..............................................................................................................L' azione diretta è figlia della ragione e della ribellione

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domenica 2 maggio 2021

150 anni fa … Riflessioni sulla Comune (parte 3)

 Gli ideali

 

Vediamo intanto a quali teorie, a quali ideali s’ispirano gli uomini del Comitato Centrale e dei tanti gruppi che balzarono alla ribalta della Comune. Benché Marx abbia già teorizzato la lotta di classe, la sua influenza diretta sul proletariato era molto scarsa e si manifestava soprattutto nei circoli dell'Internazionale operaia, la cui sezione parigina era però dominata dai seguaci del pensiero di Auguste Blanqui e di Joseph Proudhon. I blanquisti costituivano la fazione più compatta e risoluta. Esigevano l'abolizione della proprietà privata, avevano spiccatissimo il gusto della cospirazione e dell'avventura, e già nell'agosto 1870, poco dopo l'inizio della guerra franco-prussiana, tentarono senza successo di occupare alcune piazzeforti di Parigi. Non ritenevano necessario indottrinare le masse e pensavano che bastava una minoranza decisa, spavalda, per fare piazza pulita dell'ordinamento borghese.

I proudhoniani, durante l'Impero, avevano badato soprattutto ad organizzare casse di mutuo soccorso e a migliorare le condizioni dei lavoratori, uno dei cardini del loro programma era il decentramento amministrativo, il federalismo. A differenza dei blanquisti, che erano in fondo una società segreta di carbonari rossi, i proudhoniani agivano allo scoperto e reclutavano moltissimi seguaci fra gli artigiani e la piccola borghesia.

Bakunin sottolineò l'unità d'intenti socialisti mostrata dai delegati del Consiglio e il loro progetto di riorganizzare l'assetto istituzionale in senso federalista, che l'altro anarchico James Guillaume considerava la principale caratteristica della rivoluzione parigina: “Non c'è più uno Stato, non c'è più un potere centrale superiore ai gruppi che impongano la loro autorità; c'è solo la forza collettiva risultante dalla federazione” e poiché non esiste più lo Stato centralizzato e “i comuni godono della pienezza della loro indipendenza, c'è la vera anarchia”.

La Comune riservò sin dal suo principio grande importanza all'individualità: libertà d'espressione, di coscienza, di lavoro e d'intervento nelle decisioni comunali.

L'aspetto caratterizzante di quest'esperienza fu il localismo, la rivolta contro il potere centralizzato e la distruzione dello Stato politico quale centro di controllo autoritario. La Comune non fu uno Stato quindi, bensì la sua negazione, e perciò essa doveva anche, dinanzi alle esigenze militari, conservare il suo carattere democratico e seguitare a basarsi sulle piccole comunità locali di cui Parigi era composta.

Gli anarchici essendo essenzialmente federalisti volevano un sistema in cui il potere, per quanto ne sarebbe rimasto, fosse attribuito a gruppi locali, mentre ogni organismo operante su un campo più vasto non doveva avere che funzioni delegate.

Concludendo si può certamente dire che la Comune di Parigi non fu un'esperienza prettamente anarchica (per l'improvvisazione con cui si costituì, per le diverse anime che furono presenti ecc.) ma, indubbiamente, ne assunse alcune caratteristiche che le diedero, con tutte le critiche possibili, un carattere libertario.