..............................................................................................................L' azione diretta è figlia della ragione e della ribellione

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lunedì 22 marzo 2021

22 marzo 1973: fazzoletti rossi a Mirafiori

Dal ‘70 al ‘72 la conflittualità interna alla Fiat è continuata senza sosta. La risposta strategica della direzione si definisce come ristrutturazione e riconversione: trasferimenti, licenziamenti, decentramento ed esternalizzazione della produzione, ma anche automazione per abolire le lavorazioni più nocive, riconoscimento delle strutture sindacali per favorire la mediazione. 

Dal novembre 1972 la lotta operaia a Torino inventa parole d’ordine nuove. Si individua la fabbrica come centro nevralgico, mentre il reparto diviene centro dello scontro e di espressione di contropotere che gli operai esprimono attraverso il controllo della fabbrica con cortei interni, l’intimidazione e la punizione di chi difendeva gli interessi del padrone: in queste occasioni gli operai per non essere riconosciuti e poi licenziati si coprono il volto con fazzoletti rossi.

Dal 22 marzo 1973 la lotta si estende a tutto il torinese intensificandosi ogni giorno di più. Il 28 marzo si attua uno sciopero autonomo di otto ore contro i licenziamenti, il giorno successivo un corteo interno di diecimila operai bloccando l’entrata e l’uscita dei camion riesce a fermare completamente la produzione.

Il 29 la Fiat Mirafiori viene occupata per tre giorni, il giorno successivo il blocco si estende al Lingotto, alla Bertone, alla Pininfarina, alla Spa Stura, alla Carello, alle Fonderie di Carmagnola, alla Sicam di Grugliasco.

Il 9 aprile ci sarà la firma dell’accordo dell’inquadramento unico, delle 16.000 lire d’aumento per tutti, della quarta settimana di ferie pagate, delle 150 ore,  ma la Fiat risponderà alle  lotte approfittando della generale recessione causata dalla crisi con un massiccio intervento di ristrutturazione, il blocco delle assunzioni, l'uso della cassa integrazione e cercando di stringere un patto privilegiato con il sindacato ritenuto l’unico in grado di fermare la lotta.

Con la rivolta dei “fazzoletti rossi”  e le occupazioni torinesi del marzo ’73 emerge però per la prima volta la radicalità di un rifiuto consapevole della prestazione lavorativa in quanto tale.


sabato 20 marzo 2021

20 marzo 1920: serrata alla Fiat, è sciopero generale

 

Dall'agosto 1919 si erano andati organizzando delle fabbriche di Torino i "Consigli di Fabbrica" che riuniscono tutti i commissari di reparto eletti dagli operai, già ad ottobre i consigli rappresentano più di 30.000 operai.

L'affermarsi di questi nuovi organismi di potere nelle fabbriche trova la netta opposizione degli industriali con la connivenza del partito socialista che riesce a mantenere all'oscuro i militanti del resto d'Italia di cosa stava accadendo a Torino.

Gli industriali ponevano la questione in termini di forza sostenendo che in officina non potevano coesistere due poteri e che quindi i consigli di fabbrica andavano sciolti. La scintilla della lotta fu l'applicazione dell'ora legale alle industrie metallurgiche a cui la commissione interna si oppose; l'operaio che aveva spostato di nuovo le lancette dell'orologio venne licenziato e la commissione interna multata, intanto alle Acciaierie FIAT la Direzione dichiarava ineleggibile la commissione interna, gli operai rispondevano con lo sciopero e la direzione con la serrata del 20 marzo.

Il 28 marzo la lotta si estese a tutta la città e la polizia occupò militarmente tutte le medie e grosse fabbriche torinesi, intanto carabinieri e guardie regie iniziarono ad affluire in città piazzando anche batterie di artiglieria sulle colline puntate su Torino.

Lo sciopero prosegui fino al 9 aprile, giorno in cui gli operi si resero disponibili ad accettare le proposte del prefetto, ma gli industriali non erano disponibili a patteggiare sul potere all'interno delle fabbriche. La camera del lavoro proclamò lo sciopero generale in città e provincia che per undici giorni rimasero totalmente paralizzate. Ci furono numerosi scontri tra polizia e operai e la camera del lavoro venne circondata e isolata dai poliziotti.

