..............................................................................................................L' azione diretta è figlia della ragione e della ribellione

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domenica 5 febbraio 2017

L'autogestione anarchica nello sciopero di Seattle del 6 febbraio 1919

Quando una comunità si muove per attuare una politica di autogestione, ci riesce sempre. Troppo numerosi sono gli esempi nella Storia per elencarli tutti. Questo ci fa capire che non è assolutamente vero che l'essere umano non sia in grado di autogovernarsi e che il potere debba necessariamente essere delegato a dei rappresentanti. Insomma non è vero che l'elezione del governo centrale rappresenti la sola strada possibile. Questo -semmai- è quello che vi fanno credere.
D'altra parte, anche il grande Colin Ward sosteneva che l'essere umano ha un'attitudine naturale alla collaborazione e alla libertà. Ma allora perché questi esempi di autogestione anarchica non si sono protratti nel tempo, sino a diventare dei modelli di vita sociale? Semplicemente perché queste autogestioni sono state represse violentemente dagli apparati militari dello Stato, il solo ad aver paura del popolo, degli anarchici, dell'autogestione, della libertà dell'individuo (ovvio, altrimenti lo Stato con tutti i suoi avidi e mafiosi rappresentanti non avrebbe neppure modo di esistere).
Allora valga come esempio quel che successe il 6 febbraio 1919 a Seattle (anno in cui Errico Malatesta scrisse il programma anarchico), quando tutti gli operai organizzarono uno sciopero generale di solidarietà (sciopero di solidarietà, merce rara oggi) con i lavoratori portuali (dockers) che erano da tempo in stato di agitazione a causa delle condizioni disumane in cui erano costretti a lavorare. Fu allora che gli operai e il popolo si organizzarono (non si divisero, come è successo per il ricatto Marchionne) e in un contesto di lotta e di assegnazione egualitaria delle mansioni, riuscirono a gestire e a controllare tutta la parte industriale della città. Non solo, senza più servi e padroni, seguendo una linea politica assolutamente anarchica, vennero costruite alcune mense per il popolo affamato e vessato, vi fu un'autogestione completa.
Questo modello così esemplare era pericoloso per lo Stato (abolito d'un colpo), quindi entrarono in scena -come sempre- le armi di Stato, l'esercito, la polizia. All'inizio ci fu un avviso da parte dello Stato, una minaccia molto dura e di morte, di fronte alla quale gli operai di Seattle non poterono far altro che cedere. Si sciolse l'autogestione e si riconsegnò la vita dei cittadini nelle mani dello Stato violento, il quale, tuttavia, nonostante la resa degli operai e il ripristino dell'ordine costituito, non fermò la sua violenza e molti sindacalisti vennero arrestati lo stesso (bello lo Stato, eh? Votate, gente, votate).
L'ideale anarchico non porta caos e violenza, come vi vogliono fare credere, e non è vero che l'anarchia non ha regole. E' tutto il contrario. Ma fin quando voi date credito a quel che viene divulgato dai media di Stato (libri di scuola compresi), fin quando voi avete paura di guardare dentro le vostre coscienze, fin quando voi voltate la faccia alla libertà, questi esempi di autogestione saranno solo favole, invenzioni. E la Storia stessa, per voi, sarà solo mitologia.
Onore e pace a tutti quelli che hanno concretamente lottato e sono morti per l'ideale anarchico, contro la violenza dello Stato. Se volete, adesso, guardatevi questo pezzetto di mitologia. Ci sono centauri e unicorni, satiri e fatine del bosco.

PS. Scioperare per volere un altro governo è triste e ridicolo al contempo.

sabato 4 febbraio 2017

Il F.U.O.R.I. di Torre Argentina

Oggi parliamo di omosessualità

Il FUORI! (movimento di liberazione omosessuale) aderisce all'occupazione dell'Università di Roma portata avanti dagli studenti. Anche noi siamo contro questa cultura impostaci dal potere clericale e capitalista. A scuola e all'Università l'informazione passa scempiata e distorta, in funzione esclusiva della sopravvivenza del sistema. Ogni tematica alternativa viene censurata, e soprattutto quelle riguardanti la sessualità. Per questo crediamo che oggi l'unica forma di cultura alternativa passa attraverso l'autogestione degli studenti. In questa facoltà come del resto in tutta l'Università, gli omosessuali non hanno nessuno spazio: questo spazio va conquistato.

