Rinomata personalità della storia della geografia e del
pensiero politico, Elisée Reclus dovrebbe essere studiato come un pensatore vivente,
in quanto promotore di idee estremamente attuali. In primo luogo il geografo può
essere definito come il primo grande “teorico dell’ecologia sociale”, avendo trasformato
la geografia sociale in una complessiva visione del mondo, che individua gli stretti
legami esistenti fra società e ambiente naturale. La sua opera precorre i tempi
nell’analisi di diverse questioni ecologiche, come la deforestazione, la distruzione
del paesaggio, gli abusi dell’agricoltura industrializzata e il bisogno di una ricostituzione
ecologica dell’ambiente. Altrettanto pionieristica è la sua politica ecologica,
che lega la soluzione di problemi sociali ed ecologici alla necessità di una radicale
trasformazione politica ed economica della società. Reclus ci offre inoltre una
delle più complete analisi del problema del dominio nella storia del pensiero politico,
anticipando i risultati di studi successivi. Le sue convinzioni scaturiscono da
una filosofia della storia sottile e dialettica, che cerca di svelare sia gli elementi
di progresso sia quelli regressivi di ogni processo storico. Secondo Reclus ci si
muove verso una società libera e solidale, basata sull’amore per l’umanità, per
gli altri esseri viventi e per l’intero mondo naturale. Questa visione anarchica
esprime una prospettiva morale che prefigura sotto molti aspetti l’etica della cura
ed enfatizza l’importanza della trasformazione individuale per un più profondo cambiamento
della società.
Translate
lunedì 21 agosto 2023
Elisée Reclus pensatore vivente
venerdì 18 agosto 2023
L’utilizzo del consenso come abdicazione della libertà
La società dei consumi interiorizza semplicemente la
costrizione sociale, trasformando la paura della repressione in vergogna della emarginazione.
Il paradosso è che la libertà circolante nella democrazia dei consumi “libera” tutte
le forme di licenza corruttrice ed oltretutto miope e contraddittoria in funzione
di un unico scopo, quello dell’interesse esclusivamente individuale che, per corrispondenza
all’abrasione sociale dell’individualità, elimina semplicemente la relazionalità
come condizione e partecipazione all’umanità. Contestare le istituzioni significa,
contestare questo monopolio espropriante che mantiene in uno stato di inferiorità
e di dipendenza permanente anzi progressiva, gli individui che compongono la società
e che invece di maturare attraverso e grazie ad essa sono costretti sempre più e
in ogni campo ad obbedire a chi comanda con una giustificazione che riduce di molto
la differenza tra metodi violenti e metodi democratici, quando questi si avvalgono
di mezzi di persuasione che fanno del consenso una vera e propria abdicazione alla
libertà di giudizio e cioè all’esercizio effettivo della coscienza.
martedì 15 agosto 2023
Eroi o disertori nella prima guerra mondiale
Al Festival di Spoleto del 1964 la presentazione della
canzone “disfattista” Gorizia suscita scandalo e le proteste ufficiali di varie
associazioni d’arma, nonché alcune interrogazioni parlamentari e l’incriminazione
dei responsabili per vilipendio delle Forze Armate (la strofa incriminata recitava:
“Traditori signori ufficiali/ questa guerra l’avete voluta/ scannatori di carne
venduta (e rovina della gioventù)”.
Il gruppo dei grufoli
Il giorno 25 giugno del 1915, mentre il Caporal Maggiore
passeggiava in via Cavour in Verona fu avvicinato da un soldato di Cavalleria che
gli introdusse nella bottoniera della giubba un foglio di carta piegato. Apertolo
e accortosi che si trattava di uno stampato “sovversivo” inseguì il distributore
il quale, in compagnia di altri due soldati, proseguiva la via continuando a distribuire
altri foglietti identici ai militari che incontrava. Insieme a M. L. era il sergente
L. e vi si unì anche l’ufficiale di picchetto di Castelvecchio. I tre soldati, accortisi
dell’inseguimento, si diedero alla fuga. Due furono raggiunti e identificati nelle
persone dei soldati di Cavalleria F. P. e S. F., il terzo si dileguò né fu rintracciato.