La battaglia poteva essere vinta solo se il movimento si fosse esteso a tutta l'Italia, cosa che non avvenne a causa dell'atteggiamento revisionista e collaborazionista del partito socialista e della confederazione del lavoro. Il lavoro riprende il 24 aprile.

L'ultimo bollettino del comitato dello sciopero annunciava: "I commissari di reparto, rilevata la mancata estensione del movimento per il controllo operaio a tutta Italia, riconosce che gli industriali, sostenuti dalla forza armata della borghesia, hanno ancora una volta imposto la loro volontà... Questa battaglia è finita, la guerra continua".

giovedì 18 marzo 2021

150 anni fa … la Comune di Parigi

Io sono la Comune. La moltitudine dei senza nome. Il fuoco che sprigiona un tempo nuovo. La festa di ciò che diviene. La felicità di ciascuno e di tutti.

Io sono la Comune, il tempo che rinasce e divampa, il tempo che si riproduce per scissione, a due a due come le ciliege, in una catena infinita e senza centro.

Io sono la Comune, e dunque non sono Io, ma la disseminazione dei corpi e delle anime confusi in un grappolo di suoni senza fine.

Io sono la Comune, che non può morire, e danza.


Parigi, sono le tre del mattino, alcuni reggimenti dell'esercito regolare e distaccamenti della polizia, al comando del generale Lacomte, s’inerpicano silenziosi per i viottoli di Montmartre allo scopo di impadronirsi dei cannoni della Guardia Nazionale.

L'operazione fila liscia fino alle prime luci del mattino, ma verso le 7, mentre i soldati di Lacomte aspettano i traini per sgombrare i pesanti cannoni, ecco che le campane di Montmartre, di Belleville, del Faubourg du Temple suonano a stormo per dare l'allarme.

Una marea di operai e di artigiani in blusa da lavoro, di donne, di ragazzini, si insinua tra le file dei reggimenti e le scompiglia; Lacomte ordina di far fuoco ma i soldati, dopo un attimo di esitazione, levano in alto i fucili e fraternizzano con i popolani. Si ode Lacomte gridare ai soldati: “Massa di vigliacchi! Rifiutate di battervi!”, poi gli stessi soldati, aizzati dalla folla, circondano il loro generale e lo portano a forza sino al cortile dell'edificio dove ha sede il Comitato Centrale della Guardia Nazionale, in rue des Rosies.

È il 18 marzo del 1871, nasce la Comune di Parigi.


Il diritto uguale di tutti ai beni e alle gioie di questo mondo, la distruzione di ogni autorità, la negazione di ogni freno morale, ecco, se si scende alla radice delle cose, la ragion d’essere dell’insurrezione del 18 marzo.



"Parigi operaia, con la sua Comune, sarà celebrata in eterno come l'araldo glorioso di una nuova società. I suoi martiri hanno per urna il grande cuore della classe operaia. I suoi sterminatori, la storia li ha già inchiodati a quella gogna eterna dalla quale non riusciranno a riscattarli tutte le preghiere dei loro preti".



domenica 14 marzo 2021

14 marzo 1972: muore Giangiacomo Feltrinelli

Il 14 marzo 1972 muore a Segrate, nei pressi di Milano, Gian Giacomo Feltrinelli, militante dei Gruppi d'Azione Partigiana. Il corpo venne trovato il giorno dopo sotto uno dei tralicci dell'AEM, dilaniato da un'esplosione. Dalla carta d'identità risultò chiamarsi Vincenzo Maggioni, solo ventiquattr'ore dopo il rinvenimento gli inquirenti riuscirono a stabilirne la vera identità. Da subito si scatenò un grande dibattito sulla morte dell'editore. La tesi dell'omicidio fu sostenuta a caldo da un manifesto firmato da Camilla Cederna ed Eugenio Scalfari.

