..............................................................................................................L' azione diretta è figlia della ragione e della ribellione

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lunedì 16 dicembre 2019

Lunedì 16 dicembre. Strage di Stato. 50 anni di criminalità del potere


Sono passati 50 anni dalla strage di piazza Fontana.
Il 12 dicembre 1969 una bomba esplose alla Banca Nazionale dell’Agricoltura: uccise 17 persone e ne ferì 88.
Il 1969 fu l’anno in cui lo scontro di classe fu il più intenso e radicale nella storia della Repubblica.
Quella di piazza Fontana fu una strage di Stato, la prima delle tante che negli anni successivi insanguinarono l’Italia.
Dopo la strage si scatenò una durissima repressione contro gli anarchici: centinaia di compagni furono fermati e trattenuti in questura.
Uno di loro, Giuseppe Pinelli, precipitò dal quarto piano della questura di Milano. La polizia liquidò la faccenda come suicidio, per coprire l’assassinio di Pino.
Pietro Valpreda, accusato della strage, venne liberato dopo tre anni di prigione.
Oggi in tanti provano a riscrivere quella storia.
La verità su quella vicenda, che spezzò per sempre qualsiasi illusione sulla Repubblica nata dalla Resistenza, è patrimonio di una memoria resistente che i movimenti continuano tenacemente ad alimentare.
Oggi come allora sappiamo che “la strage è di Stato – Pinelli è stato assassinato – Valpreda è innocente”!
Oggi le stragi di Stato continuano… Nel Mediterraneo, per le strade delle nostre periferie, nei cantieri dove si muore di lavoro, sulle montagne dove muoiono i migranti…
Ne parliamo con Massimo Varengo, testimone e protagonista di quei giorni
alle ore 21 alla Federazione Anarchica in corso Palermo 46

domenica 15 dicembre 2019

Giuseppe Pinelli

Nasce a Milano il 21 ottobre 1928 da Alfredo e Rosa Malacarne. Nel 1944, sedicenne, partecipa alla Resistenza antifascista come staffetta della BGT Franco, collaborando con un gruppo di partigiani anarchici, che costituiscono il suo primo tramite con il pensiero libertario. Nel 1954 entra nelle ferrovie come manovratore. Nel 1955 si sposa con Licia Rognini. Nei primi anni ’60 si costituisce a Milano un gruppo di giovani anarchici (Gioventù libertaria). Nel 1965 dopo una decina di anni senza sede, se ne apre una in viale Murillo, Pinelli è tra i fondatori del circolo Sacco e Vanzetti. In seguito ad uno sfratto, gli anarchici milanesi cambiano sede e il primo maggio del 1968 viene inaugurato il circolo anarchico Ponte della Ghisolfa, sito in piazzale Lugano, nel periferico quartiere operaio della Bovisa. Siamo nel ’68 e il vento della contestazione che soffia dalla Francia arriva anche a Milano. L’ambiente anarchico milanese è in pieno fermento, in molte scuole superiori nascono nuclei libertari, anche nelle fabbriche ci sono operai anarchici e frequenti sono i volantinaggi di primo mattino. Gli anarchici milanesi sentono la necessità di una seconda sede, questa volta nella zona Sud di Milano. Tra i più impegnati nella sistemazione e nell’apertura del Circolo di via Scaldasole c’è il Pinelli. Il 25 aprile 1969 due attentati colpiscono la Stazione Centrale e la Fiera. Le indagini si indirizzano verso ambienti libertari e alcuni anarchici vengono arrestati: è l’inizio di una campagna di criminalizzazione, che trova nuova linfa in agosto, quando alcuni attentati ai treni vengono ancora attribuiti agli anarchici. Pinelli e il gruppo Bandiera Nera danno vita sull’esempio della Black Cross inglese di quei mesi e della Croce Nera russa degli anni ’20, alla Crocenera anarchica, specificatamente dedita alla solidarietà concreta con i compagni detenuti, ma anche alla pubblicazione di un bollettino di controinformazione. Pinelli è l’anarchico più in vista e frequentemente è in questura per richieste di autorizzazione ecc. il suo interlocutore è perlopiù un giovane commissario di polizia, informale nei modi: Luigi Calabresi. Così, quando nel tardo pomeriggio del 12 dicembre 1969, subito dopo l’attentato di piazza Fontana, Calabresi si presenta al Circolo di via Scaldasole e invita Pinelli a recarsi in questura, questi acconsente senza problemi.
In questura Pinelli incontra, in un grosso salone, gran parte degli anarchici milanesi, fermati come lui per chiarire il proprio alibi. Entro 48 ore, limite massimo concesso dalla legge di allora per il fermo di polizia, molti fermati vengono rilasciati, alcuni spostati nel carcere di San Vittore. Pinelli invece viene trattenuto in questura aldilà del limite legale. Viene interrogato. Poi intorno alla mezzanotte tra il 15 e 16 dicembre, il suo corpo vola da una stanza dell’Ufficio politico al quarto piano e si sfracella a terra. Pinelli muore a Milano all’Ospedale Fatebenefratelli nella notte tra il 15 e 16 dicembre 1969. La vicenda politico giudiziaria del suo assassinio, intrecciata con l’intera storia della strage di piazza Fontana, in particolare con il caso Valpreda, diventerà negli anni un vero e proprio boomerang per il potere. I maldestri tentativi di mettere a tacere il tutto, culminati nella tesi del malore attivo proposta dal giudice Gerardo D’Ambrosio, non faranno che evidenziare quella verità che non hanno ancora trovato spazio nelle carte ufficiali.