Iniziatesi le indagini e dopo una perquisizione furono identificati altri nuovi
soldati del reggimento, i quali avevano “relazioni fra di loro ed erano collegati
in opera criminosa tendente a scalzare la disciplina dell’esercito”. Come elementi
a carico degli imputati, furono rinvenute delle lettere contenenti numerose espressioni
di indole sovversiva e inneggianti a ideali rivoluzionari; tra le frasi più salienti
furono notate: “Carissimo Grufolo saluta tutto il gruppo dei Grufoli” e l’indirizzo
al soldato Grufolo Grufoletti, quinto Grufolini, all’interno frasi auguranti il
trionfo dell’internazionale anarchica; in un’altra lettera, diretta ai “Carissimi
Grufolini”, fu rinvenuto un articolo scritto per un giornale “sovversivo”; due fogli
supplemento al “Libertario” intitolati Mentre la tragedia precipita; una foto di
gruppo dove S. F. appariva con una fascia a bandoliera su cui si leggeva la parola
“ANARCHIA”. Tutti i soldati incriminati furono giudicati colpevoli di propaganda
sovversiva e condannati a pene variabili dai dieci ai venti anni di carcere.
sabato 12 agosto 2023
Spoliticizzazione delle masse
Il dominio, il potere, nella politica e nella strada,
in pace come in guerra, appartiene a chi è meglio equipaggiato tecnicamente. La
borghesia è stata sostituita da una classe tecnocratica che non è nata da una rivoluzione
antiborghese ma dalla crescente complessità sociale provocata dalla lotta di classe
e dall’intervento statale. Sul cammino verso una nuova società basata sull’alta
produttività procurata dall’automazione e sull’economia dei servizi, la borghesia
si è trasformata in una nuova classe dominante. Questa non si basa sulla proprietà
privata o sul denaro, ma sulla competenza e la capacità di gestione; la proprietà
e il denaro sono necessari ma non determinanti. La forza della classe dominante
non proviene esclusivamente dall’economia, né dalla politica e nemmeno dalla tecnica,
ma dalla fusione delle tre in un complesso tecnologico di potere che Mumford chiamò
“megamacchina”. Se la tecnica, diventata l’unica forza produttiva, ha permesso il
trionfo dell’economia, ora l’economia, creando il mercato mondiale, ha spianato
il cammino alla tecnica, e questa impone la dinamica espansiva della produzione
di massa al mondo intero. A modo suo ha ridicolizzato la figura dello Stato, degradando
la sua storia e il suo ruolo dopo che l’economia lo ha convertito nel padrone più
grande e la tecnica lo ha trasformato in un macchinario di governo e di controllo
delle masse. Dalla fine del XIX secolo la stabilità del sistema capitalista è stata
ottenuta grazie all’intervento dello Stato, che ha messo in atto una politica economica
e sociale correttrice. Lo Stato ha smesso di essere una sovrastruttura autonoma
per fondersi con l’economia e presentarsi come un terreno neutrale in cui il confronto
tra le classi poteva trovare soluzioni. Lo Stato diventava il garante dei miglioramenti
sociali, della sicurezza e delle opportunità. Lo Stato “del benessere” fu un’invenzione
che assicurava al tempo stesso la rivalorizzazione del capitale e l’acquiescenza
delle masse. Al suo interno la politica si trasformava progressivamente in amministrazione,
si professionalizzava, si orientava verso la soluzione di questioni tecniche. Quand’anche
il regime politico fosse una democrazia, la politica non poteva essere oggetto di
discussione pubblica: in quanto esposizione e risoluzione di problemi tecnici richiedeva
da un lato un sapere specializzato – era una tecno politica – nelle mani di una
burocrazia professionista, e dall’altro un allontanamento – una spoliticizzazione
– delle masse. Il progresso tecnico ha ottenuto questa spoliticizzazione. Ha avuto
la capacità di isolare l’individuo nella società, circondandolo di marchingegni
domestici e immergendolo nella vita privata. D’altra parte, ciascuna tappa del cosiddetto
progresso annulla la precedente, sviluppando un dinamismo compulsivo in cui la novità
è accettata semplicemente per il fatto di essere una novità e il passato viene relegato
all’archeologia. In questo modo crea un continuo presente in cui non succede niente
dato che niente ha importanza e in cui gli uomini sono indifferenti.