Nel 1979, al processo contro ex membri dei Gap (confluiti nelle Brigate Rosse), gli imputati emisero un comunicato che dichiarava: "Osvaldo non è una vittima ma un rivoluzionario caduto combattendo" e confermava la tesi dell'incidente durante l'esecuzione dell'attentato. Feltrinelli (nome di battaglia Osvaldo), era giunto a Segrate, con due compagni, C.F. e Gunther (pseudonimo), su un furgone. Le Brigate Rosse fecero una propria inchiesta; personaggio chiave per capire la dinamica delll'evento in cui è morto l'editore è proprio Gunther, membro dei Gap, di cui non si è mai saputo il vero nome.

L'1 settembre 1974, in un appartamento delle Brigate Rosse a Robbiano del Mediglia venne ritrovata la registrazione su un nastro in cui Gunther aveva raccontato esattamente l'accaduto. La trascrizione racconta tutto il viaggio dei tre gappisti, a partire dal ritrovo a Milano e dalla partenza con il pulmino verso Segrate. Gunther descrive poi con precisione la preparazione dell'attentato.

L'esplosione viene collocata da Gunther verso le 9 meno 10, 9 meno 5 circa, causata dallo scoppio di un candelotto che Feltrinelli teneva sotto la gamba sinistra.

Così Giangiacomo Feltrinelli viene ricordato sulle Pagine di Potere Operaio (26 marzo 1972)

Un rivoluzionario è caduto Lo dipingono ora come un isolato, un avventuriero, come un deficiente o come un crudele terrorista. Noi sappiamo che dopo aver distrutto la vita del compagno Feltrinelli ne vogliono infangare e seppellire la memoria – come si fa con i parti mostruosi. Si, perchè feltrinelli ha tradito i padroni, ha tradito i riformisti. Per questo tradimento è per noi un compagno. Per questo tradimento i nostri militanti, i compagni delle organizzazioni rivoluzionarie, gli operai di avanguardia chinano le bandiere rosse segno di lutto per la sua morte. Un rivoluzionario è caduto.[...]

Il compagno Feltrinelli è morto. E gli sciacalli si sono scatenati. Chi lo vuole terrorista e chi vittima. Destra e sinistra fanno il loro mestiere di sempre. Noi sappiamo che questo compagno non è né una vittima, né un terrorista. E' un rivoluzionario caduto in questa prima fase della guerra di liberazione dello sfruttamento [...].

Quello che è certo è che di questo assassinio si sono fatti complici tutti coloro che cercavano un per l'attività dei gruppi rivoluzionari. Dal Secolo all' Unità in una paradossale unità d'intenti dopo la manifestazione del giorno 11 a Milano, tutti hanno latrato : vogliamo il mandante, vogliamo il finanziatore. Come se la lotta di strada, la lotta di piazza avesse bisogno di finanziatori. Le bottiglie sono generi di largo consumo nell' Italia degli anni 70. Costano poche centinaia di lire. Come dire alla portata di qualsiasi militante. Sono le attrezzatissime bande fasciste, sono i giornali di partito senza lettori, sono le costose campagne di pubblicità elettorale, sono i mastodontici apparati di Partito che richiedono e trovano i finanziamenti di Cefis, di Agnelli, di Borghi, di Ravelli – oltrechè il generoso contributo delle casse statali e parastatali. Comunque loro – destra e sinistra – volevano il mandante, il finanziatore. Fascisti e servizi segreti glielo hanno trovato. Un cadavere straziato di un pericoloso rivoluzionario che aveva deciso di far sul serio è diventato utile per la bisogna – perchè era Giangiacomo Feltrinelli discendente di una delle famiglie più ricche del paese. Ed i giornali della borghesia si sono affrettati a sputare sopra il cadavere. Con tutto l'odio che si sente per un traditore. Perchè è vero. Giangiacomo Feltrinelli li aveva traditi. Aveva rotto con il suo ed in tre anni densi di attività minuta, continua e coraggiosa era diventato un rivoluzionario. E i miliardari che finanziano i partiti, si drogano al , vogliono l'ordine e la morale nelle fabbriche e nelle scuole – e per questo utilizzano le bande fasciste – non possono perdonare questo figlio degenere.