mercoledì 11 dicembre 2019

Perché le bombe (12 dicembre 1969)

Il 12 dicembre 1969 le forze di sinistra scoprono che in Italia c’è la repressione.
È infatti in quella data che i cortei e le manifestazioni gridano lo slogan tardivo la repressione non passerà mentre purtroppo era già passata e le bombe ne erano l’apice.
La repressione era già iniziata in modo chiaro e inequivocabile. Gli anarchici, colpiti per primi dalle manovre reazionarie con gli arresti dei compagni incarcerati per gli attentati del 25 aprile 1969, avevano capito cosa stava accadendo. Già nel giugno 1969 sul numero uno del bollettino dell’organismo assistenziale per le vittime politiche “Crocenera anarchica” scrivevano che lo scopo delle bombe fasciste camuffate da anarchiche era di: suscitare la psicosi dell’attentato sovversivo per giustificare la repressione poliziesca e l’involuzione autoritaria; gettare discredito sugli anarchici e su tutta la sinistra. Essenziale per ottenere il secondo risultato e utile anche per il primo è di fare qualche ferito innocente o meglio ancora qualche morto. Nel numero di agosto approfondendo l’analisi, la Crocenera si domandava: “Dove vige un regime autoritario, alla vigilia della visita di qualche importante uomo di stato vengono effettuati dei controlli particolari, teste calde, sediziosi ed anarchici vengono trattenuti dalla polizia, chi per accertamenti, chi per pretesi crimini. Ci si domanda allora, in questo terribile 1969 chi diavolo sta arrivando in Italia?” La risposta era una sola: “Non ragioniamo certo come coloro che pensano ad un colpo militare alla greca, perché in Italia il colpo di stato è già stato attuato in maniera più italiana e consona allo stato delle cose”. Ma il discorso si spingeva più a fondo e coerentemente all’analisi sviluppata coglieva, purtroppo, nel segno indicando l’unica alternativa che restava alla classe dominante: creare la situazione di emergenza, la situazione intollerabile e lo stato di necessità in cui qualsiasi nefandezza è legale, creare la disperazione che faccia salutare come liberazione la perdita di libertà.
Queste parole si persero però nell’indifferenza e sempre sul bollettino della Crocenera anarchica, subito dopo le bombe, gli anarchici scrivevano: “La strage di Piazza Fontana non ci è giunta del tutto inattesa. Da molto tempo prevedevamo e temevamo un attentato sanguinario. Era nella logica dei fatti. Era nella logica dell’escalation provocatoria iniziata il 25 aprile. Per giustificare la repressione, per seminare la giusta dose di panico, per motivare la diffamazione giornalistica e scatenare l’esecrazione pubblica ci voleva del sangue. È il sangue c’è stato”.
Purtroppo come avevamo previsto, la repressione mascherata da democratica tutela dell’ordine contro gli opposti estremismi ha continuato la sua marcia.