mercoledì 9 agosto 2023
L’economia al posto di comando
L’economia al posto di comando significa inesorabilmente
disarmonia e conflitto, perché ogni volta che essa funziona, funziona soltanto per
un settore o per una parte (se poi non funziona non funziona per nessuno se non
per LORO). Bilanci, fatturati, e indici di produzione appartengono a una grande
bugia, perché nel mondo sottomesso all’economia, in testa a tutte le classifiche
c’è la produzione di infelicità. Questa è la merce definitiva, il prodotto dei prodotti.
Perché l’economia non domina SOLTANTO l’esistenza sociale,
ma è scivolata ben dentro le menti, i comportamenti, le relazioni personali: guadagno,
risparmio, investimenti, ricavi e costi, sono categorie che l’umanità è arrivata
ad applicare a ogni circostanza; in questo senso l’economia è la più diffusa e micidiale
delle sostanze inquinanti, la vera droga pesante con miliardi di tossicodipendenti.
Il prezzo antropologico che l’umanità paga per qualche dose/bustina di benessere
economico è lo sterminio e la depressione delle ricchezze vitali.
Non è certo nelle mani degli economisti che c’è un futuro
per l’economia. Perché come tutti coloro che pretendono di seguire una fredda oggettività,
gli economisti costruiscono una disciplina estranea alla ricchezza vitale. E ormai
sempre più una disciplina separata, specializzata, freddamente oggettiva e razionale,
non è soltanto odiosa, è anche profondamente stupida.
Alleggerire l’economia da ogni primato e da ogni privilegio
è il solo modo per riservarle una possibilità di salvezza (sempre se vale la pena
salvarla). Alla borsa, nelle banche e nelle menti andrebbe messo un cartello con
scritto: senza espansione della felicità niente sviluppo economico.
domenica 6 agosto 2023
Kropotkin, Scienza e Anarchia
Scrive Kropotkin: «L’Anarchia è il risultato inevitabile del movimento intellettuale nelle scienze naturali movimento che cominciò verso la fine del XVIII secolo». La identificazione kropotkiniana fra scienza e progresso sociale e fra scienza e anarchismo, stabilisce così il primato assoluto della conoscenza e della ragione nel processo dell’emancipazione umana, un processo quindi strettamente condizionato dallo sviluppo scientifico. Specificamente l’identificazione è fra il metodo dell’anarchia e quello induttivo delle scienze naturali. Lo scopo è quello di evidenziare, nell’accostamento metodologico, la sostanziale analogia fra natura e anarchia. Scrive infatti Kropotkin: «studiando i progressi recenti delle scienze naturali e riconoscendo in ogni nuova scoperta una nuova applicazione del metodo induttivo, vedevo nello stesso tempo, come le idee anarchiche, formulate da Godwin e Proudhon e sviluppate dai loro continuatori, rappresentavano pure l’applicazione di questo stesso metodo alle scienze che studiano la vita delle società umane». Kropotkin però non si limita a una identificazione attinente al campo metodologico, ma amplia tale identificazione al campo più vasto della concezione anarchica e della concezione della natura, fondendo così Scienza e Anarchia in una weltanschauung di forte significato: «l’Anarchia è una concezione dell’universo, basata sulla interpretazione meccanica dei fenomeni, che abbraccia tutta la natura, non esclusa la vita della società». Addirittura essa si delinea come strumento generale di comprensione scientifica in grado «d’elaborare la filosofia sintetica, ossia la comprensione dell’Universo nel suo insieme». Per Kropotkin, dunque, si può assegnare alla scienza non solo una funzione ideologica in senso progressista e libertario, ma anche, per converso, assegnare all’anarchismo il compito di una comprensione scientifica che si identifichi con quella delle scienze naturali. Natura, spontaneità, libertà, ecco i tre