mercoledì 10 marzo 2021

L’utopia capitalista

Il capitale concentrato su scala mondiale è dotato ormai di cervelli collettivi, identificati negli apparati statali e nei vertici tecno-burocratici – è in grado di dispiegare una propria strategia globale, fondata sulla cogestione e sul coinvolgimento dei dominati. La miseria e la brutalità evidenti, riservate alle parti del mondo non ancora toccare dal progresso tecnologico e ai ghetti interni dei “diversi”, sono esibite spettacolarmente come minaccia e ricatto, ma escluse all’interno del blocco capitalista avanzato. Rinunciando al colonialismo e alla guerra tra Stati nazionali, il capitale stende a tutti la partecipazione, giungendo a sussumere l’interiorità stessa del popolo senza confine dei suoi schiavi. Tutta la vita dei proletari, compreso il tempo libero del lavoro, che in precedenza veniva semplicemente ignorato, diventa oggetto dello sfruttamento. Dal momento in cui il capitale riesce a imporre compiutamente la socializzazione del credito – vendite a rate, mutui, cambiali ecc. -, la compravendita della forza lavoro conquista tutto lo spazio e tutto il tempo della sopravvivenza dei proletari: il salario serve per pagare la sopravvivenza dell’anno passato, acquistata a credito. Il proletario si trasforma in medium dell’estrazione del plus valore nelle ore passate sul luogo del lavoro, mentre, per tutto il resto del tempo, le sue qualità, i suoi bisogni e desideri si trasformano in materia estrattiva. Il linguaggio della persuasione occulta diventa la coazione che trasforma tutti i bisogni umani in bisogni dell’apparato produttivo, capovolgendo la legge della domanda e dell’offerta. L’universo produttivo determina ogni momento della sopravvivenza del lavoratore-consumatore, agganciandolo alla catena merce-desiderio-sublimazione in ruoli e obblighi sociali. Nello stesso tempo, la scienza – accumulazione dei significati dell’esperienza di tutti – organizza lo spettacolo del regno delle macchine come regno dell’unica libertà possibile.


sabato 6 marzo 2021

Dalle assemblee popolari alla democrazia diretta

Se il nazionalismo è regressivo, quale alternativa razionale e umanistica può offrire il socialismo etico? In una società libera non c'è posto per gli Stati-nazione sia come nazioni come Stati. Per quanto possa essere forte lo slancio di un popolo verso una identità collettiva, la ragione e l'attenzione al comportamento etico ci obbligano a recuperare l'universalità della città o del villaggio  e una cultura politica direttamente democratica, anche se su un piano più alto rispetto alla polis della Atene di Pericle. L'Identità deve essere sostituita dalla Comunità - grazie ad una familiarità condivisa su scala umana: non gerarchica, libertaria e aperta a tutti a prescindere da genere, tratti etnici, identità sessuale, talenti o inclinazioni personali. Questa vita comunitaria può essere realizzata solo con una nuova politica di municipalismo libertario: la democratizzazione dei municipi in modo che siano auto-gestiti dalle persone che li abitano, oltre alla formazione di una confederazione di questi comuni per costituire un contropotere allo Stato-nazione.

Il pericolo che le municipalità democratizzate, in una società decentralizzata, sviluppino tratti di campanilismo economico e culturale è molto reale e può essere evitato solo da una forte confederazione di municipi finalizzata alla loro interdipendenza materiale. Una confederazione pienamente democratica in cui i delegati municipali nelle istituzioni confederali siano assoggettati alla ricusazione, alla rotazione e a un efficace  controllo pubblico, costituirebbe un'ampliamento delle libertà locali a livello regionale, consentendo il delicato equilibrio tra i locale e il regionale, in cui la varietà culturale delle municipalità potrebbe prosperare senza rinchiudersi in un localismo esclusivo. In effetti, i benefici culturali saranno condivisi anche all'interno e tra le varie confederazioni, insieme con lo scambio di quei beni e servizi che rappresentano i mezzi materiali di sopravvivenza.

lunedì 1 marzo 2021

Pugni Chiusi – I Ribelli

Pugni chiusi

non ho più speranze

in me c'è la notte più nera

 

Occhi spenti

nel buio del mondo

per chi è di pietra come me

 

Pugni chiusi

perduto per sempre

non ha più' ragione la vita

 

La mia salvezza sei tu

sei l'acqua limpida per me, yeah

il sole tiepido sei tu amore

torna torna qui da me

 

Pugni chiusi

non ho più speranze

in me c'è la notte più nera

viene l'alba

e un raggio di sole

disegna il tuo viso per me

 

Oh, mani giunte

tu sei qui con me

e abbraccio la vita

con te, yeah...