COMPAGNI OMOSESSUALI, ORGANIZZIAMOCI!

Per questo noi del FUORI! in questi giorni vogliamo inserirci nell'occupazione portando avanti questi problemi.

COMPAGNI, NOI VI VOGLIAMO AFFIANCO A NOI NEI DIBATTITI E IN TUTTE LE INIZIATIVE IN CUI PARLEREMO DI QUESTI PROBLEMI. VOGLIAMO CHE SIATE COINVOLTI IN PRIMA PERSONA, CAPACI, CONFRONTANDOVI CON NOI, DI METTERE IN DISCUSSIONE VOI STESSI, I VOSTRI RUOLI E TUTTI I CONDIZIONAMENTI CHE CI IMPONE QUESTA SOCIETA' DI MERDA.

FUORI!

Collettivo di Roma - Via di Torre Argentina,
18, Cicl. in proprio
4 febbraio 1977

Comitato Occupazione Università Roma 1977

Compagni lavoratori,

I giornali, la TV, la radio, hanno detto che in questi giorni l'Università è occupata da un gruppo di provocatori. In realtà l'Università è stata occupata da migliaia di studenti organizzati dai collettivi studenteschi e dai lavoratori dell'Università in risposta alle spedizioni squadriste dei fascisti del MSI, che mercoledì mattina hanno ferito gravemente due compagni, senza che la polizia muovesse un dito. Il giorno dopo agenti in borghese scesi da una 127 bianca mitragliavano in mezzo a un corteo dando l'avvio a una sparatoria nella quale sono rimasti feriti due compagni, alcuni passanti e un poliziotto. Sabato il questore HA VIETATO LO SVOLGIMENTO DI UNA MANIFESTAZIONE PACIFICA E DI MASSA CHE AVEVAMO INDETTO, stringendo l'Università in un vero e proprio assedio militare, con decine di camion e centinaia di uomini armati. Non siamo caduti nella trappola della provocazione poliziesca; abbiamo trasformato il corteo in occupazione di tutta l'Università RIBADENDO IL NOSTRO DIRITTO A SCENDERE IN PIAZZA, nei primi giorni della prossima settimana.

CONTRO IL RPOGETTO DI RIFORMA MALFATTI-ANDREOTTI CHE, INSTAURANDO DI FATTO IL NUMERO CHIUSO, RESPINGE IL DIRITTO ALLO STUDIO E ALLA SCOLARITA' DI MASSA, AGGRAVA LA DISOCCUPAZIONE DELLE MASSE GIOVANILI, E ATTACCA I LIVELLI OCCUPAZIONALI DEI LAVORATORI DELL'UNIVERSITA'. CONTRO IL GOVERNO ANDREOTTI CHE, SOSTENUTA DALL'ASTENSIONE DELLA SINISTRA ATTACCA PESANTEMENTE I LAVORATORI (BLOCCO DELLA SCALA MOBILE, LICENZIAMENTI, RISTRUTTURAZIONE) LASCIANDO INALTERATO I PROFITTI PADRONALI.

Sabato mattina è stato toccato per la prima volta il meccanismo della scala mobile: gli aumenti decretati dal governo (1400 miliardi che andranno nelle tasche dei papponi) non faranno scattare il punto di contingenza.

CONTRO IL TENTATIVO DEL GOVERNO E ANCHE DEI PARTITI E DELLA STAMPA DI SINISTRA DI FAR PASSARE OGNI LOTTA CONTRO IL GOVERNO DELLE ASTENSIONI COME LOTTA CORPORATIVA E PROVOCATORIA. All'Alfa Sud, sindacato e padronato si sono accordati per considerare come sciopero legittimo solo quello indetto dal sindacato stesso, dopo ogni possibile trattativa: SI ARRIVA AL PUNTO DI ATTACCARE IL DIRITTO DI SCIOPERO. PARTECIPIAMO TUTTI ALLA MOBILITAZIONE DI QUESTI GIORNI. FACCIAMO DELLE UNIVERSITA' UN CENTRO DI DISCUSSIONE E DI LOTTA. Solo se la nostra lotta sarà anche la lotta della classe operaia, di tutti i lavoratori sarà possibile battere questo violento attacco portato avanti dal GOVERNO DEI SACRIFICI.