termini delineati sopra qui uniti dal filo della spiegazione scientifica come giustificazione della loro duplice sequenza progressiva, perché se si può arrivare all’anarchia partendo dalla natura, si può ritornare a spiegare questa partendo dall’anarchia. E ciò per il particolare significato che Kropotkin assegna alle scienze naturali, quelle scienze, appunto, in grado di operare l’accostamento fra natura e cultura, fra scienza e valori. L’accostamento è spiegato da Kropotkin in questo modo. Dopo la rivoluzione copernicana – che ha dato un colpo mortale al geocentrismo – ogni scoperta scientifica confermerebbe il fatto che la struttura dell’universo non ha un centro specifico di forza e di direzione della forza. Spingendo in questa direzione è possibile trovare un riscontro obiettivo il quale confermi che la struttura oggettiva della natura, della materia e dell’intero universo è costituzionalmente non gerarchica: «il centro, l’origine della forza, trasferito una volta dalla terra al sole, si trova ora sparpagliato, disseminato: è dappertutto e in nessun luogo». Pertanto la struttura dell’universo è costituzionalmente non gerarchica perché si basa su un’armonia «che è la risultante degli innumerevoli sciami di materia, che si muovono ognuno dinnanzi a sé tenendosi l’un l’altro in equilibrio». Il significato ideologico che Kropotkin dà a questa scoperta scientifica è evidente: è cioè una spiegazione descrittiva tesa a giustificare un valore normativo. Basti pensare al concetto di federalismo anarchico così come, ad esempio, è definito da Proudhon: «il centro politico è ovunque, la circonferenza in nessun punto». Il passaggio dalle scienze della natura alle scienze umane non trova quindi ostacoli per Kropotkin, perché questa costituzionale non gerarchia della materia è confermata non solo dall’astronomia, ma da «tutte le scienze senza eccezione quelle che trattano della natura, .. quelle che si occupano dei rapporti umani». Esse si informano al criterio che non esistono leggi naturali prestabilite, che l’armonia della natura è la risultante fortuita e temporanea di un processo di scontri e incontri all’interno della struttura materiale. Ciò che chiama legge non è altro che un rapporto fra certi fenomeni, i quali hanno un carattere condizionale di causalità: se un certo fenomeno si verifica in certe condizioni ne seguirà un altro e così via. Se un tale fenomeno dura dei secoli, «è perché ha impiegato secoli per stabilirsi; un altro non durerà che un attimo, se la sua forma di equilibrio è nata in un attimo». Pertanto non c’è «nessuna legge, ma il fenomeno: ogni fenomeno governa quello che gli succede, non la legge». Possiamo osservare anche qui una continuità fra il pensiero kropotkiniano e il pensiero anarchico in questa interpretazione antigerarchica della natura. Bakunin aveva scritto che in essa «non esiste alcun governo e quelle che si chiamano leggi naturali non sono altro che il normale svolgersi dei fenomeni e delle cose che si producono in modo a noi ignoto nel seno della causalità universale» La sostanziale supposta analogia fra l’anti-gerarchia della natura e l’anti-gerarchia della società umana è da realizzare, è per Kropotkin imposta dallo sviluppo scientifico, precisamente dalla sua metodologia che tende a costruirsi non attraverso sistemi generali precostituiti, ma secondo una continua analisi di divisione della materia in cellule autonome sempre più piccole e interdipendenti. Per cui se un tempo «la scienza studiava i grandi risultati e le grandi somme (gli integrali direbbe il matematico), oggi studia gli infinitamente piccoli, gli individui che compongono le somme e di cui ha finito per riconoscere l’indipendenza e l’individualità, contemporaneamente alla loro stessa intima aggregazione».
