come uomini liberi quando si sollevarono. Pertanto, autorizzò il loro rilascio.

Così mentre negli USA molti neri lavoravano e morivano da schiavi, altri venivano liberati.

Questa vicenda dimostra chiaramente come certe condizioni di violenza, oppressione e ingiustizia non possano essere accettate, anche se ci sono norme che ne permettono la perpetrazione.

venerdì 24 giugno 2022

La comunità anarchica di Elisée Réclus

 

L’uomo è la natura che prende coscienza di se stessa. Ma cos’è la natura? La natura è quell’unità meravigliosa che presiede tutte le cose, le cui leggi esprimono una grande semplicità. Essa è un’immensa sintesi che si presenta a noi in tutta la sua infinità e non pezzo per pezzo. Ciò significa, anarchicamente, che è veramente sintetica quando è veramente infinita, cioè diversificata. Perciò se la sua universalità si coglie nella “completezza” (non può essere presa pezzo per pezzo), la sua infinità si rivela nella complessità, nel senso che la diversità è la condizione dell’unità; un’unità che deriva dal fatto che la Terra e l’umanità presentano un’eguale, intrinseca regola, quella, appunto, dell’unità nella diversità: e questa la sintesi anarchica. Nella società, come nella natura , perché vi sia vera coesione vi deve essere libertà, differenza, autonomia, specificità. L’uomo deve appropriarsi delle leggi naturali attraverso la conoscenza scientifica, con l’osservazione della natura controllata dall’esperienza e guidata da ipotesi in ipotesi. Questa conoscenza gli permette di scoprire qual è il nesso che unisce il tutto attraverso l’infinità diversità. Segreto che dà la possibilità di scoprire il modo di vivere la propria vita, adeguandola ai ritmi naturali. Sempre, beninteso, se l’uomo vuole preservare un’organica armonia con la natura perché solo così può esservi una vera società, come del resto, un’autentica armonia naturale non potrà che essere il risultato di una giusta comunità umana. Si tratta, insomma, di conciliare la storia con la natura, fondendone l’una nell’altra.

In conclusione la comunità deve apprendere da se stessa come adattarsi sempre più alle condizioni intime dell’ambiente.