LUNEDI' POMERIGGIO ALLE ORE 17 ASSEMBLEA GENERALE UNIVERSITA' PER PREPARARE ENTRO MERCOLEDI', UNA GRANDE MANIFESTAZIONE CITTADINA.


Comitato di occupazione dell'Università
4 febbraio 1977

William Dudley 'Big Bill' Haywood e l'I W W

"There was a time when you done twice as much work, you never asked for more wages, you never kicked about bad grub and dirty bunkhouses. Why has all this changed, what is the reason?". "The I.W.W.".

"Perché tutto questo è cambiato? Qual'è la ragione?". "La I.W.W."
Queste frasi componevano una vignetta del giornale "Industrial Worker" del 26 dicembre 1912 ad opera di E. Riebe.
William D. Haywood nacque il 4 febbraio 1869 a Salt Lake City. E ancora non lo sapeva ma sarebbe diventato uno dei sindacalisti più importanti degli Stati Uniti. Presto in adolescenza Haywood inizia a lavorare in miniera e a contatto con gli insegnamenti di un minatore irlandese impara le basi della lotta di classe e si iscrive ai Knights of Labor, prima vera organizzazione di massa degli Stati Uniti. Haywood dopo alcuni anni passa al Western Federation of Miners, combattivo sindacato dei minatori dell'Ovest. Dentro questa organizzazione diviene segretario-tesoriere, e col tempo si conquista un ruolo di rilevanza e popolarità. La fiducia dei lavoratori in lui si radica dopo cicli di lotte di intensa violenza e diviene presto figura di portata nazionale, tanto che è lui ad aprire a Chicago il "Congresso continentale della classe operaia", atto fondativo della "Industrial Workers of the World", la I.W.W.
Da allora molte sono le lotte che Haywood attraversa dentro l'I.W.W. alcune vincenti come quelle dei minatori di McKees Rocks o di Spokane o del tessili di Lawrence nel 1912, altre concluse con delle sconfitte come quella straordinaria dei setaioli di Paterson. Presto però inizia a farsi strada la repressione nei confronti dell'organizzazione sindacale che nel frattempo insieme ai socialisti si era opposta all'entrata degli Stati Uniti nella Seconda Guerra Mondiale. Con lo scoppiare della Rivoluzione Russa i padroni colgono l'occasione per inasprire l'attacco ai sindacati e all'opposizione socialista e comunista, la polizia ne distrugge le sedi, i militanti vengono linciati e incarcerati a migliaia. Vengono vagliate leggi speciali contro "il sindacalismo criminale" e i giornali di sinistra vengono censurati o distrutti. Haywood stesso passa due anni in prigione ed esce su cauzione, riprendendo anche se con poco successo l'attività sindacale, fino a che giunse a termine il percorso legale che lo riguardava e che avrebbe messo fine alla libertà su cauzione di fronte alla condanna a vent'anni di reclusione.
Di fronte a questa situazione Haywood viene invitato ad espatriare in Russia dai bolscevichi per il varo dell'Internazionale sindacale rossa. Egli quindi lascia gli Stati Uniti fra la delusione e il dolore dei militanti dell'I.W.W. In questa occasione e per vari motivi nasce una spaccatura insanabile tra questi ed il partito comunista statunitense profondamente filosovietico. Imbarcatosi con un passaporto falso a Hoboken di fronte a Manhattan passando di fronte alla statua della libertà pensa: "Addio per troppo tempo mi hai voltato le spalle. Me ne vado nel paese della libertà". A Mosca Haywood viene accolto come un eroe e in occasione di un dialogo con Lenin chiede se le industrie della Repubblica dei Soviet sono dirette ed amministrate dagli operai, Lenin risponde: "Sì compagno Haywood, è questo il comunismo".