(Tratto da A Rivista Anarchica, anno I numero 7, settembre-ottobre 1971)

martedì 10 dicembre 2019

Il termine COMPAGNA/O


Dal XIII secolo fino alla rivoluzione francese, il termine compagno, o compagna, di arte indicava l'artigiano operaio che, dopo aver terminato il suo apprendistato di parecchi anni al servizio di un maestro artigiano-operaio, aveva dimostrato le sue capacità realizzando un "capolavoro". La storia del compagnonnage, lunga e molto confusa, ha ben poca importanza per la conoscenza delle origini del socialismo e dell'anarchismo - salvo per quanto l'anarchismo individualista ha trovato un alimento in taluni concetti (specie economici) venuti direttamente dalla tradizione del lavoro artigianale e della sua organizzazione. L'apparizione delle manifatture, e poi delle fabbriche, facendo nascere prima gli operai proletari e poi una classe operaia, ha respinto il compagno-artigiano o verso la piccola borghesia commerciante, o verso le cooperative di produzione della piccola borghesia commerciante,o verso le cooperative di produzione della piccola industria d'arte e marginale, dato che questi due ambienti si sono dimostrati particolarmente favorevoli a un certo umanesimo individualista. L'operaio artigiano ha dei compagni d'arte, l'operaio proletario ha dei compagni, dei camerati. Questi dividono con lui la sua camera (dallo spagnolo camerada); gli altri dividevano il pane. Bisogna segnalare che la differenza tende a sparire. La compagna è la donna con cui si vive. L'uso di questa parola, praticamente abbandonata dai comunisti francesi dagli anni 30, permette: 1) di negare le categorie borghesi (moglie, amante); 2) di inserire nel linguaggio la nozione di uguaglianza dei componenti la coppia.

venerdì 6 dicembre 2019

Viviamo in un mondo dove nulla è a misura dell'uomo


Il movimento operaio tutte le volte che ha saputo fuggire alla demagogia ha fondato le rivendicazioni dei lavoratori sulla dignità del lavoro. Proudhon osava scrivere: "Il genio del più semplice artigiano è altrettanto superiore ai materiali che egli utilizza dello spirito di un Newton rispetto alle sfere inerti di cui calcola le distanze, le masse e le rivoluzioni"; Coloro, che pongono al centro della questione sociale la dignità del produttore in quanto tale, si ricollegano alla stessa corrente di pensiero. Nell'insieme, possiamo essere fieri di appartenere ad una civiltà che ha portato con sé il presentimento di un ideale nuovo. E' impossibile concepire qualcosa di più contrario a questo ideale della forma che ai giorni nostri ha assunto la civiltà moderna, al termine di una evoluzione durata parecchi secoli. Mai l'individuo è stato così completamente abbandonato ad una collettività cieca, e mai gli uomini sono stati più incapaci non solo di sottomettere le loro azioni ai loro pensieri, ma persino di pensare. I termini di oppressori e di oppressi, la nozione di classe, tutto ciò sta perdendo ogni significato, tanto sono evidenti l'impotenza e l'angoscia di tutti gli uomini dinanzi alla macchina sociale, Diventata una macchina per infrangere i cuori, per schiacciare gli spiriti, una macchina per fabbricare incoscienza, stupidità, corruzione, ignavia, e soprattutto vertigine. La causa di questo doloroso stato di cose è molto chiara. Viviamo in un mondo dove nulla è a misura dell'uomo; c'è una sproporzione mostruosa tra il corpo dell'uomo, lo spirito dell'uomo, e le cose che costituiscono attualmente gli elementi della vita umana; tutto è squilibrio.

sabato 30 novembre 2019

La banda Bonnot (da piccoli)

Jules Bonnot, da ragazzo colleziona furtarelli di poco conto, abbassa la cresta a qualche galletto di quartiere e fa la pelle a un losco individuo il cui cadavere viene ripescato nella Moselle. Viene imprigionato dopo aver usato un tirapugni americano sulla faccia dei gendarmi di quartiere. Quando esce dal carcere ha una lite violenta con il padre perché non la pianta di fargli prediche e scenate. Nonostante sia diventato conducente e meccanico di Sir Arthur Conan Doyle, continua con le sue bravate. Diventa bravo a rubare bici e motocicli, a far circolare alcool di contrabbando, a trafficare automobili, a fabbricare monete false per macchinette a gettoni, poi banconote false, a forzare casseforti con la fiamma ossidrica e ad assaltare treni.
Jules Bonnot a 20 anni