 

(Primo disco dei Ribelli, orfani del Clan di Celentano, che finalmente approdavano ad una casa che credeva in loro. In grande stile la Ricordi preparò il lancio del nuovo gruppo di Demetrio Stratos e Gianni Dall’Aglio. Per l’occasione lo stesso Dall’Aglio, con la collaborazione di Ricky Gianco e Berretta, compose una lenta e rarefatta ballata che toglieva il respiro e che calzava a pennello alla maestosa voce dell’indimenticabile Stratos). 

sabato 27 febbraio 2021

Seppellite il mio cuore a Wounded Knee!

Il 27 febbraio 1973, i militanti dell’AMERICAN INDIAN MOVEMENT (AIM) insieme ad alcuni Lakota Oglala (Sioux) occuparono gli uffici direttivi di Wounded Knee, dentro la riserva di Pine Ridge. Lo fecero per protestare sia contro il regime di vero e proprio terrore instaurato da Dick Wilson, il corrotto presidente del Consiglio Tribale, e dalla sua milizia privata paramilitare, che contro la politica del governo federale riguardante le nazioni dei nativi americani. L’occupazione durò 71 giorni; durante i quali i federali fecero piovere sul villaggio occupato più di 500.000 pallottole. I militanti si arresero l’8 maggio e sparirono in barba alle autorità e ai loro cani da guardia.

La località di Wounded Knee era già nota per un’altra data: il 29 dicembre 1890. L’esercito degli Stati Uniti massacrò fra i 300 e i 350 appartenenti alla tribù Lakota Miniconjou. Pochi furono i superstiti della strage. Fu l’ultimo grande massacro dell’etnocidio che si sviluppò in America del Nord a partire dalla scoperta da parte degli Europei. Da quel massacro finale, iniziò un’aggressiva politica di assimilazione messa in atto dall’amministrazione americana, attraverso la scolarizzazione forzata delle popolazioni superstiti. Più di 100.000 bambini indiani furono inviati in collegi organizzati appositamente. Fu una vera e propria deportazione che durò fino agli anni Sessanta. I bambini subirono un’educazione violenta per essere sottomessi ai valori dei conquistatori. Si trattò, di fatto, di proseguire il massacro degli Indiani attraverso la distruzione delle culture originarie dei pochi sopravvissuti e l’annientamento della loro identità.

L’AIM è un gruppo politico che partecipa attivamente ancora oggi al movimento americano dei diritti civili. È nato nel 1968, a Minneapolis in Minnesota, come risposta organizzata alle brutalità poliziesche. Si tratta di un’organizzazione di autodifesa, vicina al Black Panthers Party. Alcuni militanti del BPP parteciparono attivamente alla creazione del gruppo. Qualche settimana prima dell’occupazione di Wounded Knee, l’organizzazione si era già fatta conoscere per l’incendio di un tribunale in una cittadina vicino alla riserva. Un giudice del tribunale bruciato, malgrado le prove evidenti, aveva, infatti, incolpato un “bianco” uccisore di un nativo americano, non di assassinio volontario, ma di omicidio colposo. Questa prima azione fece conoscere l’AIM ai capi locali di Pine Ridge.

Agli inizi degli anni Settanta, gli abitanti della riserva di Pine Ridge tentarono di far licenziare l’amministratore. Denunciarono la corruzione e la cattiva gestione del capo del Consiglio Tribale eletto, Richard Wilson. Accusato, specialmente, di favorire gli Indiani meticci “assimilati alla cultura americana”, a danno di quelli che seguono ancora le tradizioni. Conflitti scoppiarono sull’utilizzo della terra. Si rimproverò, in particolare, a Wilson la vendita dei terreni fatta ad alcuni americani, a prezzi ribassati rispetto a quelli di mercato. Insieme, si denunciarono le condizioni miserabili di vita della riserva, una delle più povere degli Stati Uniti. Dopo aver esaurito ogni ricorso legale contro Dick Wilson, gli abitanti della riserva si rivolsero all’AIM e ne chiesero l’aiuto.