Ma più che in se e per se la vita di Haywood in questa rubrica ci interessa analizzare quella che fu la più radicale organizzazione sindacale e politica del proletariato americano. Una delle differenze di formazione dell'I.W.W. rispetto al Partito Socialista Americano e alle altre organizzazioni sindacali esistenti stava nel tentativo su molti piani di organizzazione non solo della classe lavoratrice bianca o immigrata dall'Europa arrivata già politicizzata, ma anche dei cosiddetti unskilled immigrati arrivati in un secondo momento con una mansione non garantita e ridotti a fare i peggiori lavori sul mercato (molti di questi provenivano dall'Italia e dal Messico). Oltre a ciò l'organizzazione sindacale tentò di radicarsi tra i lavoratori di colore e tra le donne (molte furono le leaders I.W.W.) cercando di costruire un fronte comune degli sfruttati. Proprio per questo suo assetto composito il sindacato del gatto selvaggio poté usufruire di tutte le pratiche e le strategie rivoluzionarie che avevano attraversato le lotte sul piano internazionale. In questa esperienza vediamo insomma il tentativo di far uscire le lotte dalle fabbriche per farle entrare nella metropoli.
Un altro aspetto abbastanza interessante e caratterizzante dell'I.W.W. stava nel come veniva intesa l'organizzazione. Infatti non era contemplato (o lo era in modo minore) il riconoscimento da parte dei padroni del sindacato in quanto tale, ma l'unica legittimazione era quella operaia. Nelle vertenze sindacali non figurava la richiesta di essere riconosciuta come organizzazione. "Se mancava da parte loro l'interesse a porsi come controparte organizzativa riconosciuta dai padroni, c'era però la precisa intenzione di non congelare mai le lotte accettando contratti a termine data la loro convinzione che la forza operaia sta nella libertà di scioperare a piacere." (Primo Maggio)
Nel privilegiare lo spontaneismo, la mobilità e il ricambio degli iscritti però si insediava uno dei più grandi ostacoli al percorso dell'I.W.W. Infatti se in un certo spezzato come quello dei braccianti dell'ovest e dei lavoratori stagionali poteva essere una forma organizzativa valente, tra gli operai massa e i nuovi immigrati dell'est figli del nuovo paradigma industriale i risultati erano manchevoli. Dentro l'I.W.W. quindi si leggevano due correnti con diverse posizioni. Con lo scoppiare della guerra però la forma organizzativa si fa più stabile e le richieste dei lavoratori non sono più legate esclusivamente ai salari più alti ma anche a delle migliori condizioni di lavoro.
Uno dei grandi meriti che senza dubbio si possono attribuire all'I.W.W. sta nella capacità di saper leggere le novità del sistema capitalista e di sapercisi misurare su tutti i piani. Quindi mettere da parte l'eccessivo ideologismo da un lato e dall'altro la politica del compromesso per stare dentro i movimenti in modo radicato e intelligente. D'altro canto però il sindacato cadde di fronte alla repressione per mano padronale e davanti al problema dell'organizzazione, problema che si diede su due livelli. Da una parte l'incapacità di leggere il ruolo dello Stato all'interno del capitalismo e di comprendere la società capitalistica come totalità, dall'altra il non aver mai saputo strutturare una strategia complessiva che raccordasse le singole lotte.
In eredità da questa soggettività ci interessa cogliere e criticizzare l'intervento empirico da dentro le lotte e la capacità di sviluppo proprio da questa base di pratiche innovative e radicali (allora un esempio furono gli scioperi a "Gatto Selvaggio" e i sabotaggi).