giovedì 3 agosto 2023
Vivere o sopravvivere
Deve essere sempre chiara la differenza tra sopravvivere e vivere. Dobbiamo portare a termine un capovolgimento di prospettiva nella nostra vita e nel mondo. Niente deve essere giusto per noi, al di fuori dei nostri desideri, della nostra volontà di esistere. Rifiutiamo ogni ideologia di potere legata alla macchina ed ai suoi addentellati, con le loro miserabili relazioni sociali cardine di questa ultramoderna società computerizzata a nuovo ordine mondiale: il sogno è di capovolgere questo paesaggio teatrale della merce feticcio, delle proiezioni mentali, delle separazioni e delle ideologie, arte, urbanistica, etica, cibernetica, spille da attaccare all’occhiello, stazioni radio o messaggi televisivi che dicono di amarti e detersivi che hanno compassione delle tue mani.
Ogni giorno la gente è privata di una vita autentica,
ed in cambio le viene venduta la sua rappresentazione.
Perché non liberare una volta tanto ciò che nella maggior
parte della giornata sentiamo continuamente dentro di noi, la spinta a distruggere
il sistema che ogni giorno con mezzi diversi ci schiaccia il cervello? Bisogna far
esplodere dal loro ruolo la nostra maniacale resistenza passiva, la rabbia soggettiva
del suicida, i bamboccioni sul divano, l’omicida solitario, il teppista vandalo
di strada, l’automobilista pirata, il neo-dadaista, il malato senza il letto, l’alienato
di professione; in modo che tutti possano, che tutti possiamo partecipare alla distruzione
come progetto rivoluzionario, per poter cambiare poi la sostanza stessa della nostra
vita attraverso la trasformazione delle macerie rimaste.
venerdì 30 giugno 2023
Kropotkin e il mutuo appoggio – parte seconda
Con il Mutuo Appoggio Kropotkin ci offre una storia totale
poiché “la storia scritta fino ad oggi, non è per così dire, che una descrizione
delle vedute e dei mezzi con i quali la teocrazia, il potere militare, l’autocrazia
e più tardi la plutocrazia sono stati stabiliti e mantenuti. Le lotte tra queste
differenti forze formano l’essenza stessa della storia. Possiamo dunque ammettere
che si conosce già il fattore individuale nella storia del genere umano. (....)
al contrario il fattore del mutuo appoggio non ha attirato nessuna attenzione. Era
dunque necessario mostrare la parte immensa che questo fattore rappresenta nell’evoluzione
del mondo animale e in quella della società umana.”93. La storia dell’uomo, per
il principe ribelle non è altro che una variabile della grande storia della natura,
“tutta la storia dell’umanità può essere considerata, in definitiva come la manifestazione
di due tendenze: da una parte la tendenza degli individui o dei gruppi a impadronirsi
del potere per sottomettere le grandi masse al loro dominio; dall’altra, la tendenza
a mantenere l’uguaglianza e resistere a questa conquista del potere, o a, limitarla.”94.