Il conflitto fra i poteri tradizionali delle tribù e i Consigli Tribali era un problema che riguardava anche gran parte delle altre riserve indiane. Lo storico Akim Reinhardt descrive l’organizzazione delle riserve, a partire dal 1930, come un sistema di colonialismo indiretto, gestito attraverso i Consigli Tribali stabiliti dall’ATTO DI RIORGANIZZAZIONE INDIANA del 1934.

Wounded Knee è, quindi, per l’AIM un simbolo doppio. Nello stesso tempo, un legame col passato e l’esempio più vistoso delle condizioni presenti di vita di ogni popolo nativo, soggiogato dagli Stati Uniti. Nel corso di un incontro a Calico Hall fra i rappresentanti degli Oglala e l’AIM, questa ultima propose l’occupazione di Wounded Knee. Gladys Bissonette ed Ellen Moves Camp, due oglala, nel corso del lungo dibattito appoggiarono la proposta di occupazione. Alla fine, il decano capo Frank Fools Crow scelse per l’occupazione e la decisione venne così presa.

Il 27 febbraio 1973, un convoglio di 200 Indiani armati attraversò la riserva di Pine Ridge in direzione del villaggio di Wounded Knee e lo occupò. La rivendita di generi alimentari venne immediatamente presa e i pochi americani presenti sono fatti prigionieri. Il 28 febbraio, l’FBI comunicò che il movimento aveva preso possesso del villaggio. Gli insorti reclamavano un’inchiesta sulla corruzione e un incontro col Senato degli Stati Uniti per discutere delle violazioni ripetute dei trattati indiani, oltre che, naturalmente, la destituzione immediata di Wilson. In risposta alle richieste avanzate, l’FBI mise in atto l’assedio militare del villaggio con la presenza di mezzi corazzati dell’esercito. Il 30 febbraio, due sanatori si recarono sul posto per incontrare i prigionieri. I Lakota avevano concordato, precedentemente, la loro liberazione in cambio della visita dei senatori. I prigionieri, però, si rifiutano di essere rilasciati e accusarono il governo americano di essere responsabile della loro cattura. I senatori ripartirono e il governo respinse le richieste degli occupanti.

La presenza massiccia dei media internazionali e il carattere simbolico che ha Wounded Knee per l’immaginario americano, resero impossibile l’assalto al villaggio. Cominciò, pertanto, l’assedio vero e proprio; caratterizzato da scaramucce notturne. Le immagini dei nativi americani che resistettero contro i coloni, risuonarono nei cuori di tanti altri giovani indiani e non. Numerosi confluirono nei dintorni della riserva. L’ottavo giorno dell’occupazione, alle sei del mattino, l’FBI pose un ultimatum: se gli occupanti non avessero lasciato il villaggio entro due giorni, si sarebbe dato l’ordine d’assalto generalizzato. I militanti dell’AIM e i Sioux presenti si rifiutarono di accettarlo e si prepararono a morire combattendo. Il secondo giorno, alla scadenza dell’ultimatum, il governo fece, però, marcia indietro e decise di levare l’assedio per evitare un secondo massacro, questa volta sotto gli occhi delle televisioni. Sperava che l’assenza del confronto armato sgonfiasse, mediaticamente, l’avvenimento e, conseguentemente, il movimento di resistenza.