venerdì 3 febbraio 2017

Movimento studentesco Roma 1977

Studenti e lavoratori,

il segnale lanciato dal caporione missino al suo ultimo congresso si è espresso nelle gravissime aggressioni fasciste di questi giorni contro gli studenti e i lavoratori democratici dell'ateneo romano. Lo scopo, ancora una volta, è quello di creare nel paese, che vive una grave crisi economica e sociale, e nella stessa università, un clima di provocazione e di tensione per impedire ogni ipotesi di rinascita e di cambiamento. Nell'università l'obiettivo è quello di far arretrare lo schieramento democratico unitario affermatosi con le lotte di questi ultimi anni e che recentemente si è espresso nell'elezione del Rettore Ruberti. Chiara e decisa è stata la risposta dei democratici dell'ateneo che ha respinto la violenza fascista con la grande manifestazione indetta dalla federazione unitaria provinciale CGIL-CISL-UIL. In questo quadro si è inserita la circolare sui piani di studio del ministro Malfatti. Oggi, caduta in commissione parlamentare della P.I., per l'iniziativa e la mobilitazione delle forze democratiche di sinistra, questa grave provocazione, riteniamo che si debba operare per ristabilire tutte le condizioni per un confronto civile e serio tra le varie componenti dell'ateneo e che pertanto vanno superate, ancor più in questo clima, forme di lotta che ostacolino tale confronto. Occorre quindi una grande mobilitazione e una iniziativa politica, di dibattito, di organizzazione e di lotta degli studenti e dei lavoratori contro la proposta restauratrice di Malfatti e per una nuova didattica e ricerca e per l'occupazione giovanile che rispondano in positivo ai bisogni espressi dalle lotte del movimento operaio. La mobilitazione deve caratterizzarsi con un rifiuto esplicito di una risposta individuale e di ritorsione al terrorismo fascista, richiamando le autorità preposte ad un chiaro comportamento democratico e antifascista che assicuri alla giustizia noti picchiatori e loro mandanti.

OGGI ALLE ORE 10, ASSEMBLEA nella facoltà di GIURISPRUDENZA.

AO PDUP PCI PSI SEZIONI UNIVERSITARIE
V. De Lollis 20 - 3-2-77
Cicl. in proprio

Attacco al Palazzo di Giustizia di Livorno

3 febbraio 1923: a Livorno le squadracce fasciste e nazional socialiste assediano ed attaccano il palazzo di Giustizia, all'interno del quale si trova il deputato socialdemocratico Giuseppe Emanuele Modigliani, che viene aggredito e allontanato dalla sua città.
Giuseppe Modigliani, fratello del futuro grande pittore Amedeo, è un fervente antifascista e diventerà noto l'anno successivo per la sua attività di denuncia in parlamento delle violenze squadriste, e difensore di parte civile contro gli assassini di Giacomo Matteotti.
Nel 1926, a seguito di numerosi e ripetuti attacchi, sarà costretto ad emigrare in Francia, dove continuerà la sua militanza all'interno della Concentrazione Antifascista.
Durante l'assalto al palazzo di Giustizia di Livorno, il 3 febbraio 1923, il governo fascista sta in realtà compiendo una grande battuta anticomunista in tutto il Paese, che culmina nell'arresto, lo stesso giorno, di Amedeo Bordiga, a capo del Partito Comunista d'Italia.
Come scriverà Terracini pochi giorni dopo "Il governo fascista ha aperto la grande battuta anticomunista da tempo preannunciata. Nello spazio di una settimana la polizia ha arrestato oltre 5000 compagni... Il nostro partito non piega e non cede: arrestati un quarto dei propri iscritti, sciolte le sue sezioni, privo del suo capo, il compagno Bordiga, minacciato nei suoi membri di morte e di tortura, il Partito Comunista d'Italia ha già ripreso la sua funzione e i suoi lavori".
Tra i mesi di febbraio ed aprile del 1923 verranno arrestati quasi tutti i componenti del Comitato Centrale e settantadue segretari provinciali.
Nel luglio Amedeo Bordiga e gli altri membri dell'Esecutivo, quasi tutti detenuti da febbraio, verranno rinviati a giudizio per rispondere di numerosi reati, dall'associazione a delinquere all'eccitazione alla rivolata e alla diserzione, dalla cospirazione all'odio di classe.
Assolto in questo primo processo Bordiga verrà poi inviato al confino sull'isola di Ustica nel 1926 dove, con Gramsci, contribuirà ad organizzare la vita dei prigionieri.