L’età comunale e l’età moderna sono i due poli di questa filosofia della vita, la
prima rappresenta l’epoca delle decentralizzazione, dello sviluppo culturale ed
artistico, della collettività produttiva, della democrazia dal basso che fonda l’idea
di collettività nazionale, del mutuo appoggio; la seconda è l’epoca della volontà
di potenza, dello stato che penetra in ogni ambito della vita individuale e collettiva,
dell’individualismo sfrenato, dell’oppressione delle masse violenza. Allo stesso
modo, in questo dualismo evolutivo, a fare la storia, per Kropotkin, non sono i
grandi uomini ma le masse anonime che attraverso la spontanea solidarietà collettiva
contribuiscono a costruire la società. “Nella pratica del mutuo appoggio, che risale
fino ai più lontani principi dell’evoluzione, troviamo così la sorgente positiva
e sicura delle nostre concezioni etiche; e possiamo affermare che il grande fattore
del progresso morale dell’uomo fu il mutuo e non la lotta. Ed anche ai giorni nostri,
è in una più larga estensione di esso che vediamo la migliore garanzia per una più
alta evoluzione della nostra specie”95. Siamo dinanzi alla formulazione dell’idea
che la società è un fenomeno naturale esistente fin da prima dell’apparizione dell’uomo,
e che l’uomo per sua natura è portato a rispettarne le leggi senza bisogno di regolamenti
artificiali. Kropotkin “vuole confermare l’esistenza di una spontanea autofondazione
della società quale premessa storica decisiva per concepire la possibilità di una
sua edificazione anarchica”96. Ma come è possibile giungere ad una condizione di
mutuo appoggio collettivo che favorisca la nascita della società anarchica? E’ necessaria
un’etica realistica ed umana.
lunedì 26 giugno 2023
Kropotkin e il mutuo appoggio – parte prima
L’anarchico russo sulla base di indagini etologiche condotte
personalmente sul campo e sulla scorta di altri studi affini, cerca di dimostrare
che nell’evoluzione animale il ruolo della competizione e del conflitto va notevolmente
ridimensionato. La sua valenza, poi è assolutamente insignificante qualora si considera
il fenomeno evolutivo all’interno di una stessa specie. Secondo lo scienziato russo,
infatti, il processo evolutivo rende manifesto il dispiegarsi di un logos assai
più determinante: il mutuo appoggio. I fattori che hanno permesso l’evoluzione della
specie, la sopravvivenza di alcune e la scomparsa di altre, sono i meccanismi di
collaborazione e aiuto reciproco che avevamo permesso alla specie, e ai singoli
componenti di ciascuna di essa, di sopravvivere e riprodursi. Si tratta, per il
principe ribelle, di dimostrare scientificamente non solo la possibilità della socievolezza
come condizione del vivere sociale, ma anche chiarire come la socievolezza sia già
in atto nel mondo della natura e nello sviluppo dell’uomo. Rifiutando sia il pessimismo
Darwiniano sia l’ottimismo di Rousseau, Kropotkin dà vita ad un grande affresco
del mondo animale ed umano con il chiaro intento di mostrare che la “sociabilità
è una legge di natura tanto quanto la lotta tra simili” ma allo stesso tempo che
“come fattore dell’evoluzione, la prima ha probabilmente un’importanza molto maggiore,
in quanto favorisce lo sviluppo delle abitudini dei caratteri eminentemente atti
ad assicurare la conservazione e lo sviluppo della specie; essa procura inoltre,
con minor perdita di energia, una maggiore somma di benessere e di felicità a ciascun
individuo.” Grazie agli studi del valente zoologo russo Kessler e alla sua attività
di geologo, Kropotkin giunge alla conclusione che la legge di natura è una legge
di cooperazione, di mutuo appoggio, piuttosto che di lotta. La vita delle formiche,
delle api, delle termiti, degli uccelli, nei mammiferi, delle scimmie e di altri
animali, minuziosamente analizzate dall’anarchico russo nel Mutuo Appoggio, dimostrano
che nell’evoluzione del regno animale il mutuo appoggio e l’iniziativa individuale
sono due fattori infinitamente più importanti della lotta reciproca, ed inoltre