Octave Garnier, già da quando lavorava sullo sdoppiamento della linea Dieppe-Pontoise, fomentava scioperi ed esortava all’eliminazione dei gallonati di qualunque specie. Chiamato alle armi, diserta. Accampato insieme a Callemin nei locali del giornale l’Anarchie, dove c’è perfine una postazione di tiro al bersaglio. All’insaputa del responsabile del luogo Victor Serge, si mette a stampare banconote false e carte da ispettori di sicurezza. Con Carouy, e spesso Metge il cuciniere, ruba macchine da scrivere, statuine stoffe pregiate e organizza razzie negli uffici postali, nelle esattorie e nelle verande degli ufficiali.
Octave Garnier

Raymond Callemin, poi Raymond la Scienza, fin da piccolo era imbattibile nel rubare leccornie per poi gustarle sui tetti del Palazzo di Giustizia di Bruxelles. Pizzicato a 17 anni durante una delle sue imprese illegali non trova più nessun tipo di lavoro. Quindi la strada del banditismo lo travolge: di volta in volta viene accusato di furto nei locali pubblici, di percosse e lesioni su persone addette alla sorveglianza, di frode ferroviaria, di pestaggio contro il padrone di un cantiere.
Raymond Callemin

Andrè Soudy, a 13 si fa un mese per aver sostenuto degli scioperanti con dei volantini del sindacato dei droghieri. L’anno dopo per resistenza e oltraggio agli agenti che viene nuovamente incarcerato. Torna nuovamente in carcere per furto e ricettazione. I suoi soggiorni nelle patrie galere gli danno tutto il tempo per leggere Stirner e Nietzsche.
Andrè Soudy


domenica 24 novembre 2019

Lunedì 25 novembre. Presidio contro la violenza patriarcale

Lunedì 25 novembre
ore 16 in via Po 16
Ti amo da (farti) morire
Presidio contro la violenza patriarcale.
Oltre il genere, le nostre identità erranti spezzano l’ordine. Morale, economico, sociale.
Wild C.A.T – Collettivo Anarcofemminista Torinese

Lo Stato e l’Azione Diretta

L'essenza stessa dello Stato è l'esercizio monopolista del potere, con l'effetto di disarmare l'autonomia del popolo e di farla da esso delegare a una serie di istituzioni che ideologicamente e culturalmente lo Stato mistifica - elezioni, parlamento, etc. - facendo credere che sia il popolo a decidere ed a esercitare pienamente il potere. Questo è falso e serve solo a disarmare politicamente e ideologicamente le masse lavoratrici, ponendo ad esse un freno nella costruzione dei suoi propri strumenti rivoluzionari di lotta che permettono di intravedere una trasformazione radicale della società
La borghesia attraverso la globalizzazione ha generato un'ampia ondata di disinteresse e di egoismo nel popolo. Le mistificazioni create dallo Stato per potere perpetuare il monopolio del potere, generano nel popolo una sensazione di passività, fanno vedere che determinati strumenti in precedenza di lotta si istituzionalizzano, passando ad essere parte costitutiva del complesso tessuto degli apparati di dominazione sociale. (vedi un certo Sindacato).
Il confronto diretto contro il potere statale richiede non solo un impegno politico e ideologico determinato, ma anche una correlazione fra esso ed il metodo utilizzato o propugnato per poter cominciare a edificare dalla base il potere popolare, e uno degli strumenti metodologici propri dell'anarchismo è l’Azione Diretta, che è un a specie di cammino su due percorsi che non si escludono fra di loro, bensì l'uno è la condizione dell'altro: critica e confronto contro il sistema capitalista.
Questa critica e questo confronto col sistema capitalista tradotti nell'azione diretta non sono solo un concetto di carattere negativo, bensì anche positivo, giacché plasma una proposta che costituisce un principio basilare dell'anarchismo: la non delegazione del potere, il che significa acquistare coscienza ed agire in forma diretta vuol dire volontà di azione. L'Azione Diretta è il rifiuto delle mediazioni politiche, delle minoranze illuminate che impostano la delega de potere popolare a determinate istanze organizzative. L'indelegabilità del potere è l'esercizio pratico della libertà ed uno strumento di insurrezione contro l'attuale stato di cose di tutti gli oppressi organizzati.
Insieme all'azione diretta i libertari proclamano anche la lotta per distruggere lo sfruttamento della persona sulla persona. La base per distruggere la disuguaglianza in seno al popolo è data dalla proprietà comune dei mezzi di produzione e la costruzione di organizzazioni economiche e sociali basate sui principi di uguaglianza e di autogestione.

domenica 17 novembre 2019

Bon anniversaire

Buon compleanno

Happy birthday

Alles gute zum geburtstag

Feliz cumpleaños

Bon anniversaire