giovedì 2 febbraio 2017

Assalto alla sede MSI di Roma

2 febbraio 1977. Mentre alla Camera viene approvata una risoluzione che impegna il ministro dell'istruzione Malfatti, preoccupato dal precipitare degli eventi all'università, a sospendere a tempo indeterminato la circolare sui piani di studio, migliaia di giovani si ritrovano alla Sapienza, dove il giorno prima un gruppo di fascisti aveva sparato e ferito gravemente due studenti.
In 50.000 partono in corteo dirigendosi dapprima al Policlinico dove è ricoverato in gravi condizioni Guido Bellachioma e poi verso la sede del Fronte della Gioventù di via Sommacampagna che viene assaltata e data alle fiamme al coro di "Sommacampagna è bruciata, la nostra vendetta è appena cominciata". A quel punto, in migliaia si dirigono verso la facoltà di Magistero che è stata occupata, quando improvvisamente in piazza Indipendenza una 127 bianca irrompe in coda al corteo. Ne escono due agenti in borghese che iniziano a sparare raffiche di colpi d'arma da fuoco. Sono le squadre speciali di Kossiga alla loro prima apparizione. Si tratta di poliziotti in borghese con mansioni speciali per le manifestazioni. Altri spari giungono dai diversi punti della piazza e dal corteo. Rimangono gravemente feriti uno degli agenti in borghese e due studenti, Paolo Tommasini, di 24 anni e Leonardo (Daddo) Fortuna, di 22 anni.
Sono da subito chiare per gli studenti le responsabilità della polizia nella sparatoria. Nel pomeriggio si tiene all'università un'assemblea indetta dal Comitato di lotta che denuncia la trappola poliziesca di piazza Indipendenza e chiede l'abrogazione della circolare Malfatti.
Intanto il PCI attraverso il suo giornale si schiera a difesa dell'operato delle forze dell'ordine e accusa gli studenti cosiddetti autonomi di essere sullo stesso piano dei fascisti. Questa presa di posizione del Partito comunista, totalmente proiettato verso il compromesso con la DC, segnerà di fatto una spaccatura insanabile con il movimento che rivendicava invece la sua autonomia dalle organizzazioni partitiche.
Per i fatti di piazza Indipendenza nessun poliziotto è stato mai processato. Paolo e Daddo furono condannati per tentato omicidio e si fecero lunghissimi anni di galera portandosi dietro le ferite di quel giorno.
L'infernale macchina repressiva di Kossiga aveva appena iniziato a mietere le sue vittime.

mercoledì 1 febbraio 2017

Volantino del comitato di lotta contro la riforma collettivo universitario autonomo 1977

Compagni,

I FASCISTI COME SEMPRE SONO LO STRUMENTO DEL GOVERNO PER FAR PASSARE LE LEGGI LIBERTICIDE E FORCAIOLE CONTRO STUDENTI E LAVORATORI. I topi di fogna ieri hanno assaltato l'università, sparato, provocato e aggredito i compagni. 3 compagni feriti tra cui Guido Bellachioma ricoverato al Policlinico con prognosi riservata. CONTRO IL RIGURGITO DELLE PROVOCAZIONI FASCISTE CONTRO LE RIFORME REAZIONARIE DELL'UNIVERSITA' E DELLA SCUOLA MOBILITIAMOCI

PRESENZA MILITANTE ALL'UNIVERSITA'

Ore 9 a matematica.