L’11 marzo 1973, dopo che numerose persone avevano preso la direzione di Wounded Knee, portando con loro viveri in grande quantità, i rappresentanti del movimento dichiararono l’indipendenza dagli Stati Uniti del territorio occupato. Fu l’inizio della Comune di Wounded Knee. Il villaggio divenne la nazione indipendente Oglala che resterà in vita sino alla sua resa, l’8 maggio 1973. Quel giorno, le autorità entrarono in una città vuota, senza alcuna traccia degli occupanti.

lunedì 22 febbraio 2021

La politica della natura e la liberazione animale

A differenza dell’apparato industriale –statale e di sicurezza, l’intero arco della sinistra sembra non essersi accorto che negli ultimi decenni è emerso un nuovo movimento – quello di liberazione animale – di enorme portata etica, politica ed ecologica. Poiché la liberazione animale – così come la teoria e la pratica del vegetarismo, ad essa inestricabilmente legate – mette in discussione i dogmi antropocentrici, specisti e umanisti insiti nelle tradizioni radicali e progressiste, la sinistra ha ignorato o denigrato, invece di farlo proprio, questo nuovo paradigma, questa forza di contrapposizione, e gli ambientalisti si sono rivelati altrettanto ostili e indifferenti. Tuttavia, l’importanza vitale del veganismo e della liberazione animale va assolutamente riconosciuta, ed entrambi meritano un ruolo di primo piano nella politica che dovrà decidere le sorti del ventunesimo secolo.

Sin dagli anni Settanta il movimento di liberazione animale è stato una delle forze di resistenza più dinamiche del pianeta. Se verso la fine di quel decennio andavano sgonfiandosi i “nuovi movimenti sociali”, composte da persone di colore, donne, studenti, pacifisti ed antinucleari, gay e lesbiche – i quali avevano definito la loro causa e la loro identità in contrapposizione a un movimento dei lavoratori in fin di vita e a una politica riduzionista delle classi sociali -, una nuova “politica della natura” si faceva strada con l’ascesa dei movimenti ambientalisti e di difesa degli animali. Sebbene avessero avuto tutti un umile esordio in Inghilterra e negli Stati Uniti all’inizio del diciannovesimo secolo, negli anni Settanta e Ottanta del Novecento erano divenuti ormai dei movimenti sociali di massa. Pur differendo tra loro per molti aspetti cruciali, entrambi ruppero non soltanto con la ristretta politica di classe della “vecchia sinistra” ma anche con l’antropocentrismo e l’umanismo della “nuova sinistra” e dei “nuovi movimenti sociali”. Il movimento di liberazione animale ha tenuto viva una resistenza radicale, e continua a crescere a livello globale quanto a persone coinvolte e a influenza esercitata, malgrado la massificazione, la repressione statale, le ritorsioni provenienti dal mondo industriale e l’aziendalizzazione e la cooptazione dei gruppi animalisti tradizionali.

È ogni giorno più evidente che i movimenti di liberazione degli umani, degli animali e della Terra sono inseparabili l’uno dall’altro: nessuno (esseri umani, animali ed ecosistemi dinamici) potrà essere libero fintantoché non saranno liberi tutti gli altri (dallo sfruttamento e dall’intervento dell’uomo). Negli ultimi trent’anni è cresciuta la consapevolezza che l’ecologismo non può vincere senza giustizia sociale e che non vi può essere giustizia sociale senza ecologismo.

mercoledì 17 febbraio 2021

La fine dell'educazione

David Cooper

Per prima cosa bisogna liberare il discorso da alcuni presupposti concernenti il significato dell'educazione. Cancelliamo quindi con un tratto di penna nozioni come esami con graduatorie, suddivisioni tra asilo scuola primaria e scuola secondaria, qualsiasi segregazione per età e per sesso, durata dei vari corsi universitari determinata dal numero di esami, la laurea, i riti di transizione, da un limbo assurdo ad un altro limbo che ci si aspetta il candidato consideri un vero traguardo, E così via.

È facile fornire una convalida della cancellazione di questo frenetici rituali superficiali che stivano la realtà dell'iniziazione per volgersi ad un ingenuo indottrinamento sfociante in un conformismo che confonde gli individuo sino al punto in cui la loro consapevolezza critica della situazione non funziona quasi più.

Occorre considerare in modo assai ampio il termine educazione, perché qualsiasi accezione di essa, se priva di questa necessaria ampiezza avrebbe l'effetto di una corda intorno al collo di una vittima strangolata.

Non abbiamo imparato niente,

non sappiamo niente, non comprendiamo niente,

non vendiamo niente

non aiutiamo,

e

non dimenticheremo.

(Manifesto cecoslovacco per la libertà)