che la vita in società è l’arma più potente per sopravvivere in quanto “la vita
in comune rende i più deboli insetti, i più deboli mammiferi, capaci di lottare
e di proteggersi contro i più terribili carnivori e contro gli uccelli rapaci; essa
favorisce la longevità; rende le diverse specie capaci di allevare la loro prole
con un minimo di perdita di energia”79. L’anarchico russo ritiene che la principale
causa della diminuzione della popolazione animale, non sia la competizione, ma la
forte influenza degli ostacoli naturali; le terribili tormente di neve che si abbattono
al Nord dell’Eurasia alla fine dell’inverno, i geli e le tormente di neve che ritornano
ogni anno nella sperduta terra siberiana, le piogge torrenziali, dovute ai monsoni,
che piombano sulle regioni più temperate, le terribili condizioni in cui si dibatte
la vita animale nell’Asia Settentrionale, sono la massima testimonianza che i più
grandi nemici degli animali sono i bruschi cambiamenti climatici, le malattie contagiose,
la siccità e le carestie. Quelli che Darwin descrive come ‘gli ostacoli naturali’
all’eccessiva moltiplicazione hanno una valenza superiore alla lotta per i mezzi
di esistenza; coloro che sopravvivono a questi ostacoli naturali non sono, per Kropotkin,
i più forti o i più sani ma solo i dotati di maggiore resistenza nell’affrontare
un mondo di privazioni. Gli ostacoli naturali da affrontare nel vivere quotidiano
sono già così tanti che “nella grande lotta per la vita - per la più grande pienezza
e per la più grande intensità di vita, con la minore perdita di energia - la selezione
naturale cerca sempre i mezzi di evitare la competizione quando è possibile”.
giovedì 22 giugno 2023
Una definizione di post-anarchismo
La prima cosa che viene in mente è una persona che inizia
un viaggio, senza una traiettoria ben precisa, senza una destinazione stabilita,
ma che ha di fronte una serie quasi infinita di possibilità, ed è mossa da un forte
desiderio di libertà e autonomia: se la strada davanti a questa persona è ostruita,
allora ne sceglie un’altra; se è bloccata da entrambi i lati, scava un tunnel o
scavalca il muro. Magari questa persona non sa esattamente dov’è diretta, o dove
finirà, ma sa che dovrà continuare a muoversi; incontrerà sempre ostacoli, ma sa
che li potrà superare. Il Post-anarchismo è una politica che inizia e non finisce
con l’anarchia. Cioè presuppone una certa libertà ontologica, una molteplicità di
azioni e di possibilità. È fondata sulla possibilità sempre presente di pensare
e di agire differentemente, non importa quali siano le restrizioni. Non è «strategica»
nel senso di essere diretta verso la cittadella dell’anarchia – perché in essa potrebbero
esserci altre restrizioni – ma piuttosto pensa tatticamente: nei termini delle pratiche
quotidiane, nel momento presente.
Il punto non è fissare delle «istruzioni per l’uso»,
o delle regole definitive su cosa sia l’anarchismo o cosa debba aspirare ad essere,
o su come dovrebbe apparire una società anarchica. Ci sono diverse possibilità,
che possono essere più o meno appropriate a seconda delle circostanze, e sono queste
circostanze che definiscono il rapporto tra questo tipo di anarchismo e l’etica.
Allo stesso tempo, però, bisogna stare attenti a non confondere il post-anarchismo
con un’interpretazione troppo realista della politica, una realpolitik. Le questioni
etiche sono tutte ancora lì, sul piatto. Non vanno mica evitate. Anzi, il post-anarchismo
ha a che fare soprattutto con l’etica delle nostre vite, con il modo in cui ci rapportiamo
agli altri, in cui ci confrontiamo con le relazioni di potere, con il grado di vulnerabilità
che ognuno di noi ha nei confronti della dominazione che gli altri ci impongono.
Semplificando, potremmo dire che il modo in cui il post-anarchismo mette in connessione
la politica con l’etica si gioca sul campo della «servitù volontaria»: il desiderio
di dominare e quello di essere dominati sono due volti della stessa medaglia.