COMITATO DI LOTTA CONTRO LA RIFORMA
COLLETTIVO UNIVERSITARIO AUTONOMO

1 febbraio 1977

martedì 31 gennaio 2017

Gli scontri alla Sapienza

Nella mattinata del 1 febbraio 1977 alla facoltà di Lettere della Sapienza si sta tenendo un'assemblea del Comitato di lotta contro la circolare Malfatti. La circolare emanata dal ministro il 3 dicembre '76 vieta agli studenti di fare più esami nella stessa materia smantellando di fatto la liberalizzazione dei piani di studio in vigore dal '68. Questa iniziativa viene immediatamente intesa dagli studenti universitari come la prima mossa in vista di altri e ben più gravi provvedimenti di controriforma. È proprio durante lo svolgimento dell'assemblea che un gruppo di fascisti del FUAN, l'organizzazione studentesca del MSI, entra nella città universitaria assaltando la facoltà di Lettere. I fascisti, capeggiati da Alessandro Alibrandi, noto squadrista romano, sono armati di spranghe, molotov e pistole.
Subito si sparge la voce e da tutte le facoltà si radunano gruppi di compagni per fronteggiare l'attacco squadrista. È a questo punto che due studenti, Paolo Mangone e Guido Bellachioma, vengono colpiti da colpi d'arma da fuoco. Il più grave, Bellachioma, colpito alla nuca, viene ricoverato in fin di vita al Policlinico.
Nel pomeriggio, dopo che un corteo di un migliaio di giovani aveva raggiunto, assaltandola, la sede del MSI di via Livorno, viene occupata la facoltà di Lettere a cui Bellachioma era iscritto e viene indetta una mobilitazione antifascista per il giorno seguente.
Quella del 1° febbraio fu soltanto una delle continue aggressioni squadriste di quegli anni. Ma segnò un momento preciso e di svolta per il nascente movimento del '77.
Il Comitato di lotta denuncia l'aggressione come "tentativo delle forze reazionarie e della DC di far passare la riforma malfatti anche con il supporto dell'aggressione nera", e invita tutti gli studenti al blocco delle lezioni.
La percezione è proprio quella di un attacco repressivo contro gli studenti ben orchestrato.
Non fu che l'inizio di un anno in cui lo scontro tra il movimento e i fascisti prima e la polizia poi, sarebbe stato durissimo.

lunedì 30 gennaio 2017

Domhnach na Fola (Bloody Sunday)

13 gone not forgotten….

La mattina del 30 gennaio 1972 dal quartiere di Bogside si muove una gran folla. È stata indetta una manifestazione dal NICRA (Northern Ireland Civil Rights Association) e studenti, lavoratori e anziani republicans si stringono nel freddo di quell’inverno a rivendicare parità di diritti con gli anglicani fedeli alla corona. Perché nella Derry (Londonderry la chiamano gli invasori) del ’72 per avere un lavoro o una casa popolare fa una bella differenza se sei cattolico e discendi da irlandesi, o se nelle tue vene scorre il sangue dei coloni inglesi. Può ancora avere un senso scendere in piazza, dimostrare che il partito repubblicano, il Sinn Fein, ha dei consensi ben maggiori rispetto a quella manciata di voti che le truffe elettorali lealiste gli concedono. Allora quel giorno dal Bogside non partono solo gli infiammati ragazzi dell’IRA, il 30 gennaio si sta tutti assieme.
Il governo inglese ha però deciso che quel giorno darà l’esempio. A Londra si sono stancati dei delinquenti dell’Irish Republican Army che ripetutamente mettono in discussione il potere costituito in Ulster, attaccando la polizia e facendo saltare in aria fabbriche e nodi economici del paese: il 30 gennaio si spara. Il primo battaglione paracadutisti britannico viene inviato a Derry per motivi di ordine pubblico, lascerà per terra 13 civili, un altro morirà di lì a poco per ferite d’arma da fuoco.
Non ci interessa qui ripercorrere le inchieste che la Corona Inglese utilizzò per lavarsi pubblicamente quei morti dalla coscienza, ma bensì quella traccia di odio, pulsante, che governi e polizie non sapranno mai cancellare. E l’odio che generarono i 14 di Derry fu tanto e ancora oggi Aggiungi un appuntamento per oggi porta i suoi segni. Tra i ragazzi del Bogside divenne palese che una scesa in campo democratica non avrebbe più potuto avere un senso, e il numero di militanti dell’IRA aumentò vorticosamente.
Sette anni dopo, il 27 agosto 1979, l’IRA fece saltare in aria il cugino della Regina Lord Luois Mountbatten con tre suoi accompagnatori, e 18 soldati inglesi a Warrenpoint, nella contea di Down. Quella sera stessa a Belfast, lungo la Falls Road, apparve una scritta che diceva: “13 gone not forgotten, we got 18 and Mountbatten (13 andati non dimenticati, noi ne abbiamo fatti 18 e Mountbatten)” .